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Un anno dopo (1). Il bilancio del Comune è più sano. Cambiate l’IMU e altre tariffe

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Municipio. Orologio

di Piero Vigorelli

 

A un anno dalla vittoria elettorale, è cosa giusta e utile tracciare un bilancio delle cose fatte e di quelle programmate. Molte sono già conosciute, altre meno. Molte sono state capite e apprezzate, altre hanno visto l’opposizione dei soliti Pierini a cui non gliene va mai bene una. Peggio per loro, continueranno a rosicare come succede a quanti agiscono solo in base a pregiudizi.

L’Amministrazione è aperta al dialogo fin dal suo insediamento, quando ha sollecitato presenze nella squadra di governo di esponenti delle liste sconfitte. Solo un paio di personalità hanno accettato e hanno così fatto un buon lavoro per Ponza. La lista Ferraiuolo si è opposta. Quella di Balzano si è astenuta sulle dichiarazioni programmatiche del Sindaco. Ognuno agisce come crede. Fra quattro anni sarà raccolto quanto seminato.

Questi sono comunque i primi risultati positivi raggiunti dalla nuova Amministrazione.

 

1.  Il bilancio comunale è più sano, grazie al buon lavoro di questo primo anno per rimettere a posto il disastro che abbiamo trovato.

Il rendiconto consuntivo del 2012, che è stato approvato dal Consiglio Comunale il 30 aprile, presenta un risultato economico dell’esercizio di quasi 250 mila euro e un avanzo di amministrazione di circa 380 mila euro.

Si può affermare che siamo oltre la metà strada per il risanamento del bilancio comunale. La prossima tappa sarà il bilancio 2013, che sarà approvato a fine giugno.

Nel frattempo il Comune ha quasi finito la ricognizione dei debiti fuori bilancio (non sono ingenti, per fortuna), sta verificando i residui attivi e passivi che si trascinano da almeno due decenni in

bilancio, ha ottemperato a tutte le procedure previste dal decreto Monti sui debiti della Pubblica Amministrazione, con l’obiettivo di accedere al prestito di 500.000 euro previsto nel decreto.

Questo mezzo milione è una buona boccata d’ossigeno, non la definitiva salvezza. Di certo non basta per coprire i debiti con la De Vizia, la Sep e i molti decreti ingiuntivi arrivati (molti non opposti in passato dal Comune, a riprova di una sciattezza amministrativa). Si pensi che abbiamo trovato fatture non pagate dell’anno 2001, cioè di12 anni fa.

Non è stato facile venire a capo della matassa bilancio. Come molti sanno, dal giugno dell’anno scorso e fino al 1° marzo 2013, è stato il Sindaco ad avere la responsabilità del servizio finanziario. Inoltre, da settembre a Natale scorso, i due ragionieri del Comune e il revisore dei conti sono stati interdetti dai pubblici uffici dalla Magistratura.

Da due mesi c’è invece il nuovo responsabile del servizio, un dirigente comandato dalla Provincia di Latina, che ha lavorato come un treno e molto bene. Le cose sono dunque sensibilmente migliorate e si comincia a pensare positivo. Il peggio è passato.

E proprio in virtù di questi primi risultati l’Amministrazione ha potuto mettere mano alla revisione di alcune tasse e tariffe. Vediamo come e perché lo ha fatto.

 

2.  L’IMU sulla prima casa passa dallo 0,4 allo 0,2 per cento, cioè al minimo consentito dall’attuale legge.

Era una promessa fatta nella campagna elettorale l’anno scorso che viene mantenuta. La scelta politica dell’Amministrazione di Ponza è quella di considerare come sacra la prima casa, che dovrebbe essere esclusa totalmente dall’IMU, come promesso anche dal nuovo governo Letta-Alfano.

Se il governo lo farà, meglio così e niente IMU per la prima casa. Se non lo farà, Ponza ha comunque ridotto al minimo questa che è la tassa più odiata dagli italiani.

Nel 2012 il Comune ha incassato quasi 300 mila euro dall’IMU sulla prima casa.

 

3.  L’IMU sulle seconde e terze case, siano esse di ponzesi o di non residenti, passa dal 9,60 al 10,60 e cioè all’aliquota massima.

