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Grotte Azzurre

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di Franco De Luca

 

Da fanciulli, noi nati nell’immediato dopoguerra, in estate, facevamo da accompagnatori ai turisti che venivano da Anzio.

S’era agli inizi del fenomeno turistico e all’arrivo della nave al Molo Musco noi si andava per portare i bagagli, indirizzare nelle case d’affitto o per accompagnarli in giro in barca.

Le barchette per lo più erano a remi e i luoghi pertanto erano quelli vicini al porto: la Parata, le grotte di Pilato, Frontone. Quando non si era premuti dall’ora della partenza ci si arrischiava finanche a ‘u spaccapurpo  – ed era una vera faticaccia.

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Immancabile la visita alle Grotte Azzurre. Sì, avete capito bene, alle Grotte Azzurre. Oggi sparite non solo dagli itinerari turistici ma anche dalla memoria.

Eppure le grotte Azzurre davano la loro sicura emozione !

Si dovrebbe correggere “la grotta Azzurra” perché in effetti è quella non raggiungibile da mare a presentare la sua particolare bellezza. Perché la luce, penetrando nello speco dalla cavità sotto il livello dell’onda, rende le acque all’interno, di un verde smeraldo, intenso e brillante. La grotta a fianco permette l’approdo sulla spiaggia e, attraverso un cunicolo interno, immette nella grotta azzurra vera e propria.

Ricordo le espressioni di meraviglia dei turisti prima, quando bisogna attraversare il cunicolo quasi al buio, e poi l’entusiasmo prorompente nel vedersi immersi in un’acqua di colore tanto intenso che il corpo prende la colorazione verde.

Era una visita dal sicuro effetto sui villeggianti e riempiva di orgoglio anche noi che ci sentivamo i padroni di quella meraviglia.

Questo sentimento di appartenenza del luogo vorrei che fosse tenuto a mente anche nel prosieguo di questa mia riflessione. Perché? Perché in genere, e se mi attribuisco giudizi impropri, fatemelo rilevare, noi Ponzesi consideriamo le bellezze dell’isola come qualcosa a sé stante, non le abbiamo fatte nostre, non le abbiamo avvolte di ponzesità. Le ammiriamo, le decantiamo, ce le vendiamo come immagine ma non fanno parte della nostra vita. Come dovrebbe avvenire, e avviene, per tutti i luoghi vissuti .

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Quando il Mattej dice che ‘u Casecavallo era uno scoglio simbolo per i coloni, tant’è che le ragazze da marito vi andavano per toccarlo e propiziarsi così il matrimonio, attesta un processo di umanizzazione del territorio, ossia un portare a condizione paesana ciò che è una semplice roccia.  Se questo processo non viene attivato per negligenza o indifferenza succede come per le grotte Azzurre: sono state rimosse dalla memoria. Non esistono più.

Sì, lo so, ci fu un crollo della parete e ne fu impedito l’ingresso, ma questo avvenne vent’anni fa. Nessun Ente: Pro-Loco, Assessorato, Associazione affittabarche ne ha lamentato l’assenza o ne ha perorato la riapertura. Tanto che ora l’accesso è reso difficile non per cause naturali !

Perché ? Perché noi Ponzesi ancora non riusciamo ad armonizzarci col territorio, non lo sentiamo nostro. Così lasciamo che il destino delle cose si compia senza di noi. Questo non possiamo permettercelo più e dobbiamo farci fronte.