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Conchiglie (1)

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di Italo Nofroni

Per l’articolo (redazionale) di presentazione  leggi qui

 

Con questo articolo inizia la collaborazione con il nostro sito del prof. Italo Nofroni, appassionato di lunga data di malacologia e cultore della materia.
Per tutti noi  – lettori, collaboratori e redattori – una sfida a ricordare le conchiglie nascoste nella nostra memoria per dare ad esse un nome e (magari!) una storia!
La Redazione

 

Poche parole di presentazione

Conchiglie…

Già, tutti conoscono le conchiglie, ne hanno raccolte lungo una spiaggia o ne hanno qualcuna in casa, magari utilizzata come fermacarte; ma quanti sanno cos’è veramente una conchiglia? Qualcuno dirà: una casetta che l’animale si porta appresso ovunque vada. Idea romantica e poetica, anche parzialmente vera, ma poco scientifica.

Molto semplicemente la conchiglia è un organo meccanico di sostegno proprio dei molluschi, quindi uno scheletro, più precisamente uno scheletro esterno, detto esoscheletro, anche se non mancano molluschi che presentano una conchiglia interna (endoscheletro) ed anche alcuni che ne sono completamente privi, come i policromi Nudibranchi che a volte si vedono strisciare sugli scogli a bassa profondità.

Quindi, più che di conchiglie, dovremmo parlare di Molluschi, infatti la conchiglia è solo una parte, in fondo neanche troppo importante, di animali molto più complessi. Ma le conchiglie sono così strane, colorate, fantasiose, sorprendenti, imprevedibili, in poche parole belle ed affascinanti, che sicuramente il loro aspetto le privilegia sotto ogni punto di vista e l’estetica prevale facilmente su quello che può essere la logica scientifica. Nessun collezionista di conchiglie, del resto, avrà mai pensato di avere i cassetti pieni di esoscheletri.

Ciononostante, proprio per conoscere meglio le conchiglie e riuscire a determinarle con una certa facilità, almeno le più comuni, non si potrà prescindere da un approccio scientifico… ma nulla di difficile, niente concetti astrusi, solo pochi termini tecnici, per dare il giusto nome alle cose e sapere di cosa si sta parlando, e un minimo di inquadramento sistematico.
Pertanto questo mio primo contributo riguarderà proprio questo aspetto, sperando naturalmente di non annoiare.

 

Il tipo dei Molluschi (Phylum Mollusca) è uno dei più importanti e numeroso dell’intero Regno animale. Con circa 180.000 specie (stima probabilmente per difetto) diffuse in tutto il mondo, dai Poli all’Equatore, soprattutto in ambiente acquatico, ma anche terrestre, è secondo, come numero, solo agli Insetti.  Bisogna inoltre considerare che specie nuove, ovvero non conosciute dalla comunità scientifica, vengono scoperte e descritte giornalmente. Si ritiene che in Mar Mediterraneo siano presenti non meno di 2100 specie, il 50% delle quali dovrebbe essere presente anche nelle acque dell’Arcipelago Pontino.

I Molluschi vengono usualmente ripartiti in 8 classi attualmente viventi, oltre a 3 estinte non trattate in questa sede.

Classe Monoplacophora

Molluschi a lungo ritenuti estinti e quindi noti solo come fossili, sono stati riscoperti viventi da poco più di mezzo secolo. Hanno un aspetto vagamente “patelliforme” (ovvero a forma di Patella) e vivono esclusivamente in mare a profondità abissali. Una sola rarissima specie in Mar Mediterraneo.

Classe Polyplacophora

Questi Molluschi, esclusivamente marini, presentano un corpo di forma ovale allungata, convesso superiormente e piatto inferiormente, ricoperto dorsalmente da 8 piastre calcaree che costituiscono la conchiglia, detta lorica, per similitudine con le armature a piastre degli antichi romani. Una trentina di specie in Mediterraneo.

1. Chiton olivaceus

Fig. 1. Chiton olivaceus – Costa smeralda (SS)

Classe Gastropoda

E’ il gruppo di gran lunga più numeroso. Comprende molluschi sia acquatici (mari, laghi, fiumi) che terricoli (le cosiddette lumache). In Mediterraneo si stima che vivano oltre 1600 specie, con dimensioni variabili da meno di 1 mm (Homalogyra atomus) ad oltre 40 cm (Charonia lampas).

La conchiglia “classica” dei Gasteropodi è quella a chiocciola, ovvero di cono avvolto attorno ad un asse verticale, quindi con una forma che segue un avvolgimento spirale (Fig. 2). Se ponendo l’apice in alto e l’apertura in basso questa si colloca sulla destra dell’asse di avvolgimento, la conchiglia si definisce destrorsa (no, qui la politica non c’entra!); la stragrande maggioranza dei Gasteropodi ha tale caratteristica. In pochissime specie avviene il contrario, ovvero l’apertura è a sinistra dell’asse di avvolgimento; in questo caso la conchiglia si dice sinistrorsa. L’avvolgimento sinistrorso può osservarsi eccezionalmente, come anomalia, in ambito di specie normalmente destrorse; questi esemplari sono ricercatissimi dai collezionisti e sul mercato malacologico possono raggiungere prezzi elevatissimi.