Questo perché le seconde e terze case non sono un bene di prima necessità. E perché da queste il Comune avrà un maggiore introito.

Nel 2012 l’IMU sulle altre abitazioni ha dato un gettito di oltre due milioni di euro. Ma attenzione: il 60 per cento è però finito nelle casse dello Stato e solo il 40 in quelle di Ponza.

Nel 2013 invece, se il governo non modificherà la legge di stabilità, l’intero gettito (cioè gli oltre due milioni) dovrebbe finire tutto nelle casse di Ponza. Questo sì che sarebbe un bel sollievo per il bilancio comunale.

Anche questa era una promessa della campagna elettorale di un anno fa: aumentare al massimo l’aliquota dell’IMU sulle seconde e terze case solo se tutto il gettito fosse finito a Ponza e non in gran parte allo Stato.

 

4.  La TARSU aumenta di 50 centesimi al metro quadro.

Nel 2012 il Comune ha incassato circa un milione di euro con la TARSU. L’aumento porterà circa 100.000 euro in più nelle casse comunali.

Siamo ancora a circa mezzo milione in meno di quanto il Comune spende per la raccolta dei rifiuti e il conferimento in discarica.

Come molti sanno, la vecchia amministrazione ha sottoscritto un contratto con la De Vizia che comporta una spesa di 1,2 milioni più IVA, mentre il conferimento in discarica costa al Comune circa 300.000 euro. In pratica quel contratto condanna il Comune ad avere un buco di bilancio fisso di 6-700 mila euro all’anno.

Solo un genio del male poteva sottoscrivere un simile contratto.

Inoltre il Comune, nel luglio scorso e in queste settimane, ha speso quasi 50 mila euro in più per togliere frigo, lavatrici, materassi e quant’altro gettati da cafoni lungo la via Panoramica al Monte Pagliaro e in altri luoghi dell’isola: il contratto con la De Vizia non contempla la raccolta dei Raee (Rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche – NdR).

Si è detto che l’aumento di 50 centesimi non è sufficiente per il raggiungimento del pareggio entrate – spese per i rifiuti solidi urbani.

Che fare allora?

Il Comune ha iniziato un negoziato, tentato anche dalla Commissaria, per ridurre il debito con la De Vizia e per rimodulare il contratto con questa società, anche introducendo la differenziata che oggi è prevista solo per i commercianti e che, al contrario, se estesa a tutti i cittadini garantirebbe al Comune e alla stessa De Vizia minori spese e maggiori introiti.

Sullo sfondo, aleggia poi lo spettro della TARES che al momento, se non sarà modificata dal governo Letta-Alfano, prevede che i Comuni debbano obbligatoriamente garantire  il pareggio entrate-spese per la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti. Cioè, se il Comune spende XY euro, deve incassare dai cittadini XY euro.

Sempre la TARES, inoltre, obbliga i Comuni ad aggiungere alla cifra  del pareggio sulla raccolta dei rifiuti, ulteriori 40 centesimi a metro quadro per pagare le spese dell’illuminazione pubblica e della manutenzione delle strade comunali.

Se la TARES non sarà modificata, sarebbe una tassa micidiale. E dovremo trovare altre strade per non vampirizzare i cittadini.

 

5.  La tassa sulle affissioni e le insegne. I criteri sono stati approvati in Consiglio Comunale e sul sito del Comune si trova tutto. Incide poco sulle casse del Comune, ma vuol dire molto in materia di decoro urbano.

Ad esempio, quando a fine maggio o ai primi di giugno saranno completati i lavori per il rifacimento delle facciate della banchina, non sarà più possibile appendere insegne improbabili, di plastica e illuminate al neon. E così via.

 

6.  Si volta pagina con la nuova TOSAP.

Il nuovo regolamento sulla tassa di occupazione del suolo pubblico sarà approvato nel prossimo Consiglio Comunale e le nuove tariffe partiranno dal 1° gennaio 2014 come prevede la legge.

Attualmente pagano di meno gli esercizi commerciali che restano aperti nei pochi mesi estivi, mentre pagano di più quelli che restano aperti tutto l’anno.

Dal prossimo 1° gennaio sarà esattamente il contrario. Pagherà l’aliquota più alta chi resterà aperto 3-4 mesi, e l’aliquota più bassa chi lo sarà 10-11 mesi.

