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Toponimi ponzesi

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di Vincenzo Bonifacio (Enzo)

 

Il toponimo è il segno linguistico di una località che testimonia il legame con il passato, è come un relitto che emerge dalla sabbia che è necessario collocare nell’ambito del  tempo e della cultura che lo ha generato. La difficoltà sta nei molteplici significati che poteva avere e di quelli che oggi noi forse arbitrariamente attribuiamo; inoltre bisogna ancora considerare le modifiche linguistiche o fonetiche che sono avvenute nel corso del tempo. La stessa genesi della parola, anche se parte da una osservazione oggettiva, è frutto della percezione individuale ed è pertanto il risultato di una emozione mediata da numerose componenti culturali e dal vissuto personale. La toponomastica è dunque una materia complessa che si presta ad interpretazioni talora non verificabili ma che comunque vale la pena indagare e sulle quali è bello confrontarsi.

Durante la compilazione del mio libro – leggi qui – ho dovuto spesso interpretare situazioni di toponomastica locale per le quali ho proposto soluzioni che potrebbero non essere esaustive, considerata proprio la complessità dell’argomento.

A tal proposito un esempio è rappresentato dal toponimo “Gavi” per il quale recentemente ho trovato una spiegazione che sembra più convincente;  durante una visita nel paese di Bevagna ho assistito alla festa delle “Gaime” nel corso della quale i quartieri del paese competono in una simpatica rievocazione medioevale. In realtà la parola “Gaima” deriva dal termine “gwaima” di origine celtica e significa “guardia”. E’ stato facile accostare questo termine a quello dell’”isola delle Gaime” vale a dire di Gavi. In effetti nella mappa “Isole di Pontio” del XVI secolo sono presenti a sud dell’isola la “Guardia grande” al centro la “Guardia moresca” e di fronte  all’estremità a nord l’“isola delle Gaime”.
Tutti questi termini stanno ad indicare la presenza di torri di guardia sui rilievi più strategici. L’uso del termine celtico sarebbe compatibile con il periodo della colonizzazione farnese durante la quale era certamente presente una popolazione di cultura nordica.

A questo punto sempre con la prudenza che richiedono talune affermazioni va considerata anche la zona dell’isola che guarda l’isola di Gavi, vale a dire l’Incenso. Il toponimo sembra  derivare dalla parola latina “incenso” (part. pass.) che significa letteralmente “bruciato, incendiato” e che deriva dal verbo “incendere” ; il termine fu usato molto nel periodo medioevale, soprattutto in ambito religioso (si veda anche il Glossarium infimae et mediae latinitatis di Du Cange, 1688).

A volte anche parole che sembrano avere significato immediato possono riservare sorprese; è il caso della Cala delle Felci o più propriamente “o Fèlice”. L’accostamento che si offre immediatamente alla mente è quello delle comuni piante sempreverdi; ma considerando che il termine originale è usato al singolare e che comprende chiaramente la parola élice, si arriva proprio all’elce che non è altro che il leccio (quercus ilex).

Molti toponimi che riguardano la nostra isola, soprattutto quelli delle zone più interne, risalgono all’ultima colonizzazione borbonica e riflettono chiaramente l’assegnazione delle proprietà (come ‘I Conti’, ‘Gli Scotti’, ‘I Sandolo’…), molti nomi costieri sono probabilmente di origine più antica, ma la fonte principale di provenienza è comunque da ricercare nell’antico dialetto campano.

Ponza come tante località del Mediterraneo ha risentito dell’apporto culturale e linguistico che fin dall’antichità è stato mediato dai naviganti.
Un esempio è il nome “cala” che accostiamo abitualmente a molti toponimi costieri (Cala Inferno, Cala dell’Acqua…);  la presenza di tale denominazione vuole evidentemente aggiungere una funzione al nome della stessa della località. Sulle origini del termine sono state proposte diverse ipotesi: dal latino antico “calare”, nel senso di “scalo”, “approdo”. Dal verbo arabo “Kala’a” (proteggere, custodire) si formano “kallaha” e “muhallah” nel senso di “ancoraggio”, “spiaggia riparata e sicura”. Nell’italiano il termine può essere entrato dall’antico siciliano  influenze greco-arabe).

Similmente il toponimo “La Caletta” che segnala una spiaggetta dietro il porto di Ponza ed un’altra a Le Forna è senz’altro un diminutivo del precedente ma, viene usato localmente in maniera molto più circostanziata e definita così come sembra sottolineare l’uso dell’articolo prima del termine.

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2 commenti per Toponimi ponzesi

  • arturogallia

    Caro Vincenzo Bonifacio,
    l’articolo è molto interessante, come lo è stato il suo libro che ho avuto modo di studiare a lungo (e sul quale mi piacerebbe un giorno soffermarmi con lei).

    Per quanto riguarda il toponimo “Gaime”, è molto interessante la sua ipotesi che ne attribuisce l’origine ad un toponimo di origine celtica. Tuttavia, mi suona molto strana l’affermazione

    “L’uso del termine celtico sarebbe compatibile con il periodo della colonizzazione farnese durante la quale era certamente presente una popolazione di cultura nordica”.

    Che cosa intende per nordica? I Farnese, come è risaputo, avevano stretti rapporti – diplomatici e di parentela – con la casa reale spagnola, per cui mi risulta strano che ci fossero guarnigioni “nordiche” tra le loro fila, a meno che non intenda soldati provenienti dalle Fiandre, allora sotto la sovranità spagnola, ma le Fiandre non sono certo celtiche o teutoniche. Ma questa è solo una mia considerazione e spero la prenda come spunto per un dibattito costruttivo e non come critica fine a sé stessa.

    Infine, ne approfitto per chiederle lumi sulla carta di fine ‘600 ISOLA DI PONTIO da lei pubblicata alle pp. 74 e 76-77 del suo volume, recante lo stemma farnese. Lei indica che è presa da una collezione privata: se è possibile può approfondire la questione? (Lo stesso dicasi della gouache di D’Anna del porto di Ponza)

    A presto!
    Arturo Gallia

  • Antonio Stavole

    Io ho letto, nei vari portolani a partire dal 1200, che l’isola veniva chiamata La Gabia, e successivamente Gabia, fino all’odierno Gavi. Non so quali nomi girassero in età classica, ma credo che comunque l’influsso della frammentazione linguistica sia evidente! Ovviamente la mia è solo un’idea, ma appena avrò tempo proverò ad informarmi meglio!

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