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Per una cultura del cambiamento

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di Vincenzo Ambrosino

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Ponza racconta ha ricollegato più di una generazione, mitizzando un territorio che ispira al ricordo; una sorta di memoria collettiva, prima che si perdano le tracce di qualcosa che è stato!

Si tenta quindi di fare una operazione culturale; infatti che cos’è la cultura se non esperienze della mente umana (artistiche, ideali, ideologiche, filosofiche, religiose), apprese,  comprese e divulgate.

Ma perché se ne dovrebbero perdere le tracce? Anzi, perché siamo così sicuri che ci si sta incamminando verso questa china?
Perché a Ponza non c’è una politica della cultura che si oppone alla Cultura dominante!

La cultura di un popolo sintetizza e idealizza ciò che esso esprime, ma va oltre anche quello che potenzialmente può diventare.
Quello che c’è  stato e quello che c’è non possiamo che descriverlo, dibatterlo, raccontarlo oralmente, o in libri; oppure coralmente, utilizzando le risorse della rete, come meritoriamente sta facendo Ponza racconta.
Quello che vogliamo che diventi ha bisogno di elaborazione dell’esistente, superamento e/o valorizzazione delle esperienze passate e quotidiane.

L’economia, la politica e la cultura sono le tre funzioni indispensabili per governare la vita di una comunità.
Nelle società mature, la cultura ha una funzione sociale, per cui politica, come servizio alla vita della comunità.
Ma Ponza non è una società matura per cui le tre attività – economia, politica e cultura – sono state funzionali a creare una società che oggi è in crisi.

L’economia a Ponza è in mano a pochi privati, che grazie a rendite di posizione, si sono avvantaggiate ed hanno egemonizzato il mercato.
Questo sistema economico di fatto, è stato funzionale all’accumulazione di capitali e spazi e in un periodo di massima espansione economica (che a Ponza significa aumento di domanda turistica, crescita commerciale, sviluppo dell’edilizia), non ha mostrato le proprie incompatibilità che solo oggi si manifestano nella loro totale virulenza.
È con la crisi economica in atto, che porterà ad una diminuzione dei flussi turistici, con un PAI/dissesto idrogeologico, che comporterà un riduzione drastica della fruizione del territorio per cui una riduzione del valore economico-ambientale-turistico che, questo sistema metterà in luce tutte le sue contraddizioni organizzative, ma non sarà capace di trovare soluzioni.

La politica a Ponza ha seguito l’economia e ha demagogicamente sfruttato la cultura dominante cioè quella della conservazione delle rendite di posizione sociali ed economiche, mediando tra contrasti a volte inconciliabili  degli interessi pubblici con quelli privati e tra l’altro ignorando quello che di fatto le politiche protettive europee e statali, con tutta una serie di leggi, imponevano all’isola nel tempo.

La cultura dominante di questa comunità si esplicita nei suoi usi, costumi, tradizioni, nel sistema di concepire il rapporto con gli altri e con l’ambiente circostante. Questa cultura si manifesta conseguentemente nell’organizzazione sociale ed economica. La cultura dominante di questo paese si è manifestata realizzando questa società, con questo sistema economico e politico.

Pochi “intellettuali” che sono in parte rimasti isolati hanno prodotto individualmente importanti lavori di ricerca che hanno portato alla pubblicazione di libri in ogni campo della conoscenza, ma hanno avuto una funzione essenzialmente di testimonianza che non ha inciso sul miglioramento della società.

Se non abbiamo una biblioteca, un archivio, un museo, dei centri di produzione culturali; se il nostro patrimonio archeologico, paesistico, ambientale è trascurato; se l’economia è in mano a pochi, è proprio perché gli intellettuali sono stati relegati in un limbo e volontariamente o involontariamente non hanno inciso sulla cultura dominante la quale, seguendo l’unico istinto di sopravvivenza che conosceva, ha fatto vincere  un sistema economico individualistico che oggi sta morendo.