Un altro aspetto con il quale si possono presentare i Gasteropodi è quello patelliforme (genere Patella, Fig. 3 e 4); in questo caso l’avvolgimento spirale non si nota ma, almeno a livello embrionale, è sempre presente. Altra forma assunta dai Gasteropodi è quella ad “orecchia di mare” con alcune perforazioni lungo il bordo (genere Haliotis, Fig. 5 e 6; a Ponza detta ‘patella reale’ – NdR) o quello patelliforme con perforazione centrale (genere Fissurella) o marginale (genere Emarginula, ecc.). Altri Gasteropodi, infine, hanno una conchiglia che si sviluppa in modo disordinato, senza rispettare l’avvolgimento spirale classico (famiglia Vermetidae).

I Gasteropodi sono caratterizzati da due strutture anatomiche peculiari:

l’opercolo, ovvero una struttura di protezione mobile, cornea o calcarea, collegata alle parti molli, che l’animale utilizza come difesa, ovvero occludendo con esso l’apertura. In alcuni gruppi non è presente (ad es. famiglia Cypraeidae);

la radula, una specie di lingua fornita di numerosissimi denti cornei, che l’animale utilizza per strappare frammenti di cibo. In alcuni gruppi è assente, in altri è trasformata in dardo velenoso (famiglia Coniidae) che l’animale utilizza per uccidere pesci o vermi policheti di cui si nutre. Il veleno trasmesso è fra i più pericolosi del Regno animale ed in grado, nel caso di alcune specie esotiche, di risultare mortale anche per l’uomo.

Appartengono ai Gasteropodi alcune delle famiglie più intensamente collezionate (Cypraeidae, Muricidae, Coniidae, Volutidae, Coralliophidae…) famose per la loro bellezza. In questa classe le specie eduli sono invece poco numerose.

2. Hexaplex trunculus

Fig. 2. Hexaplex trunculus – Isola di Djerba, Tunisia

3. Patella ferruginea

Fig. 3 . Patella ferruginea esterno – Algeciras, Spagna meridionale

4. Patella ferruginea. Interno

Fig. 4 . Patella ferruginea interno – Algeciras, Spagna meridionale

5. Haliotis lamellosa

Fig. 5. Haliotis lamellosa esterno – Messina

6. Haliotis lamellosa. Interno

Fig. 6. Haliotis lamellosa interno – Messina

Classe Bivalvia

Comprende solo Molluschi acquatici (mari, laghi e fiumi) formati da due valve tenute insieme da forti muscoli e incernierate tra loro grazie all’incastro di alcuni denti e ad un legamento elastico (Fig. 7); tali valve racchiudono, a volte solo parzialmente, le parti molli. Costituiscono, dopo i Gasteropodi, il secondo gruppo come numero di specie, ma sicuramente il primo come quantità di esemplari rinvenibili in determinati ambienti; basti osservare la quantità di Bivalvi gettati a riva dopo una mareggiata. In Mediterraneo vivono circa 450 specie. La più grande conchiglia mediterranea è proprio un bivalve, la Pinna nobilis (forse qualcuno la conosce col nome di nacchera; a Ponza nota come ‘lanaperla’ – NdR), che può raggiungere e superare il metro di lunghezza. Attenzione: è specie protetta e ne è proibita la pesca e il commercio.

A questa classe appartengono gran parte delle specie eduli (ostriche, cozze, vongole, lupini, telline, fasolarie, cannolicchi ecc.) comunemente commercializzate.

7. Gruppo di Pettini mediterranei

Fig. 7.  Gruppo di Pettini mediterranei con una Lima lima in alto al centro

Classe Scaphopoda

Esclusivamente marini, costituiscono un gruppo poco numeroso, caratterizzato da una conchiglia che ricorda una zanna di elefante in miniatura; è aperta alle due estremità e completamente pervia (Fig. 8). Vivono infossati nella sabbia o nel fango. Una ventina di specie in Mediterraneo.

8. Dentalim inequicostatum

Fig. 8 Dentalium inequicostatum – Viareggio (LI)

Classe Cephalopoda

A questa classe, esclusivamente marina, appartengono i Molluschi più evoluti, forniti di occhi e tentacoli, capaci di nuotare e muoversi liberamente.  Molti di essi sono privi di conchiglia (polpi), altri presentano una conchiglia trasformata e migrata all’interno del corpo (seppie, calamari, totani), altri ancora sono privi di conchiglia ma nel periodo della deposizione delle uova producono una ooteca che la femmina porta con sé fino alla schiusa delle stesse e che poi abbandona (genere Argonauta, Fig. 9). Circa sessanta specie in Mediterraneo, molte delle quali attivamente pescate a scopo commerciale. A questa classe appartiene il mollusco più grande al mondo, il Calamaro gigante (Architheutys dux), vivente in Oceano Pacifico, che con i suoi tentacoli puà raggiungere i 20 metri di lunghezza (sconsigliato per il fritto misto… indigesto!).

9. Argonauta argo

Fig. 9.  Argonata argo, ooteca – Otranto (LE)

Le due classi rimaste, Caudofoveata e Solenogastra,  comprendono un esiguo numero di animali di aspetto vermiforme e privi di conchiglia, e pertanto verranno qui trascurate.

 

 [Conchiglie. (1) – Continua]

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