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Questo tempo scomodo che è il nostro presente

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di Luisa Guarino

 

Forse la colpa è dei primi giorni del nuovo anno, che portano con sé, più che un’occasione per i bilanci – si fanno a fine anno, e io poi ho l’abitudine di non farne mai – qualche momento in più per guardarci intorno. Così c’è anche qualche minuto per soffermarsi sugli interventi più recenti degli amici di Ponza racconta, tutti ugualmente cari al mio cuore, anche quelli che non conosco o non ricordo. Leggevo in particolare l’ottimo Franco De Luca con il suo “Dietro ai ricordi di Pasquale Scarpati”  – leggi qui – con immediata risposta di quest’ultimo.

I ricordi sono una cosa bellissima, un patrimonio che ci appartiene e ci fa ritrovare come singoli e come comunità, ma attenzione a non perdersi nella nostalgia fine a se stessa: a forza di voltarci indietro rischiamo un solenne torcicollo.

È vero che Ponza racconta è nata proprio con le premesse che ben sappiamo, come la testata del sito ben ci rammenta non appena lo apriamo. Ma dobbiamo sforzarci di vivere il nostro presente, per costruire nonostante tutto qualcosa di meglio per il futuro, soprattutto per i nostri giovani.

Il rimpianto che Franco esprime è quello che provano un po’ tutte le comunità, soprattutto quelle piccole come la nostra: spopolamento, mancanza di solidarietà, di coesione, senso d’appartenenza, generosità verso l’altro, indolenza. Provate a parlare con chi vive in qualche paese dei Lepini, tanto per fare riferimento a una realtà a noi vicina: le loro parole sarebbero un’eco perfetta alle nostre. Certo, noi abbiamo un enorme problema in più: viviamo in un’isola, siamo in mezzo al mare. Il che è la nostra forza e il nostro limite (e scusate se uso il plurale, io che a Ponza sono nata ma non ci vivo).

È bellissimo e dolcissimo ricordare come eravamo, come vivevamo: prima bambini, poi adolescenti e giovani, avevamo tutti i nostri cari, e gli amici, Ponza ci apparteneva anche fisicamente, senza limiti, le estati erano interminabili e tutte una magia. Mia madre raccontava sempre che all’inizio della ‘stagione’ (che da noi, si sa, è solo una) appena mettevamo piede a Ponza, io e mio fratello Silverio correvamo con le braccia aperte come uccelli dalla casa di Via Roma attraverso tutta Piazza Pisacane e fino al Caffè Tripoli, urlando a gran voce “Libertàaa!”.

Vallo a fare oggi. Ciò nonostante tuttora per me Ponza è il posto più bello del mondo, nonostante mille problemi, difficoltà, delusioni, amarezze, dispiaceri, battaglie, ad essa direttamente o indirettamente legati. E’ l’unico posto al mondo che ha quell’odore e quell’atmosfera, in cui provo quel senso di pienezza e di felicità senza motivo.

Ma trovo normale che i “cronisti” cui Franco si riferisce, siano “animosi, corrivi”, non tanto, credo, per “l’irreversibilità che li incattivisce”, ma perché sono dentro il momento che stanno e stiamo vivendo. Non può esserci visione distaccata, ma commento, critica, approvazione (poca), disapprovazione (parecchia), come nel caso del PUA. Molti vogliono dire la loro. Ed è giusto che sia così, perché il confronto è sempre costruttivo, e poi siamo in democrazia.

Non è possibile che il passato fosse tutto bello e oggi sia tutto da buttare. Dobbiamo impegnarci perché così non sia.

Anche perché il momento che ci è dato di vivere è il migliore che abbiamo: non sprechiamolo.

Prospero e sereno 2013 a tutti.

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