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L’appriezzo. (5). Altrove

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tatuaggio-hennedi Adil Farih*

 

In Marocco lo sposalizio viene festeggiato in due giorni: prima a casa della sposa, poi in quella dello sposo, ed è proprio quest’ultima la festa più importante. Dopo aver fissato la data, il futuro sposo porta alla sposa l’anello, il vestito e i gioielli che indosserà nei giorni del matrimonio.

Si fa festa in entrambe le case degli sposi: le donne con la sposa e gli uomini con lo sposo. In quel periodo la sposa chiama una donna anziana, che in arabo si chiama ngafa, la quale cercherà di renderla la più bella della serata. Durante questi giorni importanti  la sposa, con l’aiuto di ngafa cambia sette volte le vesti: il primo abito è fatto di pizzo pregiato bianco, ornato d’oro e può comprendere il velo; gli altri vestiti le vengono prestati e sono molto vistosi. Anche le mani sono oggetto di decoro, infatti la ngafa non dimentica di decorarle con l’henné (1), fatto con foglie secche messe nell’acqua e lasciate macerare.
Si mangiano diversi cibi: minestre (harra), chibakia, un dolce bagnato nel miele, una pagnotta (baghrir) e datteri.
I festeggiati si scambiano un dattero e del latte, gesto che ha significato di abbondanza, felicità e fecondità.
Lo sposo, che inizialmente sfoggia un abito classico da cerimonia, in seguito indosserà una dgellaba bianca, cioè una tunica con il cappuccio; la ngafa decora con l’henné la mano destra dello sposo; questo rito prende il nome di grama.
E’ usanza, inoltre, ricevere durante la festa delle danzatrici del ventre che fanno un piccolo spettacolo,  costituito da balli e canti. Viene chiamato poi un lettore per leggere passi del Corano che ricordano le azioni e i gesti più significativi. I bambini indossano un abito bianco.
Secondo il Corano lo sposo deve offrire una dote alla sposa, che diventa proprietà esclusiva della donna. La dote consiste in soldi, gioielli e altro: ha la finalità di contribuire alla sicurezza economica della futura famiglia e di tutelare la donna che in tal modo, in caso di separazione, disporrà dei mezzi per sopravvivere.

 

* – L’Autore, un giovane alunno di una delle nostre Redattrici, la cui famiglia è di origine dal Marocco, entra con questo articolo a far parte dei collaboratori del sito

(1) – L’henné è una tintura tradizionale per tatuaggi temporanei, ottenuta dalle foglie essiccate (o dalla polvere di esse) della pianta Lawsonia inermis (Fam. Lythraceae); di uso tradizionale in Nord-Africa e in India

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