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h-16-h-15 lam-04 vb sc burghiba-al-confino-alla-galite Una giovane cernia bruna: Epinephelus marginatus

Oltre Ponza: in giro per isole. Procida (6)

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di Rosanna Conte

Per l’articolo precedente (5), leggi qui

 

Riprendiamo il cammino per Procida. E’ così piccola di superficie, ma è così intensa di vita da comunicare…

Scendiamo dalla Terra Murata e, appena arriviamo a piazza dei Martiri, Semmarezio,imbocchiamo la discesa di San Rocco subito sulla sinistra, davanti al santuario della Madonna delle Grazie. E’ un strada molto ripida che porta alla Corricella.

Nei miei ricordi è sempre collegata alla fatica della salita, specie quando tornavo da scuola con la cartella o, diventata più grande, con i libri in braccio legati con l’elastico. Un volta dei ragazzini mi tirarono dietro, da sopra lo spassigge, un topo morto che mi colpì una gamba. Feci quella salita di corsa urlando come un’ossessa: avevo le ali ai piedi. Ovviamente come tutte le salite si presenta comoda se imboccata nel senso contarario perché diventa discesa, e San Rocco è una discesa così ripida che ti garantisce la partenza della macchina se hai la batteria a terra, cosa che mi capitava spesso quando utilizzavo una Seicento datami in prestito. Allora, avevo diciannove o venti anni,  facevo supplenze alla scuola elementare di Procida. E alcuni dei bambini del Vescieddo, della Schianata o del Casale (di questa zona non abbiamo parlato), mi aspettavano al mattino in piazza sapendo che non ce l’avrei fatta a partire: così si preparavano a spingere l’auto e ad avere il passaggio per la scuola. Credo che Annamaria, che abitava nel Vascieddo come me, ma ormai vive a Ponza da una vita, si ricordi ancora di queste attese fuori a piazza dei Martiri e dei passaggi che le davo con gli altri ragazzini.

Alla fine della discesa c’è quindi l’accesso alla Corricella – dal greco coros callos, ‘bella contrada’ -, l’immagine di Procida che gira per il mondo. E’ davvero uno spettacolo vederla di fronte, dal mare, con le sue case abbarbicate l’una sull’altra e l’una affianco all’altra, con le cupole della Chiesa della Madonna delle Grazie che la sovrasta e con i paesaggi naturali ai due lati che fanno emergere ancora di più la massa di colori contrastanti delle sue abitazioni.

Forse qui, più che nelle altre zone dell’isola, è evidente l’architettura spontanea, quella che nasce senza un piano architettonico prefissato secondo canoni accademici, ma che si sviluppa assecondando l’ambiente e le necessità di chi la costruisce.

E’ nella tradizione dei paesi mediterranei, risalente a millenni fa, costruirsi la casa da soli, secondo le proprie esigenze e con materiali presenti in loco. La sua forma base è il cubo  che, per gli ampliamenti, è ripetuto in successione e/o in sovrapposizione con collegamenti fatti di scale esterne.

La Corricella nel 1938

Anche a Ponza la casa a cubo con la cupola è la caratteristica architettonica ricorrente, ma essa è stata aggiunta dopo, esternamente, alla casa-grotta. Nella nostra isola, la prima forma di abitazione più che dalla contiguità con le altre, è caratterizzata dall’autonomia e dalla separazione.

L’architettura  procidana è invece collettiva, per come è andata storicamente determinandosi. La scelta di fruire di spazi esterni comuni e adeguati alle attività economiche, la continuità nell’uso di tecniche e materiali,  la costruzione mai conclusa definitivamente dell’abitato, hanno costituito un obbiettivo unitario della popolazione isolana. La stessa colorazione così varia delle singole abitazioni rispondeva a un’esigenza individuale, ma condivisa: individuare da lontano, là sul mare mentre si pescava o ci si avvicinava al porto, la propria casa.

La Corricella ti consente di leggere, più delle altre costruzioni isolane che la precedono, queste caratteristiche  perché si squaderna tutta di fronte al mare, lo spazio per eccellenza, ed è per questo che i procidani ne hanno fatto la loro immagine.

Il regista Michael Radford, coadiuvato da Massimo Troisi, l’ha scelta come set del film “Il postino” (1994: l’ultimo film di Troisi)); in particolare per le scene in cui la relazione umana è determinante: non avrebbero potuto individuare set più coerente [Cfr. il set de ‘Il Postino’, tra Pollara (Salina, Eolie) e Procida: leggi qui].

La locanda del Postino alla Corricella

Del resto alla Corricella, poiché si accede solo attraverso delle scale, non ci sono auto e gli spazi esterni sono ancora impegnati dalle reti dei pescatori. Questo sapore arcaico ben si addiceva all’isola-rifugio di Pablo Neruda dove la gente non sapeva leggere e per questo non arrivavano lettere e non c’era un postino.

L’antico porticciolo, riparato da più scogliere dai venti meridionali, si  stende dalle pendici della Terra  fino a quelle di tutto Callìa, la zona che la sovrasta andando verso ovest. L’origine greca del nome è chiara come è chiaro il suo significato che vuole esplicitare la bellezza del luogo.

 

[Oltre Ponza. In giro per isole. Procida (6) – Continua]

 

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