Confino Politico

Vincenzo (Cencio) Baldazzi e l’anniversario dell’abolizione della Colonia Confinaria di Ponza

di Silverio Lamonica

 

Il 23 maggio 1982, esattamente 31 anni fa, morì a Roma Vincenzo Baldazzi.

Nato a Genzano di Roma il 25 0ttobre 1898, aderì giovanissimo agli ideali mazziniani e partecipò alla prima guerra mondiale come comandante di squadra lanciabombe. Fu ferito sull’altopiano della Bainsizza.

Arditi-del-Popolo

La fotografia (degli anni ’20, circa) riproduce uno dei primi gruppi di Arditi del Popolo. Al centro (sotto il busto di Mazzini) si riconosce giovanissimo il repubblicano Vincenzo Baldazzi (Cencio) [dal “Quaderno di Storia” di Armando Parlato “Da Cremona all’Olocausto”]

Dopo l’avvento del fascismo, Baldazzi fu accusato di aver fornito una pistola allo anarchico Gino Lucetti che l’11 settembre 1926 a Roma scagliò una bomba a mano contro l’auto che trasportava Benito Mussolini, senza alcuna conseguenza [da Wikipedia].

Nel 1936 venne incarcerato e mandato al confino.
Baldazzi fu uno dei tanti confinati a Ponza.

Sul piroscafo che lo trasportava sull’isola, ammanettato, conobbe Elena Vitello, sorella del futuro sindaco “don Mario”, …si innamorarono, ma si sposarono solo a guerra finita [(Cfr. Le donne ponzesi nel ventennio, di Gennaro Di Fazio, su questo sito (leggi qui)].
Da quella unione nacque Maria – morta purtroppo giovanissima – con la quale, assieme ad altri ragazzi di allora, trascorrevamo le ore più liete e spensierate delle estati ponzesi, quando il turismo muoveva timidamente i suoi “primi passi”.

Dopo la caduta di Mussolini, Cencio prese parte alla resistenza contro i nazisti,  assunse il comando delle brigate partigiane Giustizia e Libertà e aderì al PSI.

Baldazzi aveva a cuore i problemi di questa isola, tanto che nel 1978 favorì, assieme all’On. Aldo D’Alessio, l’incontro del Sindaco Vitiello e degli Amministratori Comunali di Ponza, al Quirinale, con l’allora Presidente Sandro Pertini, suo compagno di lotte per la libertà fin dall’epoca del Confino Politico in questa isola.

La Signora Elena è morta, centenaria, nel luglio del 2011.

Vincenzo Baldazzi. Ritaglio

1976. Sindaco e Giunta Ponza dal Presidente Pertini. Smaller size

La foto del personaggio (da solo) è Vincenzo Baldazzi, tratta dalla foto di gruppo dove figurano, di spalle: Giuseppe (Peppino) Di Monaco, ass. al Bilancio e l’Autore (Silverio Lamonica), a destra, Vice Sindaco. Poi, partendo da sinistra a destra: Baldazzi, il Presidente Pertini, il Sindaco Mario Vitiello, l’On. Aldo D’Alessio, l’Ass. all’Urbanistica Silverio (Ninotto) Scotti, il Cons. Silvio Aprea e l’Ass. al Commercio Aniello Vitiello [La foto è del 1978. Cliccare su di essa per ingrandirla]

L’anno prossimo – il 4 luglio – cadrà il 75° anniversario dell’abolizione del confino politico nella nostra isola (1939 – 2014). Nel corso di una prima riunione, il Comitato “Carlo Pisacane”, che già realizzò nel 2007 la celebrazione del 150° Anniversario dello sbarco dell’eroe mazziniano a Ponza, ha maturato l’idea di celebrare, degnamente, quest’altro anniversario con una serie di iniziative, coinvolgendo soprattutto l’Istituto Comprensivo “Carlo Pisacane” e, logicamente, il Comune di Ponza.
Ma tutti sono invitati a collaborare, fornendo idee e documenti d’epoca, scrivendo a “Ponza racconta” o al Presidente del Comitato “C. Pisacane” Silverio Lamonica, [e-mail: [email protected]].
L’abolizione della “Colonia Confinaria” non pose fine alla deportazione degli avversari del regime fascista in questa isola, tanto è vero che ci furono altri arrivi come  il Duca Camerini, Pietro Nenni che assistette a sua volta all’arrivo del suo antico compagno di lotte e poi nemico, Benito Mussolini, oltre ai vari internati slavi, albanesi, etiopi.
Ma più che “colonia confinaria”, con limiti molto rigidi, a Ponza, dopo il 1939, gli avversari del regime soggiornavano  in libertà vigilata, potendo muoversi “liberamente” nell’ambito del territorio, tanto è vero che lo stesso Duca Camerini aveva la possibilità di immergersi nelle acque della Scarrupata, sotto lo sguardo un po’ indiscreto della Scellona come nota Rita Bosso in “L’Isola delle Sirene” (pag. 102). Invece i confinati, fino al 1939, si bagnavano “dietro la Caletta” sotto lo sguardo vigile dei militi armati.
Con ciò non si vuole affatto “minimizzare” la sofferenza del Duca Camerini, di Nenni, Zaniboni ed altri perseguitati politici per la libertà perduta.
Tale commemorazione vuol essere quindi l’inizio di un discorso complessivo su Ponza come luogo di relegazione e di confino con tutte le implicazioni, non solo politiche, ma anche sociali, psicologiche, filosofiche, morali.

Si confida nell’adesione e nella collaborazione di tutti.

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