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“Emma. Diario d’amore di un comunista al confino. Ponza 1939”, di Giulio Turchi

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segnalato da Rita Bosso

 

Biblioteca di storia moderna e contemporanea 

Comunicato stampa 

EMMA

Martedì 12 marzo 2013, alle ore 17.00 presso la Biblioteca di storia moderna e contemporanea, Palazzo Mattei di Giove (Via Michelangelo Caetani 32, Roma), verrà presentata l’opera di Giulio Turchi, Emma. Diario d’amore di un comunista al confino. Ponza 1939, a cura di Gianfranco Porta; postfazione di Gioia Turchi, Donzelli, 2012. Ne discutono: Alessandra Gissi e Maria Serena Sapegno. Coordina: Andreina De Clementi. Sarà presente il curatore del volume.

«Mi precipitai per le scale, come se ciò mi potesse abbreviare il tempo che mi restava ancora da attendere prima di vedere Emma. Nella saletta giunsi prima io di lei; tremavo tutto, molto di più di quanto tremassi quando l’attendevo alla casa di pena. Ad ogni passo che udivo nel corridoio, a ogni giro di chiave nel cancello di ingresso dal quale sapevo che anche lei sarebbe entrata, un tuffo al cuore. Finalmente il passo noto, quel passo che io riconoscerei fra mille: Emma».

Dopo dieci anni di carcere fascista, nel 1937 Giulio Turchi, «comunista sovversivo», ha scontato la pena per cospirazione politica inflittagli dal Tribunale speciale e crede di essere in procinto di tornare a casa… Ad attenderlo fuori ci sarà la sua Emma, la giovane compagna che ha sposato undici mesi prima di essere incarcerato e che per dieci anni lo ha seguito di prigione in prigione per poterlo incontrare anche solo pochi minuti durante i «colloqui». E invece no, il regime non si fida; dalla galera Giulio passerà direttamente al confino, in una peregrinazione che durerà altri sei anni. A Emma non sarà nemmeno concesso di condividere con lui questa nuova segregazione. Grazie alla sua caparbietà, dopo soltanto un mese dall’arrivo di Giulio sull’isola, lei otterrà il permesso di visitare il marito alle Tremiti.
Scritto nel 1939 dal confino di Ponza, Emma è il diario inedito nel quale Giulio racconta la sua attesa, le aspettative, i timori, le tenerezze, il loro ritrovarsi e infine la felicità insperata di quei giorni insieme.
Neanche quel diario gli viene però concesso di tenere con sé. Sequestrato dalla polizia, resterà sepolto a lungo negli archivi del ministero. Solo molti anni dopo la morte di Giulio, una mano amica lo farà riemergere dagli incartamenti dove era finito, per consegnarlo a Emma. E lei lo custodirà gelosamente per tutto il resto della sua vita, come fosse la voce stessa di Giulio.

Giulio Turchi, fiorentino, operaio metallurgico specializzato, militante del Partito comunista, trasferitosi a Roma fu arrestato nel 1927, all’età di 25 anni, per cospirazione politica. Nel 1928 il Tribunale speciale lo condannò a ventun anni di reclusione. Scontò la pena fino al 1937, quando passò direttamente dal carcere al confino, che si protrasse fino al 1943. Pochi mesi prima dell’arresto aveva sposato Emma Forconi, una giovanissima sarta fiorentina. Dal 1927 al 1943 Giulio e Emma rimasero separati, ma si scrissero senza interruzione: lettere, cartoline, telegrammi. Dopo la Liberazione, Turchi ha fatto parte della giunta municipale del Cln di Roma. Eletto una prima volta nel 1948 alla Camera dei deputati, ha ricoperto più tardi anche il ruolo di questore. All’interno del Pci è stato per lungo tempo membro del Comitato centrale e della Commissione centrale di controllo, nonché amministratore del partito. È morto nel 1974.

Andreina De Clementi ha insegnato Storia contemporanea all’Università L’Orientale di Napoli.

Alessandra Gissi insegna Storia contemporanea all’Università L’Orientale di Napoli.

Maria Serena Sapegno insegna Letteratura italiana alla Sapienza Università di Roma.

 

 

Per informazioni: Biblioteca di storia moderna e contemporanea, e-mail b-stmo.info@beniculturali.it

 

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