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2009-07-28_13-34-58 a2-8 ernesto-14 m3-7a 000093_b Immagini storiche di Ponza

Spigolature da “Incontri culturali”. Luoghi, nomi, significato. Le Forna

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 di Francesco De Luca (Franco)

Per il versante nord dell’isola, abitata dai Fornesi il chiarimento più illuminante degli eponimi si trova nel libro di Vincenzo (Enzo) Bonifacio: Pontio, l’Isola di Pilato – edizione Vianello Libri – 2011.

 

A tal proposito faccio rilevare che le fonti da cui ho tratto notizie sono:
Tommaso Montaruli – Relazione al Ministro dell’Interno (1810);
Pasquale Mattej – L’Arcipelago ponziano (1857);
Giuseppe Tricoli – Monografia per le isole del gruppo ponziano (1855);
Luigi Maria Dies – Ponza perla di Roma (1950);
Luigi Sandolo – Ponza nel suo passato trimillenario – Cavallotti editori (1976);
Apollonj Ghetti– L’arcipelago pontino – Fratelli Palombi  (1968).

Il libro di Vincenzo (Enzo) Bonifacio ha gettato raggi di luce su alcune delle più intrecciate questioni derivanti dai nomi. Perché? Perché, riportando le cartine geografiche del passato, ha disancorato le denominazioni dalla colonizzazione borbonica (1734), riportandole a fonti marinare che le utilizzavano. I testi degli storici romani, per il versante nord dell’isola, non ci sono d’aiuto. E allora? Allora c’è soltanto da soffermarsi su quei nomi che compaiono nelle carte nautiche. Da qui la preziosità della ricerca di Bonifacio.

Cosa dicono le carte? Ebbene in una carta di J. BleauTerra di Lavoro olim Campania Felix del 1654 compare una Cala del Forno, e poi, un’altra mappa, denominata Isole di Pontio dall’ Archivio Farnesano di Napoli del 1589 circa, raffigura una Cala del Forno e una Cala Fornelle.

Il riferimento alla presenza di “forno“ è chiaro.

Forni per cuocere cosa? E’ da escludere la cottura della calce perché non c’è presenza di roccia calcarea. I “forni” alludevano all’estrazione del “bianchetto” o caolino, conosciuto nell’antichità e utilizzato per la porcellana, per l’intonaco. L’estrazione del bianchetto faceva somigliare lo scavo a “forni”. Aderiscono a questa immagine e all’ipotesi suggerita sia il Mattej sia il Tricoli.

Dalle pagine di Bonifacio invece, che riporta la relazione del generale Barrientos – 1584 – sullo stato dell’isola, si fa menzione di forni per il trattamento di rocce vetrose, per cui si potrebbe dedurre la presenza di forni per la fabbrica di oggetti (mai trovati). In ogni caso il toponimo riporta a forno.

Ma il Montaruli, nel 1810, accenna ad un villaggio chiamato Forne, e nel 1847 il Mattej chiama quel villaggio Le Forne. Cosa voglio sottolineare? Che la dizione ufficiale, quella attuale di Le Forna,  sembra volersi sganciare dalla matrice “forni”, come a cercare una dignità più elevata e meno popolare. Che però rimane (la matrice popolare) nelle forme dialettali: Furnise (i Fornesi) e Furnese (le Fornesi). Questa è tesi mia.

Il velo di mistero non viene lacerato dal Bonifacio sulla denominazione “Punta Incenso”. Poiché relazioni fra quella parte dell’isola e l’incenso non si riescono a riscontrare. Si cerca uno spiraglio in tutte le direzioni. Ebbene la carta geografica che disegna la Tonnara all’isola di Ponza – inizi del 1800 – parla chiaro: quella punta era chiamata Punta Incenso. Dunque non c’è che una strada da percorrere: trovare un collegamento con l’incenso. Mistero.

 

 (Otto Wilhelm Hermann Abich, Ponza, dalle Karte der Ponza Inseln, 1838 – cartina tratta da Pontio, l’Isola di Pilato di Vincenzo Bonifacio)

Così non è per Calacaparra. Vano è l’approccio partendo dai concetti cala, e da caparra. Infruttuoso e vano. Nella Mappa del Pandi(1807) quella zona è chiamata collecaprio, e in un’altra di Otto Wilhelm Abich (1838) collecaprico. Qui sì che c’è luce. Le “capre” e la loro presenza in quei luoghi hanno suggerito il nome.

 

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1 commento per Spigolature da “Incontri culturali”. Luoghi, nomi, significato. Le Forna

  • arturogallia

    Sempre molto interessante.
    Per quanto riguarda Punta Incenso, attraverso la lettura della cartografia storica si può notare che il toponimo si trova anche come “Incenzo” e “Vincenzo”. Quest’ultimo potrebbe essere l’originale, da cui poi è derivato l’attuale (e non l’omonima pianta e spezia). Come altri luoghi denominati con un nome di persona, “Punta Vincenzo” probabilmente si riferisce alla proprietà della terra in prossimità della punta. Solo altre ricerche potrebbero sciogliere il nodo.

    Mi permetto di rilevare alcuni errori nel volume di Bonifacio per quanto riguarda la lettura delle carte, soprattutto per quanto riguarda alcuni toponimi… (lo dico solo perché ho avuto il piacere di studiare alcune delle stesse carte da lui citate e ho potuto confrontarle con il libro…)

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