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0046-046 h-19 h-31 foto-13 55 Una delle volti delle camere delle grotte di Pilato

In visita al passato

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di Lino Catello Pagano

 

La stradina stretta tra muri a secco e fiori rampicanti da un lato, e dall’altra parte il mare e il tuo profilo che si slancia verso il largo, isola magica!

Quel portone di ferro e di fronte la minuscola Chiesetta.

Entro e mi avvicino all’altare dove la Madonna della Salvazione mi guarda.

Un segno di croce e una preghiera che arrivi in cielo: che l’ascoltino coloro che ti sono vicini, seduti nella beatitudine.

Gradini bianchi di calce in una breve discesa accompagnano il mio passo cadenzato. Giù, dove una volta c’era un grande spiazzo, ora ci sono delle cappelle. Scorro i nomi apposti su ciascuna di essa e penso al tempo che passa e al destino. Chi si trova qui non ha bisogno di indirizzo; tutti conoscono tutti. Mi addentro in questi vicoli ciechi, che portano alla grande grotta dove qualche potente dell’ antica Roma avevano la sua villa; più sotto, a livello del mare, c’è il murenaio…

Ora dormono tutti nella pace eterna – madri, padri e figli – in lapidi di marmo che nel tempo sono diventate grigie per i fumi dei ceri accesi.

Qui nell’angolo in basso, la tomba a me più cara, dove un’intera famiglia riposa: il padre, la madre, la figlia e la nipotina. Questa è la mia famiglia materna.

Resto qui a parlare con i miei cari, cercando cosa dire, emozionato, come se loro sentissero le mie parole, dette piano e fra i denti; piano per non far rumore e per non far ascoltare ad altri i nostri segreti, in quella pace dove anche il vento tace. Mi guardo intorno; forse è solo un caso che trovo la tomba dei vicini, quelli che anche in vita erano a fianco alla casa dei miei…

Intorno tutto è silenzio; solo i miei passi scricchiolano sul selciato,

Prendo commiato da loro esco e giro l’angolo. Un’altra famiglia che mi appartiene, mio nonno, mia nonna, mio padre, suo fratello e sua sorella: un’intera generazione,. Lì sono in molti, parenti cognati e amici…

Lascio nel silenzio la casa dei parenti e a passi lenti ritorno alla via che porta giù alla ‘batteria’. Mi soffermo ogni tanto e guardo qua e là… Quanti amici che hanno preso possesso della loro postazione definitiva… Là c’è Gaetano, più giù c’è Giovanni, ecco lì riposa Sem…

Mamma mia quanti amici partiti che si saranno ritrovati insieme dall’altra parte! Chissà quante partite a briscola o a tressette a perdere o a ruba mazzetto!

Arrivo fino in fondo tra muri e scalini e mi fermo per un momento a guardare lo spettacolo che sono i faraglioni della Madonna. L’acqua è di un verde smeraldo e in quella pace vado col pensiero a quando noi, giovani e belli, accompagnavamo i nostri vecchi alla loro ultima dimora.

Per caso mi ritrovo in un piccolo spiazzo dove un piccolo monumento rivolto alla Mecca ricorda coloro che per disgrazia perirono in terra straniera, ma non sono stati lasciati fuori dal luogo Santo.

Lungo la strada del ritorno passo per un’altra zona fatta di stradine strette e calce bianca; gradini alti dove faccio fatica a tenere il passo. Con il fiato corto, ritrovo altri amici che non pensavo avessero già intrapreso il lungo viaggio. Mi appoggio e con occhi umidi di lacrime tiro fuori il fazzoletto e con rispetto le asciugo.

Mi siedo sotto l’albero sulla panchina a riprendere il fiato. Mi guardo intorno e tra una cappella e l’altra intravedo i faraglioni del Bagno vecchio.

Ora, con le spalle ad un versante e il volto all’altro, considero come mai questo posto meraviglioso sia stato scelto dagli Antichi; non solo per rispetto ma come simbolo: il punto di partenza e quello della meta finale.

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