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L’irreversibilità: fattore dilagante

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di Franco De Luca

 

In un precedente articolo ho tentato di utilizzare il concetto di irreversibilità nell’analisi della situazione economica ponzese per trarne qualche indicazione  pratica di sviluppo. Cercherò di replicare la stessa operazione nell’analisi della situazione scolastica di Ponza.

Le vicende di questi ultimissimi anni dicono che l’istituzione scolastica sull’isola deteriora di anno in anno sia nell’aspetto quantitativo sia in quello qualitativo. Ciò in relazione a due fattori:

a  –  scarsa popolazione scolastica:

b  –  politica ministeriale dei tagli.

Non ci sono bambini e si perdono classi. Questo in un parlare brutale. E, di conseguenza, gli insegnanti diminuiscono, il tempo scolastico si frammenta, la qualità dell’insegnamento ne risente. La funzione scolastica  tutta si immiserisce.

Questo anche perché lo Stato non tollera eccezioni ai suoi provvedimenti. E dunque non considera le piccole isole e le sue particolari esigenze formative.

Si fanno discorsi comuni, si prevedono parametri quantitativi a livello nazionale, si emettono provvedimenti a pioggia che danneggiano le situazioni a rischio, come quelle delle piccole isole.

E questo irreversibilmente, nel senso che rifarsi a modelli organizzativi del passato risulta inadeguato. I bisogni reali, le soluzioni mirate sono osteggiate, perché divergenti dal percorso dei provvedimenti comuni.

E allora? Allora ad una diminuzione di diritti soddisfatti occorre rispondere con una chiarezza di intenti e una strategia programmatica per realizzarli.

Se la scarsa Scuola dell’Infanzia non riesce a unirsi di fronte all’unico obiettivo valido e cioè: offrire agli alunni il meglio delle possibilità  (strutturali, funzionali, organizzative ) rimarrà impantanata fra Scuola Privata e Scuola Pubblica, Scuola a Le Forna e Scuola a Ponza. E nell’indecisione perderà Sezioni e Insegnanti.

Se la scarsa Scuola Elementare non risponderà compatta all’unico obiettivo valido e cioè: come bisogna organizzarsi per offrire agli alunni il massimo delle possibilità formative?, ci si accapiglierà per affermare principi estranei alla funzione scolastica (quali: favorire alunni a discapito di altri, far primeggiare un’organizzazione scolastica su altre, salvaguardare i posti di lavoro, intervenire il meno possibile sull’esistente per paura del nuovo).

La qual cosa dividerà ulteriormente il corpo dell’utenza (famiglie e bambini ), contrapporrà gli Enti preposti (Amministrazione – Famiglie – Scuola ). Agevolando, così stando le cose, la mannaia dello Stato che sulle divergenze colpisce con noncuranza.

Inoltre, poiché appare chiaro che la Dirigenza scolastica non ha mente per guidare con fermezza e coscienza la Scuola ponzese occorre che l’Amministrazione comunale se ne faccia carico. Anche per non correre dietro alle modifiche che la Regione apporterà ogni anno.

Le decisioni da prendere riguardano le strutture edilizie da utilizzare o da riadattare. Poi le tipologie organizzative. E poi le iniziative curricolari per localizzare gli apprendimenti.

La Scuola è espressione del territorio (negli edifici, negli insegnanti, negli alunni e nelle famiglie, nella cultura), se ne nutre e l’alimenta. A vederla oggi è la copia fedele della comunità: senza orientamento.

Per svolgere la funzione di promozione culturale deve prendere coscienza di sé: delle sue possibilità interne e degli apporti esterni.

Sotto questo riguardo la decisione dell’Amministrazione di togliere la finalità Finanziaria alla Scuola Superiore e indirizzarla al Turismo la trovo appropriata.

Appare chiaro infine che è  irreversibile il processo: il futuro vedrà nuovi tagli, più forti contrasti, inevitabili nodi cruciali divenire emergenza.

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