Utilizzazione ottimale delle risorse

Sembra che  con queste affermazioni io voglia dare ragione a Vigorelli quando  afferma: “Qui sono due concezioni che si scontrano. C’è chi crede che il turismo a Ponza sia legato alla nautica da diporto e chi, al contrario, al turista prevalentemente terrestre. I primi, avendo acquisito potere e poteri anche con metodi non ortodossi, pensano di essere i padroni delle scelte dell’isola. I secondi, che finora hanno subito disattenzioni e anche soprusi, adesso vogliono contare. I numeri parlano chiaro, tuttavia. Ci sono molto più turisti terrestri che nautici. Ma numeri a parte, bisogna sotterrare le asce della guerra e comincia a lavorare insieme, chi lavora a terra e chi per mare.”

La nuova sfida è sicuramente sul piano economico che passa ovviamente da una nuova visione politica dell’isola, ma si gioca sul piano della rivoluzione culturale a Ponza. E questa non può essere improvvisata, ma deve essere progettata coinvolgendo il mondo della cultura.

Caro Vigorelli, sul piano economico: noi abbiamo bisogno di adeguare l’attuale offerta turistica essenzialmente nautico balneare (non facendo ideologia) ma trasformando con provvedimenti pensati  un sistema commerciale individualistico in un sistema  cooperativistico e consorziato che vede il Comune co-protagonista di questo passaggio.
Non ci saranno più padroni se riusciremo a trovare forme organizzative più adeguate alle nuove esigenze. Per esempio portare avanti il Piano Regolatore Portuale va nella direzione del nuovo.  È in questa nuova ottica che  si deve ripensare la politica, la funzione e la gestione dei porti a Ponza e Cala dell’Acqua ma anche alla nuova fruizione della costa in linea con le disposizioni PAI (da ridimensionare) e delle leggi ambientaliste che devono essere governate e non ignorate.

La politica da sola non può vincere questa battaglia; ha bisogno dell’apporto degli intellettuali, perché a Ponza la cultura dominante (quella popolare) rallenta i processi di maturazione della società.

È chiaro che l’attenzione agli aspetti di politica ambientale e controllo del territorio deve esser massima per arrivare ad un uso adeguato delle risorse naturali al fine di una nuova occupazione (itinerari ambientali, archeologici, cooperative agricole, ecc.) ma anche per rallentare il dissesto idrogeologico che sta diventando progressivo.

È chiaro che creare i presupposti di offerte turistiche cosiddette ‘alternative’ è auspicabile per sostenere un economia turistica più duratura nel tempo, ma tutto questo ha bisogno di tempo, di lavoro, di investimenti pubblici e privati ma soprattutto di consenso.

 

Caro Sindaco non ci sono due concezioni che si scontrano, non ci inventiamo (ad arte) blocchi sociali contrapposti. A  Ponza c’è un’unica realtà economica e sociale – per cui turistica – da trasformare, governando quotidianamente una realtà complessa; ma per farlo non ci sono formule magiche, non ci si può nascondere dietro slogan o battute (direi populistiche): ci vuole coraggio, determinazione, ma soprattutto un vero progetto di sviluppo sociale ed economico per Ponza. Che, ripeto, c’è già!

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3 commenti per Per una cultura del cambiamento

  • emanuela musco

    Hai ragione Vincenzo, la strada è quella della cooperazione tra soggetti economici e amministrazione. Prima che la stagione bella (sic!) arrivi, proponiamo a Ponza racconta di farsi da tramite e raccogliere in uno spazio dedicato le proposte e le inizitive che i singoli (siano essi noleggiatori, pontilisti, ristoratori ecc) hanno in mente per uscire dallo stallo.
    Uniamo le forze e facciamo in modo che le parole si trasformino in fatti! Chiediamo al Sindaco di condividere le sue proposte e diamogli anche noi una mano, che facile non è per nessuno…

