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Fin dove possono fuggire i marinai? “A salty dog” dei Procol Harum

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proposto da Sandro Russo

 

Durante la preparazione dell’articolo conclusivo sulle piante ‘forastiere’ trasferite in una nuova terra, mi sono imbattuto in questa vera perla in versi, immagini e musica.

Il riferimento è l’ammutinamento del Bounty, avvenuto realmente nel 1789 su una nave della flotta di sua Maestà il Re d’Inghilterra, i cui marinai si rivoltarono contro la dura disciplina del capitano Bligh quando – frastornati dalla libertà sessuale delle donne di Tahiti dove la nave si era fermata per caricare migliaia di piante dell’albero del pane – disarmarono il capitano e gli uomini rimasti a lui fedeli e li abbandonarono su una scialuppa in mezzo al mare.

L’ammutinamento del Bounty  – Illustrazione dell’ammutinamento in una incisione dell’epoca (da Wikipedia). Vi è raffigurato anche l’atto di gettare fuori bordo le piante. Il capitano Bligh e i suoi uomini  poi si salvarono, dopo aver coperto 6700 Km in 47 giorni di navigazione in condizioni estremamente disagiate: un record unico nella marineria di tutti  tempi

L’ammutinamento del Bounty ha avuto varie trasposizioni cinematografiche (vedi in seguito).

 

Su questa traccia si innestano una esecuzione originale dei Procol HarumA salty dog – opera della collaborazione tra il tastierista Gary Brooker, leader e ‘voce’ del gruppo e il ‘paroliere’ Keith Reid, cooptato tra i membri effettivi della band. L’album che la contiene, dal titolo omonimo – A Salty Dog – del 1969, è il terzo album dei Procol Harum.
Il testo è l’eco di varie leggende marinaresche.

Il brano divenne molto conosciuto anche per essere stato la sigla finale di una trasmissione della tv dei ragazzi dal titolo “Avventura”, condotta da Bruno Modugno, per una diecina d’anni, a cavallo degli anni ’70; come tale è rimasto impresso nella memoria di un’intera generazione di ragazzini.

Il logo della “John Player & Sons”, più noto come “Player’s”, una manifattura di tabacco e sigarette di Nottingham (U.K) costituita nel 1832, ha chiaramente ispirato l’immagine di copertina del disco

Le immagini del video sono tratte da Il Bounty  (The Bounty), un film del 1984, diretto da Roger Donaldson e interpretato da Mel Gibson, Anthony Hopkins, Daniel Day-Lewis, Liam Neeson e Bernard Hill. Il cast comprende illustri attori (futuri premi Oscar) quali Anthony Hopkins, Mel Gibson, Sir Laurence Olivier, Daniel Day-Lewis e Liam Neeson.

È la terza versione della storia del famoso ammutinamento adattata per lo schermo dopo La tragedia del Bounty, film del 1935 con Clark Gable e Charles Laughton e Gli ammutinati del Bounty del 1962 con Marlon Brando e Trevor Howard.

 

 

 

Music video: musica e versi da ‘A Salty Dog’ Procol Harum (1969);  immagini dal film ‘The Bounty’ regia di Roger Donaldson (1984)

Qui di seguito il testo originale e la traduzione del pezzo del Procol Harum

 

A salty dog

 

‘All hands on deck, we’ve run afloat!’

I heard the captain cry

‘Explore the ship, replace the cook:

let no one leave alive!’

Across the straits, around the Horn:

how far can sailors fly?

 

A twisted path, our tortured course,

and no one left alive

We sailed for parts unknown to man,

where ships come home to die

No lofty peak, nor fortress bold,

could match our captain’s eye        

 

Upon the seventh seasick day

we made our port of call

A sand so white, and sea so blue,

no mortal place at all

We fired the gun, and burnt the mast,

and rowed from ship to shore

          

The captain cried, we sailors wept:

our tears were tears of joy

Now many moons and many Junes

have passed since we made land

A salty dog, this seaman’s log:

your witness my own hand

 

Un lupo di mare

“Tutti in coperta, rimettiamoci in rotta!”
sentii gridare il capitano
“Esplorate la nave, sostituite il cuoco:
non lasciate nessuno vivo!”
Attraverso gli stretti, intorno a Capo Horn:
fin dove possono fuggire i marinai?

Un sentiero difficile, la nostra strada tormentata,
e nessun sopravvissuto
facemmo vela per luoghi sconosciuti all’uomo,
dove le navi vanno a morire
Nessuna vetta elevata, nessuna audace fortezza
poteva eguagliare l’occhio del nostro capitano

Al settimo giorno di mal di mare
trovammo l’approdo
Una sabbia così bianca, un’acqua così azzurra,
un posto non fatto per i mortali
Scaricammo il cannone, bruciammo l’albero
e remammo dalla nave alla spiaggia

Il capitano gridava, noi marinai piangevamo:
le nostre erano lacrime di gioia
Ora molte lune e molte estati
sono trascorse da quando siamo approdati
Un lupo di mare, questo marinaio:
ti sia testimone la mia mano.

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