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Risposta alla “Letterina”

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di Francesco Ferraiuolo (Franco)

Per la “Letterina” di Martina, leggi qui

 

Ciao Martina, sei sempre quella “personcina” intelligente, speciale, gradevole e con tanta curiosità, che io ricordo ai tempi della scuola media.

Oggi, che sono in pensione, spesso mi domando se, nel corso della mia docenza, ho saputo contribuire allo sviluppo delle attitudini dei miei ex alunni, a suscitare in essi, anche in coloro demotivati e con poca voglia di applicazione, sani valori ed ideali.

Tu sei, sicuramente, insieme a tanti altri, un’ottima risposta al mio cruccio, che mi rincuora e mi dà sollievo.

Ancora oggi mi sento privato di qualcosa, per la verità già dall’indomani del mio passaggio all’incarico di dirigente scolastico, dopo aver vinto il relativo concorso; mi manca quel particolare ambiente di lavoro che è costituito dall’aula: mi mancano gli studenti.
Per strada, vedo tanti nuovi bambini e, talvolta, mi diventa insopportabile il pensiero che io non so niente di loro, delle loro aspirazioni, dei loro problemi e che non potrò più occuparmi utilmente di loro; d’altronde, 42 anni di servizio nella scuola sono, come si dice, “una vita” e non si possono cancellare di colpo.

Mi è rimasta la passione per l’impegno civico e politico, ravvivata dalla mia partecipazione alle ultime elezioni amministrative, a cui sono stato spinto e convinto dall’invito di tantissimi estimatori.

Il risultato elettorale, sebbene ragguardevole, come saprai, non è stato sufficiente, per pochissimi voti, a farmi eleggere alla carica di Sindaco, ma non per questo mi sento sconfitto.

Ricordo una celebre frase di Paulo Coelho che dice: “Non sei sconfitto quando perdi, ma quando desisti”; io non desisterò e continuerò a fare la parte che mi compete secondo le linee e lo stile che ho rappresentato nei miei interventi consiliari e, da ultimo, anche in un mio intervento fatto su “Ponza racconta” in data 14 novembre 2012 (leggi qui).

E’ vero che in questi ultimi tempi sono stato un po’ sottotono nella mia azione di opposizione (non so di Antonio) ma ho passato, interiormente, momenti terribili (ancora non del tutto sopiti) da quel tragico giorno in cui il mio grande amico Peppe, con cui ho condiviso anche tante battaglie politiche per quello che abbiamo ritenuto fosse il bene della nostra comunità, mi è venuto a mancare in maniera così inaspettata e fulminea, sotto gli occhi, mentre stavamo tranquillamente conversando in quel di S. Antonio.

Quella morte, ex abrupto, così particolarmente inaccettabile, mi ha gettato nello sconforto, mi ha tolto volontà ed energie, mi ha portato a riflettere profondamente sul mistero della vita e della morte e sulla nostra miseria umana.
Ma chi ha il dono della fede, come me, ha un grande aiuto ad uscire da questi momenti di crisi esistenziale.

Nella tua “letterina” dici che “Ponza e i ponzesi sono sofferenti, stiamo morendo, anzi “si stanno ammazzando corpi già morti”, e il miracolo di rivivere non è ovvio”.

Per fare degli esempi, Ponza non potrà rivivere certamente con l’imposto Piano di Assetto Idrogeologico (PAI), che la penalizza in maniera così devastante e che deve necessariamente, subito, essere concretamente mitigato, ricontrollando tutto il territorio con esperti geologi per escludere, anche con azioni di disgaggio e apposizione di cartellonistica, almeno quelle parti che oggi non presentano caratteristiche di imminente pericolo;

Ponza non potrà rivivere con il proposto Piano di Utilizzazione degli Arenili (PUA) e annesso programma per l’area portuale, che parafrasando una frase del Sindaco, sembrano  “la madre di tutte le illogicità”;

Ponza non potrà rivivere con un sistema di comunicazioni marittime cervellotico e allo sbando, e con un eliporto, che seppure munito di tutte le autorizzazioni, sembra non venga utilizzato per il soccorso sanitario notturno per decisione unilaterale dell’operatore;

Ponza non potrà più rivivere se non si creeranno, subito, le condizioni per togliere l’isola dalla disoccupazione più nera che si sia mai registrata da decenni e decenni a questa parte.