È un’altra promessa mantenuta, fatta in campagna elettorale.

Questo nuovo principio sulle tariffe della TOSAP si propone anche di stimolare la destagionalizzazione, per evitare l’orribile spettacolo di una Ponza spettrale nei duri mesi invernali e nelle mezze stagioni di primavera e autunno, con rari alberghi, negozi e ristoranti aperti.

La destagionalizzazione è un altro impegno preso in campagna elettorale. La nuova TOSAP è solo un primo passo. L’apertura di alcuni siti archeologici già questa estate è un secondo passo, perché richiama a Ponza un turismo culturale che non conosce stagioni. Le iniziative in atto per incentivare attività quali il trekking, che insieme al diving sono attività non solo estive, sono un altro passo. Così come il lavoro promozionale per incentivare il turismo straniero.

 

***

 

A un anno dal suo insediamento, questa è una breve sintesi di quello che la nuova Amministrazione ha fatto in materia di bilancio, tasse, tariffe, per risanare i disastrati conti del Comune.

L’obiettivo principale è molto semplice: scongiurare il dissesto finanziario, che ha già colpito comuni vicini quali San Felice Circeo, Sabaudia, Terracina ed altri.

Il dissesto vuol dire essenzialmente una cosa: tutte le tasse e tutte le tariffe vengono portate all’aliquota massima, senza alcuna distinzione tra aree disagiate e non, tra Le Forna e il Porto, tra nuclei familiari grandi o piccoli, tra redditi alti o al di sotto del minimo. Tutto al massimo, finché non si sanano i conti.

Al momento questa sciagura del dissesto non solo è scongiurata, ma si allontana perché la nuova Amministrazione sta lavorando bene per il bene di Ponza.

 

In un solo anno, ci sembra un buon risultato.

 

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1 commento per Un anno dopo (1). Il bilancio del Comune è più sano. Cambiate l’IMU e altre tariffe

  • Giuseppe Marino

    Sindaco, mi permetto di farle un’osservazione in merito alla rimodulazione delle aliquote IMU. Giustamente lei ritiene sacra la prima casa, come tra l’altro hanno manifestato determinate coalizioni politiche in sede di campagna elettorale nazionale.
    Premetto che un organo legiferante nell’emanare una norma tiene conto della territorialità, degli usi e costumi locali, questa premessa atteso che il concetto di prima casa a mio avviso nel territorio Ponzese è in totale contrasto con quello nazionale.
    Infatti per usufruire di questa agevolazione molte persone hanno pensato bene di trasferire la propria residenza anagrafica nella nostra amata isola, magari nella terza o quarta abitazione acquistata per motivi turistici o lavorativi, trovandoci dinnanzi ad un nucleo familiare dove la moglie (o marito) risiede nella citta dove effettivamente dimora lo stesso, il marito (o moglie) risiede dove c’è la casa al mare ed eventualmente qualche figlio è residente nella località montana dove si va a sciare e quanche altro figlio nell’abitazione acquistate nella città sede dell’università frequentata.
    In virtù di questo escamotage elusivo, ci troviamo ad avere come residenti nel nostro territorio molti soggetti al solo scopo di non pagare la vecchia ICI (in passato), di essere agevolati al momento sull’attuale IMU e ad aver risparmiato un congro importo di imposte al momento dell’acquisto dell’immobile, nonché di usufruire della tariffa residenti durante i loro spostamenti sui mezzi di trasporto (navi ed aliscafi).
    Tanto premesso riporto qualche massima normativa e qualche sentenza di commissione tributaria e/o cassazione che può rafforzare e chiarire il concetto innanzi esposto:

    1. Per abitazione principale si intende l’unità immobiliare nella quale il contribuente, che la possiede a titolo di proprietà, usufrutto o altro diritto reale, dimora abitualmente con i suoi familiari, in conformità alle risultanze anagrafiche.
    E’ considerata, tuttavia, abitazione principale l’abitazione posseduta da un soggetto che comprovi che per legge o per contratto sia obbligato a risiedere in altro Comune per ragioni di servizio, dimostrando, altresì, che l’unità immobiliare sia rimasta sua dimora abituale, anche quale luogo di focolare domestico, inteso come luogo usuale di riunione dei componenti la propria famiglia.

