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Togliatti a Ponza

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di Paolo Iannuccelli

 Abbiamo raccolto la testimonianza di Mario Marcelli, direttore dell’ufficio postale di Ponza Porto dal 1949 al 1956. Marcelli ricorda con lucidità l’arrivo del leader comunista, l’anno seguente l’attentato. “Togliatti doveva giungere a Ponza in incognito, almeno questa era l’intenzione degli organizzatori della gita, i quali,non avevano fatto i conti con la radio isolana che non aveva stazioni, non aveva i potenti mezzi della RAI, ma era capace di captare il ronzio di una mosca a chilometri di distanza.

Quando il grande leader comunista pose piede sulla terra di Ponza,rimase piacevolmente sorpreso nel trovare ad attenderlo,non solo il capo della sezione del PCI locale, Temistocle Curcio,  con tutti gli iscritti,ma una folla di gente. Gente educata che, entusiasticamente, gli tributava gesti di simpatia. Fu scortato all’EEA dove era pronta per lui la migliore stanza. Lo vediamo  nella foto, in detto ristorante, insieme a Maria Picicco, denominata la “madre  dei confinati”. Leggi qui “le donne ponzesi nel ventennio”

Era venuto,Togliatti, per una visita – lampo, ma forse preso per la gola dall’incomparabile cucina, sopraffatto dalla spontanea gentilezza che incontrava, preso dalle meraviglie naturali dell’isola visitata a fondo, con Zannone e Palmarola, decise di prorogare il soggiorno. Complice anche il vino prodotto in località Fieno, con il suo misterioso aroma e le sue sfumature di sapori antichi. La notizia del prolungamento a Ponza della sosta dell’ l’importante uomo politico, giunse alle orecchie delle autorità provinciali ed il questore di Latina, con nutrita e bene armata scorta, piombò sull’isola per esercitare severa sorveglianza per la sicurezza personale di Togliatti. Si accorse subito che non ve ne era bisogno: tutto era tranquillo e gli isolani erano felicissimi e orgogliosi di ospitare un così importante personaggio. La Direzione delle Poste, mi fulminò con un dispaccio urgentissimo, con precedenza assoluta, che con perentorio stile medievale ordinava l’apertura dell’ufficio telegrafico a rotazione continua, fino a nuovo avviso. Disposi immediatamente i turni e il telegrafo rimase aperto ventiquattrore su ventiquattro. Gli operatori non ebbero molto da fare, scarso e di ordinaria amministrazione fu il traffico. Il questore ed il leader fecero insieme lunghe escursioni, ammirando  le meraviglie isolane. Ogni anfratto,ogni scoglio,richiamava la loro attenzione. Come tutto in questo mondo, anche la permanenza a Ponza di Togliatti e del Questore con la sua scorta ebbe fine.  La direzione delle Poste, forse per colpevole dimenticanza, non diede l’ordine di ripristinare l’orario di ufficio normale che rimase, quindi, continuativo in ottemperanza a le disposizioni ricevute. Di ciò dopo qualche giorno,informai il mio carissimo amico Aldo Cavalcanti che subito si attivò e immediatamente giunse il contrordine. Compilai le note per il pagamento dello straordinario e le inviai alla Ragioneria per il visto, ma furono respinte: dovevano comprendere solo il periodo della effettiva permanenza nell’isola di Togliatti. Era un’assurdità, una meschina scusa per sfuggire ad una responsabilità. Fu ancora una volta Cavalcanti che appianò la faccenda e ogni dipendente ebbe la sua giusta mercede”.

 

 

 

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