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La Ponza… cruenta

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 di Carmine Pagano

 

Per noi contemporanei vivere a Ponza significa essere lontani dal mondo caotico che si vive in continente. Soprattutto in inverno, le poche centinaia di residenti vivono tranquilli nelle loro case, senza gli stress tipici di chi vive in una metropoli. Magari hanno altri problemi legati ai trasporti, alla sanità, all’isolamento, ma non certo quello della criminalità.

Anche in estate, quando l’isola è affollata da migliaia di turisti, la sensazione è quella di un vivere sereno anche se animato da mille suoni, colori, luci. A chi non è mai capitato di camminare per le strade di notte ed avere la sensazione di stare dentro casa?

Ma non è stato sempre così. Fin dall’antichità Ponza è stata abitata da migliaia di persone.

Abbiamo fonti che ci dicono che nel 1500 A.C. sull’isola c’era una folta colonia di Ausoni, Aurunci, Volsci.
Come ci riporta il Tricoli nella sua “Monografia per le isole del Gruppo Ponziano”: “Ponza fu colma di gente e di fabbriche, ma dal pari rimane comprovato dalla locale ispezione, trovandosi la cennata baja orientale di Ponza dalla punta della Rotonda alla contrada Santamaria, spazio di circa un miglio e mezzo fra colli e piani, coverta da ruderi di antichità, come: sepolcri, sontuosi bagni, tempi, fonti, vaste conserve d’acque, immense grotte cavate a piloni, ecc. ecc.”

La prima strage effettuata a Ponza, di cui abbiamo notizia, è avvenuta in epoca romana. Ponza al tempo della Repubblica era una fedele alleata di Roma. Nelle guerre contro i cartaginesi di Annibale, la colonia di Ponza offrì: navi, denaro e uomini che combatterono lealmente sotto le insegne romane, tant’è che il Senato di Roma, concesse a Ponza la cancellazione dei tributi che venivano pagati dalle colonie.

Con l’avvento dell’età imperiale le cose cambiarono, oltre alla soppressione dei privilegi avuti in epoca repubblicana, Ponza fu per la prima volta destinata a luogo di confino, vi furono relegati i nemici dell’Imperatore fra cui le donne della famiglia Giulia.

Tutto questo non fu accettato dalla popolazione che si ribellò, e uccise tutti i Governatori che Roma mandò sull’Isola, fin quando il Senato designò un giovane scavezzacollo di origine abruzzese: Pilato. Il giovane Pilato era stato condannato a morte per l’omicidio di un suo amico, ma poi la condanna gli fu commutata nell’incarico di governatore di Ponza, che, visti gli avvenimenti precedenti, equivaleva ad una condanna a morte. La repressione che mise in atto Pilato fu spietata e di inaudita ferocia; tutti i capi delle fazioni avverse a Roma furono trucidati e lasciati esposti per le strade cittadine in maniera da fare da monito per la popolazione. Centinaia di cadaveri furono appesi ai lati del “cardo” e del “decumano” che erano le strade principali dell’antica Pontia romana, che sorgeva dove attualmente c’è Santa Maria. Dopo alcuni anni trascorsi a terrorizzare i ponzesi, Pilato fu promosso e mandato in Galilea… il resto lo sapete dal Vangelo (1).

Nel 476 Ponza passò sotto il dominio dell’impero Romano d’Oriente, ma i fatti tragici avvennero nell’813, quando una flotta di quaranta navi siriane si palesò nelle acque del porto. I mori ridussero in schiavitù i monaci benedettini dell’abbazia di Santa Maria e buona parte della popolazione sfuggita al massacro. Alle notizie giunte dall’Isola, l’imperatore bizantino Michele, reagì inviando una flotta comandata da un tal Gregorio, che, alleatosi con Amalfi e Gaeta, sconfisse i Siriani e liberò la popolazione.
I Ponzesi superstiti, terrorizzati dagli avvenimenti, fuggirono tutti sul continente disperdendosi in Italia ed in Europa. Si hanno notizie di colonie ponzesi giunte fino in Spagna. Sembra che una numerosa colonia si stabilì nei pressi di Subiaco, fondando la città di Ponza. La Ponza“montana” ha mantenuto il suo nome fino al 1891, quando con Regio Decreto è stato cambiato in Arcinazzo Romano, ma le popolazioni di quelle valli ancora la chiamano Ponza ed i suoi abitanti Ponzesi (2).

La Ponza “marina” da quel momento rimase disabitata.

Nel corso dei secoli ci sono state numerose battaglie navali nei pressi di Ponza, ma quella che risulta essere stata la più cruenta avvenne il 7 agosto 1435.
Il re Alfonso V d’Aragona  aveva posto in stato d’assedio Gaeta e, forte di una squadra navale composta da 30 navi e circa 11.000 fanti, stava sostando nel porto di Ponza ai primi di Agosto del 1435.

Genova, aveva inviato in soccorso di Gaeta, una squadra navale composta da 13 grandi navi ed una truppa di circa 4.000 uomini, comandata da Giacomo Giustiniani. La mattina del 7 agosto i due eserciti si dettero battaglia nel rada del porto, gli scontri durarono per dieci ore e furono molto violenti.

Le cronache ci riportano che: “immenso fu il numero dei morti, e feriti fra le due parti, e col di loro sangue quel mare divenne porpureo…” alla fine la vittoria andò ai genovesi e Giacomo Giustiniani fece prigioniero il re Alfonso V d’Aragona con tutta la famiglia reale ed i nobili a seguito.