Dico solo questi esempi, che mi sembrano i più cruciali, ma se ne potrebbero citare tanti altri.

Il “miracolo di rivivere”, come tu dici, certamente non è ovvio ma sicuramente non potrà realizzarsi con un’Amministrazione che sembra aver poco consenso nell’isola e poca influenza e forza politica fuori di essa.

Il rimedio per far vincere Ponza l’hai indicato tu stessa nella tua “letterina”: dobbiamo ricominciare …e dobbiamo farlo tutti insieme!

Ma il “tutti insieme” postula la costituzione di un organismo civico, democratico, largamente partecipato e condiviso, basato sul volontariato, che abbia come scopo la promozione dello sviluppo sociale, economico, culturale e politico della comunità di Ponza, al fine di creare le migliori condizioni di convivenza civile dei residenti, considerati nella loro insostituibile funzione di presidio, quali principali protagonisti della vita isolana.

Un progetto che esalti il ruolo primario dei ponzesi, quali autentici interpreti della realtà insulare, riconoscendo agli stessi la capacità di intervenire con le scelte più adeguate e consapevoli, a fronte del continuo ed incombente tentativo dell’imposizione di culture, scelte politiche ed economiche da parte di soggetti esterni.

Tale organismo dovrebbe perseguire il suo scopo attraverso studi, convegni, pubblicazioni, manifestazioni e azioni tendenti a sensibilizzare l’opinione pubblica e le istituzioni sui maggiori problemi locali e sulle relative possibili soluzioni da adottare, tenendo conto della storia, delle tradizioni, delle vocazioni, delle peculiarità e quant’altro serva a rendere ogni iniziativa di sviluppo compatibile con il ‘sistema isola’, nel quadro di nuove, moderne e razionali concezioni proiettate nel futuro.

Questo, a mio modo di vedere, penso, sia un modo per tentare di risollevarci… e su questa impostazione dò la mia piena adesione.

Antonio non l’ho sentito, ma credo che anche a lui questa impostazione non dovrebbe dispiacere.
L’episodio della richiesta congiunta del Consiglio Comunale ha dimostrato che io e lui, pur così diversi caratterialmente e nel modo di pensare, siamo capaci di trovare punti di raccordo sui grandi temi che investono lo sviluppo socio economico dell’isola; i superiori interessi di Ponza vengono prima di tutto!

E poi, quella foto che hai messo a margine della tua “letterina” non dimostra che il gatto ed il cane hanno trovato il modo di giocare insieme?

Chissà che non troviamo il modo di mettere insieme, metaforicamente, tutti i cani ed i gatti dell’isola nel grande gioco per salvare Ponza! Ci vogliamo provare?

Con voi giovani e con il vostro entusiasmo tutto è possibile… ed anche con noi che siamo rimasti giovani nell’anima, nella mente e nel cuore!

 

Ciao Martina, a presto… e dammi il cinque.

 

Francesco (Franco) Ferraiuolo

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1 commento per Risposta alla “Letterina”

  • Martina Carannante

    Caro Franco, non sai che piacere leggere la tua risposta alla mia “letterina”. Capisco il tuo momento di distacco da mondo, la perdita di Peppe è stata per tutti un fulmine al ciel sereno, io non ha avuto l’opportunità di conoscerlo e di apprendere da lui, ma so che stava facendo un ottimo lavoro, specialmente per risolvere il problema dei collegamenti. Aveva molti documenti ed era integerrimo in questa guerra. Ora però tutto è perduto. La lotta si è affievolita ed il disagio è enorme. Anche per lui bisogna fare qualcosa, per non perdere il suo lavoro e il suo impegno, per tenerlo, ancor più, vicino a noi.

    I problemi a Ponza sono tantissimi, tu li hai elencati in maniera esemplare, ma ora, proprio come dici tu, dobbiamo tutti darci una mano, lavorare e progredire insieme. Tutti insieme io penso che possiamo farcela a risollevare Ponza… VOLERE È POTERE!
    Hai il mio cinque.
    A presto
    Martina

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