  • Giuseppe Mazzella

    Rispondo alle prime note di Vincenzo, e anche ad Emanuela, che chiamano direttamente in causa il sito.
    Ponza racconta, nato per preservare la memoria e la storia della nostra Isola, si è trasformato rapidamente in una grande opportunità per tutti. Di manifestare il proprio amore per Ponza, di ricordare pagine importanti della nostra storia, di interfacciarsi con la realtà quotidiana, permettendo un confronto, anche se a volte duro, con nuove idee e nuove visioni.
    Ricordo nella mia infanzia che quando andavo bambino al Comune, gli impiegati erano protetti da una parete di legno scuro e solo bussando alla porticina si poteva parlare de visu con l’ìmpiegato richiesto. Oggi sono cadute le barriere, ma non tutte. Molti progetti, finanziamenti, idee, lavori pubblici appaltati li conosciamo ad uno stato avanzato di realizzazione.
    Nonostante la tanto enfatizzata trasparenza, molto c’è ancora da fare per rendere più democratico il governo della cosa pubblica. Ponza racconta ha fatto parlare non solo i protagonisti – vedi il Sindaco, non sempre d’accordo su quanto andavamo scrivendo – ma imprenditori, studiosi, tecnici che hanno espresso pubblicamente la loro opinione.
    Il nostro sito aveva invitato pubblicamente a creare un filo di comunicazione con l’attuale amministrazione, per rendere edotti i cittadini sulle varie questioni che bollono in pentola. L’invito lo rinnoviamo e vorremmo sapere quanto ci costa la macchina amministrativa del nostro Comune, in che modo è possibile incidere sulle tante imposte che vengono applicate per ridurne il peso in un periodo di così grave recessione.
    Ponza racconta sta assolvendo alla funzione di portavoce della gente, del malessere che sale e di cui stranamente le autorità preposte non si avvedono adeguatamente.
    Ponza racconta è di tutti Ponzesi che vogliono e sognano una Ponza migliore ed è a disposizione di chiunque voglia contribuire a questo progetto

  • vincenzo

    Cara Emanuela, Vigorelli, non è figlio di questa cultura dominante che io ho definito incapace di produrre processi di cambiamento. Vigorelli ha in mano il potere politico e può impostare processi di cambiamento.
    Dobbiamo però chiederci: quale cambiamento?
    Il nostro sistema imprenditoriale, figlio della cultura dominante, sempre protetto e difeso dal vecchio sistema di potere politico, messo di fronte ad una crisi economica generale e all’interno, messo di fronte ad un potere politico non più connivente, non è in grado di autoregolarsi ma solo di opporsi, fare ostruzione oppure adeguarsi al potente di turno.
    Ecco perché io ho fatto un appello agli “intellettuali” i quali hanno sempre esorcizzato la cosiddetta cultura dominante ritagliandosi uno spazio di sopravvivenza nella nicchia della testimonianza, scrivendo libri, facendo ricerche e idealizzando il piccolo mondo antico.
    Manca la fase di elaborazione, che difficilmente potrà arrivare dal mondo del lavoro e dell’imprenditoria locale.
    Giuseppe Mazzella che io stimo molto, mi dice: “Ponza racconta sta assolvendo alla funzione di portavoce della gente, del malessere che sale e di cui stranamente le autorità preposte non si avvedono adeguatamente”.
    Caro Giuseppe per fortuna che c’è Ponza racconta, ma non basta fare da portavoce.
    Tu come tanti altri di Ponza racconta siete intellettuali, che non possono “fare solo da cassa di risonanza”, dovete far pesare le vostre opinioni anzi dovete far pesare le vostre convinzioni sul piano economico, sociale, sul piano dell’organizzazione commerciale.
    L’interlocutore è sicuramente il potere politico ed è con questo che bisogna aprire un dibattito. Il potere politico tutti i giorni fa delle scelte amministrative; alcune vanno nella direzione del cambiamento positivo altre in direzione opposta. Ecco che devono ritornare “le tiratine d’orecchio e le strette di mano”.
    Ma bisogna che anche la società reale cambi e in questa bisogna infiltrare i germi del cambiamento. Ma è mai possibile che si debba ancora tollerare una cultura del bisogno, della fattoria autosufficiente – avendo la presunzione di fare turismo – che deve gestire una società aperta – per cui innovativa e concorrenziale – organizzata in tutt’altro modo?
    Vigorelli ha idee chiare, ma siamo sicuri che le idee di Vigorelli, che conosciamo solo in parte, siano le nostre idee? Sto parlando delle idee di quelli che vogliono il cambiamento non di chi vuole grattare il barile e poi andare a caccia d’inverno!
    Ecco è su questo che bisogna aprire il confronto e cercare di comprenderci nell’interesse dei nostri nipoti.

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