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Perché mi piace vivere a…

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proposto dalla Redazione

 

Non c’è bisogno di essere grandi scrittori o poeti per raccontare qualcosa, se l’abbiamo ben chiara dentro di noi. Quel che occorre sono un certo gusto e originalità dello sguardo, che ci permetta di cogliere un aspetto inconsueto delle cose, una sfumatura che soltanto noi riusciamo a vedere.

Perché mi piace vivere a…

…Sant’Antonio, a Santa Maria, ’ncopp’a Croce, abbasc’i Forne, ’ncopp’a Madonna, ’u Puorte o abbasci’u’ Fieno, ’ncoppe Ciancosse o a’ Calacaparra… ‘arèt’ u Cummannante o ’ncopp’a Draunara… o ‘ncopp’i Cuònte…

Mi piace vivere proprio qui… Mi piace la folla o, al contrario, la solitudine e il silenzio; mi piace lo stormire delle foglie ’i nu cùtul’ vicin’a casa quanne s’aizz’ ‘u Levante  o…  mi piace il rumore delle onde, o il fischio del vento tra le rocce.
“Mi piace l’odore del napalm al mattino”… o i rumori dei sette nani la mattina presto, quando si preparano per andare al lavoro… Mi piace il canto delle Sirene o  l‘aurora boreale’ dei tramonti a Chiaia di Luna…

Come, quando e perché…

Tanti guardi e sensibilità quante sono le persone; un caleidoscopio di opinioni che l’isola moltiplica con i suoi ’ncoppa e abbascie, annanze e arète.

 

Li potete esprimere in italiano oppure in dialetto (o anche metà e metà); in prosa o in rima, in chiaro o in modo surreale; al passato o al presente…
Potete inserirli come commenti a questo articolo o – meglio ancora – mandarli in Redazione per la revisione di questo bel dialetto, che però non è per niente facile da scrivere…

Insomma, per una volta diciamo perché ci piace, questa benedetta isola… che se ci stiamo e ci torniamo una ragione ci sarà..!

 

 

20 Marzo 2013. A Dante Taddia piace vivere a…
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’A Dragonara

So’ romano e no ponzese:
cinquant’anni che ce vengo,
nun ho certo artre pretese
Ma ner core Ponza tengo

Ogni scojio, baia, anfratto
Ne’ la mente ci ho stampati
E ppe’ me è chiaro fatto:
visti a noto so’ fatati

Una mojie ci ho trovato
E la tengo, sempre quella!
Er dialetto l’ho ’mparato
quann’essa era ’uagliuncella

Quanne ’a sera d’a staggione
ce ne jeveme passianne
’n faccia a tutte ’sti persone
Pe’ st’ammore sparpetianne

’O core mie sta a’ Draunara
Simme jute da spusate
Pe’ ’sti scale cosa rara
Mille vase nci’amme date

’U figlie nuoste c’è cresciute
Saglie e scenne pe’ ’sta via
’nu servizzie, avasce è gghiute
E ampresse torna in allerìa

Ereme certo giuvinotte
’u ciate curte nun ce steva
Matine, sera e puro ’a notte
Senz’affanne se saglieva

Amo Ponza tutta, a fonno
Ma ’sto sito pe’ noi due
È ’n amore a tutto tonno
che ce scalla come er bue

cor somaro er bambinello
E nun chiedo ’n’artra cosa:
che ’sto sito resti quello
e ppe’ noi la vita è rosa

Dante Taddia

 

