Voci di Ieri

Lontano da Ponza. Trova tutti gli articoli nel menù: “Storia”

Immagini

c2-16 l-07 u-33 pg lamonica-05 ss12-1

La dialettologia. (2). I mestieri dei primi del ’900

Condividi questo articolo

Ascolidefindi Martina Carannante

.

Per l’articolo precedente, leggi qui
Per tutti gli articoli su tema digita – dialetto – in CERCA NEL SITO

 

Con l’opera di Graziadio Isaia Ascoli (Gorizia, 1829 – Milano, 1907) nacque la dialettologia in Italia; egli conferì ai dialetti la dignità di lingua, e fondò la dialettologia scientifica

C’è confusione sul tema per cui con lo stessa parola “dialetto”, si indica a volte l’insieme di parlate di un’ intera area (dialetto piemontese, dialetto siciliano, ecc); talvolta la “lingua locale e di una singola località (dialetto napoletano, dialetto romano, dialetto ponzese ecc..).

Sicuro è che i dialetti sono differenti anche in aree contigue, come abbiamo analizzato – in relazione a Ponza – nell’articolo precedente, riportando le parole differenti per indicare la stessa cosa tra Porto e le Forna.

Se questo accade in aree ristrette, possiamo immaginare quanto maggiori possono essere le differenze su aree più vaste di territorio.
In ogni caso c’è un rapporto continuo di scambio tra italiano e dialetto tanto da provocare due fenomeni importanti:
1) l’italianizzazione dei dialetti,
2) la dialettizzazione dell’italiano.

Il risultato è uno scambio continuo di elementi linguistici, sopratutto dall’italiano al dialetto.

Per capire meglio analizziamo il termine italiano “lavorare”. In passato al nord avevamo in il dialettale “travaiè” ( da travailler, francese) e al sud “faticà”.
Oggi, invece, al nord troviamo ” lavurè”, al sud ” lavurá”; i termini precedenti “travaiè” e “faticá” davano il livello di massima dialettalità, con “lavurè” e “lavurà” abbiamo il livello dialettale; Il termine “lavorare” rappresenta l’italianetá.

Questi termini sono propriamente ‘geosinonimi’, cioè hanno forma diversa ma stesso significato; a differenza dei normali sinonimi, essi hanno una diffusione di area più limitata tanto che alcuni si identificano con singole città.

Facciamo qualche esempio relativamente al nostro dialetto.
I geosinonimi si dividono in vitali, quando sono legati ad attività o concetti d’importanza generale:

È ‘na mastresse… è ’na pentesse… sono sinonimi che indicano una persona saputa e saccente; a tutt’oggi si sente ancora il primo termine; molto più raramente il primo.
‘Na lardiate… ‘na mandeciate…  stanno a significare il ricevere una buona lezione o delle botte; successivamente è stato utilizzato il termine ’na manduppine, che si sente ancor oggi, o più frequentemente ’na mazziata.

Tra i geosinonimi desueti (per obsolescenza) ce ne sono molti relativi a mestieri legati ad un modello di vita arcaico, scomparsi nella nostra società, così che con essi è scomparso anche il termine che li indicava.

Ne facciamo una rassegna perché qualcuno li ricorda ancora (o ne ha sentito parlare) e, anche nel nome, evocano il fascino del ‘buon tempo antico’…

A seggiara – Era colei che si occupava di sistemare le sedie in chiesa in quanto ognuno aveva la propria seduta in chiesa.

imagesCAZJHBYI

‘A ‘mpagliasegge – Costruttrice delle sedie in paglia; si utilizzava la paglia di segala in quanto sottile e resistente, in casa le sedie era tutte in paglia solo quelle della camera da letto facevano eccezione ed erano ‘in paglia di Vienna’.
congiatiane

‘U conciatiàne – Colui che aggiustava gli utensili da cucina con trapano e filo di ferro. I tiàne sono i tegami. Sono scomparsi proprio gli oggetti e i mestieri e quindi anche i termini legati ad essi…

'a capera, l'odierna parrucchiera

‘A capera, la parrucchiera a domicilio

’A capera – la parrucchiera di oggi, come ci ha recentemente ricordato Michele Rispoli (leggi qui)

levatrice

‘A mammana –  che correva per le case per prendere il parto. Naturalmente si partoriva in casa e solo in casa, in una confusione di parenti e donne del vicinato, tra bacili d’acqua calda e panni di lino puliti. I bambini e le signorine erano tenuti lontani, spesso in casa di qualche vicina. Raramente si partoriva in ospedale.

cavadenti

‘U Cavadiente –  era una specie di dentista che, con accorgimenti rudimentali, estraeva i denti per strada con quanta igiene è facile immaginare. Per poter più facilmente lavorare, metteva nella bocca del malcapitato una pallina di vetro, o addirittura una pallottola di carta.

‘U Callista – Oggi il podologo è diplomato ed assicura massima igiene. Il callista garantiva l’estirpazione indolore dei calli. Il callista era ambulante, per motivi facilmente comprensibili. Sul suo “bancariello” esibiva tondini di pelle secca che erano calli estirpati a precedenti clienti.

lampionaio

‘U Lampiunàro – era colui che, armato di una lunga mazza alla cui punta c’era un lucignolo, la sera accendeva i lumi a gas per le strade. Per spegnere, usava ‘o stutale, un cono capovolto. Fino al 1923, anno in cui nacque la Centrale Elettrica, ‘ù lampiunàro era un personaggio di rilievo, sull’isola; l’ultimo fu Sebastiano Spignesi.

scrivano

‘U scrivane – la maggior parte della popolazione era analfabeta; in pochi sapevano leggere e scrivere. Quei pochi si mettevano così a disposizione della popolazione per: leggere lettere, scrivere lettere ai mariti in guerra o a parenti lontani.

il-venditore-ambulante-di-stoffe

I Pannazzari – erano i venditori di stoffe e biancheria ambulanti.

[La dialettologia (2) – Continua qui]

Condividi questo articolo

1 commento per La dialettologia. (2). I mestieri dei primi del ’900

  • silverio lamonica1

    “U Cavadiente”
    Dove ora c’è l’autonoleggio in roccia di Giulio Morsello, proprio all’entrata del “Grottone” di Sant’Antonio, fino alla prima metà degli anni ’50 del secolo scorso c’era l’officina, ben affumicata del fabbro Minicuccio (Domenico) Zecca, con tanto di forgia, incudine, martelli, annessi e connessi. Suo padre Luigi, un vecchietto molto simpatico e curvo sotto il peso della fatica e degli anni, aveva smesso il nobile mestiere di fabbro limitandosi ad assistere il figlio, dedicandosi però, ad alleviare le sofferenze dei suoi concittadini in un’isola dove l’opera del dentista era molto “salata” per tante tasche di allora. Luigi faceva accomodare davanti all’ingresso della bottega “il paziente” e, una volta spalancata la bocca, introduceva il suo indice e medio accavallati, per natura, a mo’ di tenaglia, e una volta afferrato il dente cariato non lo lasciava più se non dopo averlo estratto, tra i prevedibili mugolii e spesso urla del malcapitato. Poi il “paziente” faceva i suoi sciacqui con una soluzione di acqua e aceto e, dopo aver ricompensato Luigi, quasi sempre in natura, con vino, legumi e ortaggi, tornava a casa “rinfrancato”.

Devi essere collegato per poter inserire un commento.