Nelle acque dell’arcipelago hanno domiciliato a lungo intere flotte piratesche, trovando sicuro rifugio e nascondiglio tra gli anfratti rocciosi di Ponza e Palmarola. Come non ricordare il pirata barbaresco Dragut detto Barbarossa. Facevano base nelle isole da cui lanciavano feroci scorrerie sulle coste, per poi tornare ricchi di prede e di bottino, gli uomini venivano fatti schiavi e venduti nei mercati di Algeri o di Tunisi, le donne finivano negli harem dei sultani. Poi, agli inizi del diciottesimo secolo, le cose cambiarono radicalmente. I governanti concedettero ai pirati delle licenze, una sorta di patente, che li autorizzava ad assaltare le navi nemiche, nascevano così i corsari.

E anche Ponza fu luogo di scorrerie di corsari e non solo, ci sono stati anche dei corsari ponzesi. Erano i primi coloni arrivati sull’isola, facevano i pescatori ed erano proprietari dei loro “paranzielli”.

Uno di essi si chiamava Antonio Albano detto “gazzatello”, dopo innumerevoli azioni vittoriose condotte contro i francesi, che nel 1809 avevano invaso il regno di Napoli, venne nominato dal re Ferdinando di Borbone “capitano di mare” avendo al contempo innumerevoli privilegi personali.

Non tutti sanno che nell’isola sono state eseguite innumerevoli condanne a morte. Le stesse pietre, che ora calpestiamo nelle nostre passeggiate serali, sono state intrise dal sangue delle tante vittime delle varie fucilazioni. Per la maggior parte erano dei galeotti, condannati ai lavori forzati e che cercarono di fuggire per poi finire davanti al plotone d’esecuzione, ma c’è stato un giovane condannato per il suo ideale repubblicano e poi impiccato in piazza, dove adesso ci sono i locali più alla moda dell’isola. Il suo nome era Luigi Verneau. Era un giovane ufficiale di stanza sull’isola; era nato a Ponza ed il padre era il comandante della guarnigione. Aveva aderito alla nascita della repubblica partenopea del 1799, e per questo, dopo il ritorno della monarchia a Napoli, fu condannato a morte.

Alle prime luci dell’alba del 27 giugno 1857, Carlo Pisacane ed i suoi seguaci sbarcarono a Ponza, nel trambusto generale che ne conseguì fu registrato un solo morto. Si trattò di un ufficiale dell’esercito Borbonico, il tenente Cesare Balsamo di servizio al comando, che svegliato dalle grida scese le scale dell’edificio con la spada sguainata. Uno degli assalitori gli intimò di gridare “Viva l’Italia, Viva la libertà”. Per tutta risposta il Balsamo gli disse una parolaccia in napoletano e questi lo freddò con un colpo di pistola. Questo episodio ci è stato descritto dall’ avv. Luigi Sandolo che a sua volta l’ha appreso da un testimone oculare all’epoca dei fatti.

L’ultimo episodio che merita menzione è avvenuto in epoca più recente, in piena era fascista.
Ricordiamo che allora Ponza era sede di confino ed a presidiare l’isola, oltre alle tradizionali forze dell’ordine, c’era anche la tristemente famosa ‘milizia fascista’.
Ed è stato proprio un milite fascista che, il 20 settembre 1932, mentre era di sentinella al “Bagno Vecchio” ha tirato un colpo di moschetto a Salvatore Scotti di soli 12 anni, uccidendolo sul colpo, per essersi rifiutato di prendergli un grappolo d’uva dalla vigna di suo padre Carlo.

 

Note di Redazione

(1) – La storia di Ponzio Pilato è alquanto controversa per vari aspetti;  diverse località ne contendono i natali, una di queste è proprio un paese dell’Abruzzo (Bisenti). Le vicende riportate  relative al none ‘Ponza’ si riferiscono probabilmente a quanto riferito dal Tricoli nella  “Monografia delle Isole… ” del 1855. Il Tricoli, come altri autori precedenti, ha certamente attinto dalla “Leggenda aurea del beato Jacopo da Varazze (anno 1200). La vicenda nasce però dall’interpretazione di un Vangelo apocrifo in cui sono narrate le vicende di Ponzio Pilato ed anche la sua fine. Si ritiene che tali storie siano pretestuose e finalizzate alla diffusione del cristianesimo.
Quindi i fatti riportati sono probabilmente frutto di una leggenda anche se comunque la ricaduta storica è stata importante; si pensi al nome dell’isola che per molto tempo sarà denominata “Isola di Pontio” ed alla fama negativa che per tanto tempo l’accompagnò, come luogo di relegazione e di dolore [notizie fornite e confermate da Enzo Bonifacio, Autore del ponderoso volume “Pontio, l’isola di Pilato” (2010; Vianello Ed.), già presentato su questo sito (leggi qui e qui)].

La stessa denominazione “Ponza” è così controversa da essere stata recentemente tema di uno degli “Incontri culturali” promossi da Franco De Luca (leggi qui) e di un successivo intervento di Pasquale Scarpati (leggi qui).

 

(2) – La colonizzazione di Arcinazzo da parte degli isolani non è storicamente accertata. La questione è controversa e per l’antico nome ‘Ponza’ del paese sono state proposte origini differenti (leggi qui e qui)

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