A Martina Carannante piace vivere a…

Santa Maria e Le Forna

Quando Sandro, in un viaggio in nave, mi ha anticipato questa nuova idea, subito ne sono stata entusiasta. A me piace vivere dove vivo, ma poi subito mi sono chiesta: “Ai ponzesi piace vivere a..?”
A questa domanda non ho ancora trovato risposta, però voglio raccontare a tutti i lettori, a me dove piace vivere e perché.
Io vivo a S. Maria, oltre la dimora di Circe, dove splende il sole da mattina a sera e le ore sono scandite dall’infrangersi delle onde sulla spiaggia. Sono onorata, oltre che felice di vivere lì, perché?
Perché quando mi sveglio la mattina, mi affaccio dal balcone e vedo tutto il Porto: le barche da pesca, l’aliscafo mentre attracca, le Chiese e il monte Guardia che con lo scirocco “si mette sempre un bel cappello”.
Perché in estate non c’è caos: è come andare a teatro e sedersi in galleria e non in platea.
Perché quando spira il maestrale è come trovarsi in un “ventre di vacca”, mentre con il levante è come stare in una tempesta perfetta!
Mi piace, anche, vivere a Le Forna, sulla Chiesa, dove vivevano i miei nonni.
Perché da lì si vede Palmarola che gioca con il sole al tramonto; perché a tre passi di strada ho tutto quello che mi serve, dai negozi agli amici; perché al piano di sopra c’è mia zia che già a prima mattina è in cucina ed inebria l’aria con odori fantastici!
In effetti, a me piace proprio vivere a Ponza, che sia a S. Maria o a le Forna, in un condominio o in una casa isolata, in spiaggia o sulla Guardia… L’importante per me è Ponza, un’isola che sa far male e soffrire, ma anche un luogo fantastico unico al mondo di cui non posso fare a meno!
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A Polina Ambrosino piace vivere a…
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Salita Croce
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Quando spunta il sole al mattino, te lo ritrovi dritto in faccia, bello e tondo, che sia inverno o che sia estate.
E quando il levante spazza Sant’Antonio e alza refoli di sale e sabbia, il suo sibilo entra tra le fessure delle finestre e fa vela con le tende.
Di sera, lentamente, vedi la luce del tramonto riflettersi sui vetri delle case del porto mentre ascolti la campana della chiesa che suona il Vespro. Lentamente scende il buio e d’inverno la rada riflette le luci tremolanti dei lampioni, in silenzio.
D’estate è tutto un luccichio di insegne e lampi dei fari delle auto, di voci che salgono dalla strada verso su, dove tutto questo spettacolo si offre allo sguardo, ogni giorno un po’ diverso, ma ogni giorno un po’ uguale a quello prima.
Sotto casa, due giardini confinanti, uno più elegante, fiorito, l’altro un orto curatissimo, con il vecchio pozzo e la “preula” ombrosa… chi li cura si alza presto, pota e annaffia… gli odori arrivano su alla finestra e segnano le stagioni.
Il Venerdì Santo i balconi si illuminano con le luci per accompagnare la processione.
A San Silverio, dal balcone, vedi il porto e sembra un quadro di Mirò, con i colori forti, spesso a contrasto, delle luminarie e delle case, mentre i fuochi d’artificio, zigzagando tra le barche dei turisti, ti sembrano arrivare dritto il testa…
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E il tempo passa, dal balcone, ormai quasi sempre chiuso, non vedi più passare Salvatore ‘u luongo che si appoggia al vecchio palo di legno, prima di continuare la salita, non c’è più Giuantonio a zappettare il suo orto e a curare le galline, zia Prizzita e Marietta non ti mandano le cento benedizioni come sempre facevano ogni qualvolta salivi fin lassù. Cannetiello con la sua spasella non sale più affannato la salita, Pompeo e Ninuccia non prendono più il fresco nel cortile, Assunta non chiama più a gran voce le gemelle che litigano davanti alla Santa Croce, Mena non si affaccia più dal suo giardino a chiamare noi che siamo sotto, Luciella non aspetta più i suoi turisti con in mano cuscini e lenzuola… Nemmeno mia madre fa più le sue torte per tutti loro, ai compleanni o per San Silverio…
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Ora, salendo le antiche scale, saluti zia Civita, appoggiata al suo portoncino a respirare l’aria di primavera e più avanti trovi la maestra Giovanna che, sempre elegante e sorridente, scende per una commissione o Francuccio che esce per fare quattro chiacchiere al bar…
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Mi piacerebbe vivere lì, in via Salita Croce, 26… in quella strada che ha perso per sempre i passi di tantissimi suoi abitanti, ma che resta la strada del mio cuore.
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Salita Croce

Ponza. Alba

La rada del Porto

Spiaggia di S. Antonio e il porto. Vecchia cartolina

Alba dalla Salita Croce

Il sole dietro la Torre

Salita Croce. Il palo

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4 commenti per Perché mi piace vivere a…

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