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Incontro a Ponza con tre ‘furastere’. (3). La pianta dai fiori rossi

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di Sandro Russo

Per la seconda parte, leggi qui

 

Sulla via del ritorno si prende la strada ’i vasci’u camp’, che “sempre cara mi fu…” a causa di questa casa, alla quale ho legato moltissimi ricordi.

La casa ’i vasci’u camp’ com’è ora

La parentela era con il fratello della nonna Natalina, ’u zi’ Austeniéll’ (Agostino Romano) e la casa era della famiglia ‘Romano’, ma il personaggio di maggior spicco della casa era ’a zi’ Restetuta. Piccola, bruttina, nera nera, ma con un cuore grande e una presenza che illuminava casa sua e la nostra, quando veniva a far visita ai miei nonni d’u Puòrt’ (d’a via Nova, in realtà: Ciccillo Zecca e Natalina, la cognata): leggi qui.

Quando arrivava lei, portava l’abbondanza: prodotti dell’orto, fichi, formaggi e l’immancabile coniglio, la sua specialità, per cui è ancora ricordata sull’isola.
Ma la generosità della zi’ Restetuta non si fermava ai doni. Ci ospitava anche nella grande casa ’i vasci’u camp’ – che fungeva anche da emporio, alimentari, spaccio di generi vari – per tutti i giorni che volevamo restare, mio cugino Franco e io, insieme ai suoi figli, più grandi di noi: ‘Llerina o Lleri’ (Allegrina) e Peppe. Ma queste sono altre storie…

Fatto sta che ci passo sempre volentieri per quella strada, in fondo alla quale abitano anche amici più recenti.

C’é un punto da dove lo sguardo abbraccia le due metà del mondo: da una parte il versante di cala Feola; dall’altra l’apertura sui faraglioni di Lucia Rosa. Uno scorcio capace di ritornare nei sogni!

Piante di carciofi con vista su Lucia Rosa: devono essere per forza più buoni degli altri!

Ed è proprio poco più avanti della casa della zi’ Restetuta che sono stato chiamato da questa pianta… che ben conoscevo, certo; non era una novità assoluta come le altre, ma stavolta con un particolare in più: i fiori rossi!

Ora l’avranno capito tutti che si tratta di un eucalipto: pianta molto comune in Italia, ma ‘forastiera’ come poche altre, infatti è una pianta degli antipodi: viene dall’Australia.

Sono piante (alberi) sempreverdi, appartenti alla famiglia delle Myrtacee e se ne conoscono circa 600 specie.
Sono arrivate in Europa intorno al 1777, dopo la 3a spedizione di Cook in Australia. Il botanico francese L’Héritier battezzò la pianta Eucalyptus colpito dalla particolarità dei fiori che saltavano fuori come trattenuti da un tappo: dal greco eu (bene) e calyptos (coperto): dal fiore ben nascosto.

La varietà più diffusa in Italia è Eucalyptus camaldulensis, dalla Collina dei Camaldoli, presso Napoli, dove la specie venne descritta per la prima volta.

Il successo e la maggior diffusione dell’eucalipto in Italia data al ventennio fascista. Durante la bonifica dell’Agro pontino ne vennero piantati numerosi esemplari sia in funzione frangivento che come drenante, per l’enorme capacità di assorbimento delle radici e la successiva dispersione foliare  [Antonio Pennacchi, in Canale Mussolini, il suo libro del 2010, dedica un posto di rilievo a questi alberi grandi e generosi che assorbono l’acqua e prosciugano i campi].

Molto noti sono anche gli impieghi farmacologici e fitoterapici dell’olio essenziale di eucalipto (estratto dalla foglie, contenente terpeni tra cui eucalyptolo, canfene, pinene): antico balsamico per le affezioni dell’apparato respiratorio. Chi non ricorda i ‘suffumigi’ fatti ponendo alcune gocce dell’olio balsamico in un bacile di acqua molto calda: il tutto da inalare con la testa coperta da un asciugamano? A Ponza si chiamavano i fumiént’; a Cassino – nell’altra lingua della mia infanzia – sprufùnne o peggio ancora: zuffùnne…

Ma negli esemplari di Eucalyptus (ancora degli alberelli, in realtà) che mi sono balzati incontro su via abbasci’u camp’ sono stati i fiori ad attirarmi di più; tanto che anche dopo averli fotografati ben bene sono andato a riguardarli meglio, in un esemplare della stessa specie trovato vicino casa, a Lanuvio (RM), Castelli romani.

L’eucalipto è un fiore senza petali!

I sepali (le foglioline che racchiudono il fiore quando è in boccio) si sono fuse in una piccola coppa, fornito da un minuscolo coperchio, anch’esso conico da cui, al momento della fioritura, esplodono le centinaia di stami che costituiscono il singolo fiore. Essi possono essere rossi (come nella nostra varietà, ancora in via di identificazione), rosa, arancio, gialli o bianchi, con le antere cariche di polline.

Nell’ultima foto è evidente la struttura del fiore dell’eucalipto: non ci sono petali, ma solo stami (la struttura maschile) in cui il filamento porta in cima le antere (si vedono come dei puntini gialli) con il polline; al centro il pistillo (la struttura femminile)

Si viaggia, con le piante! Nello spazio e nel tempo… Siamo partiti da vasci’u camp’ di oggi e siamo arrivati in Australia e poi in Europa al tempo delle spedizioni di Cook; siamo passati per le paludi pontine all’epoca della bonifica del regime fascista; una capatina ai Castelli romani e torneremo a Ponza, anche per vedere se il famoso parassita – la cosiddetta Psilla lerp – di cui si parla tanto a proposito dell’eucalipto è già arrivato sull’isola (sta facendo strage di alberi in Sardegna).

 

Nella prossima puntata: “Le piante: ospiti o invasori?”

[Incontro a Ponza con tre ‘furastere’. (3). Continua]

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1 commento per Incontro a Ponza con tre ‘furastere’. (3). La pianta dai fiori rossi

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