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È stata dura. Saggio di Giuliano Massari

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Frontone. Casa degli archi

di Silverio Lamonica

 

Giuliano Massari, autore di stampe molto originali riguardanti Ponza, ha pubblicato, di recente, un saggio sulle “dimore” isolane.
Già il titolo la dice lunga: “È stata dura”.

In realtà, da vero esperto della materia qual’è, Giuliano, di fronte alle abitazioni in grotta dei nostri avi che colonizzarono quest’isola, mostra profonda ammirazione per quei semplici ed umili contadini – pescatori i quali, improvvisandosi “architetti”, modellarono sapientemente la roccia calcarea, ricavandone  dimore,  per quei tempi più che confortevoli; parliamo del settecento.

Pala meccanica e martello pneumatico erano ancora di là da venire; piccone e pala, scalpello e martello erano gli unici utensili di cui si disponeva.

Il vigore fisico, la forza bruta, doveva però coesistere con una intelligenza non di “poco conto”: diversamente ci saremmo trovati di fronte a spelonche più o meno informi e tetre.
Infatti, se si ha l’opportunità di visitare questi “antichi ricoveri”, si resta affascinati dal modo perfetto con cui i vari ambienti furono “squadrati”:  angoli retti o morbidamente smussati e pareti a piombo o armoniosamente arcuate, oppure soffitti “a botte” su cui sono più che visibili le tracce dello scalpello, vere e proprie sculture nella pietra.

Opere ancora più mirabili, se si pensa che quei nostri progenitori lavorarono in un contesto non facile, dovendo conciliare quelle enormi fatiche con la più che laboriosa coltura dei campi: le “catene” ed il continuo patema d’animo per i frequenti raid dei barbareschi lungo le nostre coste.

Casa grotta a Ponza

L’evoluzione delle dimore, da puri e semplici ricoveri “in grotta” sparsi tra le campagne, a vere e proprie “case” in muratura fuori terra che via via, edificate le une accanto alle altre nei vari punti dell’isola, diventarono piccoli centri urbani, come accadde specie a Le Forna, nonché le modalità di costruzione, in modo particolare delle volte, di varie forme (a padiglione, a vela, a crociera…) nel saggio vengono scandite attraverso tappe ben definite, nel corso della seconda metà del sec. XVIII.

Non meno approfondita è la descrizione degli “accessori”: la cisterna per la raccolta delle acque pluviali, il lavatoio, la cucina con forno, camino e comignolo (di varie forme), i “servizi igienici” dell’epoca.

Un saggio di grande interesse, che va ad aggiungersi a precedenti opere analoghe: da  “Case in grotte a Ponza e loro probabile origine gitana” di O. Fasolo ad “Architettura rurale in Campania” di R. Pane ed altre, citate in bibliografia.

Frontone. Casa degli archi e Fortino

In sostanza, l’amico Giuliano ci esorta a preservare questo inestimabile patrimonio culturale che non ha nulla da invidiare ai “Sassi di Matera” e ad altre strutture similari.

Talora, purtroppo, si sono verificati sbancamenti di queste antiche dimore, per ricavarne costruzioni fuori terra, oltre all’abbattimento (ahimé non raro) di volte a cupola per ottenere “mansarde più spaziose e confortevoli”: una ricchezza inestimabile distrutta!

A  questo punto è opportuno ricordare quanto accadde a Frontone agli inizi degli anni sessanta del secolo scorso: l’ambasciatore Pier Luigi Alverà  comprò la “casa con gli archi”. Quell’edificio, in origine, aveva il tetto piatto, sostenuto da putrelle. Da uomo di cultura qual era, il diplomatico si innamorò delle volte a cupola di alcune case di Ponza che aveva visitato, così decise di modificare la sua dimora estiva. Detto fatto, chiamò un vecchio costruttore che abitava a Santa Maria, “Mastu ’Ttore”, uno degli ultimi maestri muratori capaci di costruire le cupole “alla vecchia maniera” (come l’autore del saggio ci illustra con disegni molto lineari alle pagine 53 – 55) e nel giro di alcuni mesi il suo sogno  si realizzò.

Nell’estate del 1976 visitai quella casa assieme all’allora sindaco Mario Vitiello, essendo stati invitati ad una cena, cui partecipò anche l’On. Antonio Giolitti, suo ospite;  non sto qui a descrivere con quale sussiego e compiacimento il padrone di casa ci mostrò quelle stupende volte a cupola!

L’ambasciatore era un “ponzese di adozione”, sincero estimatore del patrimonio culturale di quest’isola; tutti dovremmo “svegliarci” come ci esorta Giuliano in calce alle sue scarne note biografiche, e seguirne l’esempio.

In sostanza è stata dura per i nostri avi creare questo prezioso patrimonio architettonico, sarà non meno dura per noi che lo abbiamo ereditato, conservarlo nel migliore dei modi; ma tutti noi, ponzesi di vecchia e nuova data o, se preferite, ponzesi autoctoni e di adozione, dobbiamo seriamente impegnarci a farlo.

Copertina Massari G.

Giuliano Massari: È stata dura, Ponza dalla casa in grotta ai nuclei abitativi – Edizione a cura di  G. Massari – Progetto grafico Paolo Costa – Roma, marzo 2013; 96 pagine)

 

 

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