    2. La legge presume che la residenza di una persona si identifichi con il luogo ove la stessa abbia l’iscrizione nei registri anagrafici. Tale presunzione non ha valore assoluto (iuris et de iure) sebbene deve considerarsi munita di una certa resistenza che può essere vinta da altre presunzioni qualificate come, ad esempio, i pagamenti continuativi dei servizi dell’abitazione sita in altro Comune, intestata al coniuge deceduto in data antecedente al periodo di imposta in contestazione. Pertanto la detrazione per abitazione principale compete per quella sita nel Comune ove il contribuente ha la stabile dimora, quindi dove lo stesso dimora abitualmente, per tanto si ribadisce che per abitazione principale non è intesa quello dove il contribuente ha la propria residenza anagrafica, come tra l’altro sancito con la Sentenza n. 13 del 15/05/2004, emessa dalla Commissione tributaria Regionale del Lazio Sezione 30;

    3. Commissione Tributaria Regionale Lazio, Sezione 33, sentenza n. 49 del 24 febbraio 2004 – AMBITO DI APPLICAZIONE – Detrazione. Abitazione principale. Individuazione. Criteri.
    Massima:
    L’art. 8, comma 2, del D.Lgs n. 504/1992 lega la detrazione all’unità immobiliare adibita ad abitazione principale, a prescindere dalla residenza anagrafica, per cui le risultanze anagrafiche costituiscono semplici indizi che possono essere, come tali, anche insufficienti a costituire la prova della residenza in determinate circostanze.
    (Nella specie il contribuente ha la residenza nel comune di Ponza, per usufruire delle varie agevolazioni previste da tale status, mentre la sua dimora abituale è in altro comune).
    4. Commissione Tributaria Regionale del Lazio, Sezione XXX, sentenza n. 13 del 15 maggio 2004 (abitazione principale).
    La residenza anagrafica costituisce una mera presunzione juris tantum di dimora abituale, che ammette anche la prova contraria, a nulla rilevando diversa disposizione regolamentare che va disapplicata dal giudice tributario ai sensi dell’articolo 7 del D.Lgs.n. 546/92.

    Superati gli spunti normativi, in merito al punto 3 dell’articolo, dove lei cita L’IMU sulle seconde e terze case, siano esse di ponzesi o di non residenti, passa dal 9,60 al 10,60 e cioè all’aliquota massima. Attesa la conoscenza del territorio, le posso asserire con certezza che la maggior parte delle seconde e terze case ubicate sul territorio Ponzese sono di proprietà di Ponzesi i quali molte volte, le concedono ai figli che si accingono a formare un nuovo nucleo familiare, mentre molte prime case di fatto non sono tali al fine dell’utilizzo.
    A valor del vero bisogna altresì dire che tra questi ci sono anche molti immobili che costituiscono struttura ricettiva per l’affluenza turistica (affittacamere e case date in gestione ad agenzie) e quindi è giusto che nei loro confronti sia applicata un’aliquota maggiore.

    Con questo cosa le voglio rappresentare? Che vanno bene le nuove aliquote ma per le applicazioni delle stesse necessita anche il riscontro di determinanti elementi oggettivi sopra citati, in modo tale, da eliminare eventuali elusioni fiscali grazie alla semplice residenza anagrafica.
    A tal senso sarebbe opportuno effettuare tali accertamenti al fine di poter palesale l’effettivo utilizzo come abitazione principale e di conseguenza ottenere dei maggiori introiti per le casse comunali ed eventualmente avere la possibilità di ridurre le aliquote a quelle tipologie di persone sopra descritte che attualmente costituiscono la popolazione effettivamente residente 365 giorni all’anno (cittadini ponzesi costituenti un autonomo nucleo familiare che occupano abitazioni di proprietà dei genitori, seconde e terze case).
    Tale accertamento può essere effettuato anche con il semplice raffronto dei consumi delle utenze (luce ed acqua) e la periodicità in cui si manifestano gli stessi (periodo invernale quasi nulli, periodo estivo si noterà il concentrarsi degli stessi), poi dovrà essere il contribuente a fornire la prova del contrario.
    Con cordialità
    Giuseppe Marino

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