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u-37 e-06 k2-18 11 antonio_darco L'interno della grotta

Grotte Azzurre

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di Franco De Luca

 

Da fanciulli, noi nati nell’immediato dopoguerra, in estate, facevamo da accompagnatori ai turisti che venivano da Anzio.

S’era agli inizi del fenomeno turistico e all’arrivo della nave al Molo Musco noi si andava per portare i bagagli, indirizzare nelle case d’affitto o per accompagnarli in giro in barca.

Le barchette per lo più erano a remi e i luoghi pertanto erano quelli vicini al porto: la Parata, le grotte di Pilato, Frontone. Quando non si era premuti dall’ora della partenza ci si arrischiava finanche a ‘u spaccapurpo  – ed era una vera faticaccia.

Immancabile la visita alle Grotte Azzurre. Sì, avete capito bene, alle Grotte Azzurre. Oggi sparite non solo dagli itinerari turistici ma anche dalla memoria.

Eppure le grotte Azzurre davano la loro sicura emozione !

Si dovrebbe correggere “la grotta Azzurra” perché in effetti è quella non raggiungibile da mare a presentare la sua particolare bellezza. Perché la luce, penetrando nello speco dalla cavità sotto il livello dell’onda, rende le acque all’interno, di un verde smeraldo, intenso e brillante. La grotta a fianco permette l’approdo sulla spiaggia e, attraverso un cunicolo interno, immette nella grotta azzurra vera e propria.

Ricordo le espressioni di meraviglia dei turisti prima, quando bisogna attraversare il cunicolo quasi al buio, e poi l’entusiasmo prorompente nel vedersi immersi in un’acqua di colore tanto intenso che il corpo prende la colorazione verde.

Era una visita dal sicuro effetto sui villeggianti e riempiva di orgoglio anche noi che ci sentivamo i padroni di quella meraviglia.

Questo sentimento di appartenenza del luogo vorrei che fosse tenuto a mente anche nel prosieguo di questa mia riflessione. Perché? Perché in genere, e se mi attribuisco giudizi impropri, fatemelo rilevare, noi Ponzesi consideriamo le bellezze dell’isola come qualcosa a sé stante, non le abbiamo fatte nostre, non le abbiamo avvolte di ponzesità. Le ammiriamo, le decantiamo, ce le vendiamo come immagine ma non fanno parte della nostra vita. Come dovrebbe avvenire, e avviene, per tutti i luoghi vissuti .

Quando il Mattej dice che ‘u Casecavallo era uno scoglio simbolo per i coloni, tant’è che le ragazze da marito vi andavano per toccarlo e propiziarsi così il matrimonio, attesta un processo di umanizzazione del territorio, ossia un portare a condizione paesana ciò che è una semplice roccia.  Se questo processo non viene attivato per negligenza o indifferenza succede come per le grotte Azzurre: sono state rimosse dalla memoria. Non esistono più.

Sì, lo so, ci fu un crollo della parete e ne fu impedito l’ingresso, ma questo avvenne vent’anni fa. Nessun Ente: Pro-Loco, Assessorato, Associazione affittabarche ne ha lamentato l’assenza o ne ha perorato la riapertura. Tanto che ora l’accesso è reso difficile non per cause naturali !

Perché ? Perché noi Ponzesi ancora non riusciamo ad armonizzarci col territorio, non lo sentiamo nostro. Così lasciamo che il destino delle cose si compia senza di noi. Questo non possiamo permettercelo più e dobbiamo farci fronte.

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1 commento per Grotte Azzurre

  • Luigi Maria Dies

    Da “Ponza Perla di Roma”

    GROTTE DI SANTA MARIA

    Sulla vena raggiante di riolite, a Santa Maria,
    che comprende la Ravia, l’Obelisco e il monte
    sterile, a mare, osserva la fuga dei sei archi,
    che sembrano la prova dell’antica ebollizione della
    pasta granitica eruttata. Il secondo arco, da terra,
    è l’ingresso alla popolare grotta azzurra di Ponza.
    E’ bella; anch’essa rotonda, con volta di colonnine
    prismatiche orizzontali. Invasa dal mare, non ne è
    completamente posseduta, perchè il moto ondoso ha
    accumulato, intorno al fondo della parete circolare,
    ciottoli e ghiaia. E’ grotta ampia, più vicina
    all’abitato, e vi accorrono tutti anche per
    deliziarsi del fenomeno ottico per cui, in certe ore
    di luce, i corpi immersi diventano azzurri; e quel
    banco interno di detriti si presta alle allegre
    comitive per consumare là dentro gaie cenette……….
    ………………………………………………………………………………………………………………………………
    ………………………………………………………………………

    Ciao Franco, eccomi qua.
    Hai perfettamente ragione, presto la memoria della bellezza delle grotte di Santa Maria sarà cancellata dalla mente dei Ponzesi. Proprio il mio lavoro mi porta a fare questa dolorosa affermazione. In altri tempi, i barcaioli erano disponibili e capaci di provare e far provare le emozioni che tu stesso hai ricordato, Oggi ripeto con te:
    “E una visita dal sicuro effetto sui villeggianti e riempie di orgoglio anche noi che ci sentiamo i padroni di questa meraviglia.”
    Ma non puoi immaginare quanto io mi senta gratificato dalla riconoscenza di tante persone che, all’inizio, con la giusta diffidenza accettano il mio ordine di scendere sulla spiaggia che ha ormai ha colmato la grotta per i suoi tre quarti, e faticosamente si sottopongono alla tortura, per un “cittadino” di camminare carponi per il tratto di qualche metro sui ciottoli levigati, graffiandosi la schiena nel tunnel che tanti anni fa si percorreva comodamente in piedi. Li sconcerta ulteriormente l’ultimo consiglio che aggiungo: portate la macchina fotografica… ma non vi trattenete più di cinque minuti, chi vuole può uscire a nuoto. I cinque minuti si vanno sempre a far benedire, chi si è fatto qualche graffietto non se ne cruccia minimamente, ma quando ritornano in barca li sento raggianti per una emozione che mai avrebbero pensato di poter provare così intensa ed inebriante.
    A questo punto concludo il mio sermoncino informativo in questi termini.
    Sono queste le grotte chiamate da sempre “grotte di Santa Maria”, oggi sono anche chiamate “Azzurre” per lo splendido colore verde smeraldo che si diffonde dalle sue acque, ma forse anche perché qualcuno ha maldestramente pensato di renderle più belle facendo il verso a Capri. O forse tanti anni fa, quando le acque erano più profonde l’azzurro c’era veramente. Queste grotte piano piano si stanno chiudendo nell’arco di un processo che ha visto l’isola di Ponza erosa per i due terzi in trenta milioni di anni. Stanno per essere dimenticate perché sui circuiti brevi delle gite in barca si cimentano ormai quasi soltanto i tanti collaboratori che, bravissimi lavoratori, con le loro conoscenze e il loro scarno italiano possono fare solo danni. Di loro sarà ricordato il dito con cui mostrano da lontano le bellezze dell’isola. Di me che vi ho accompagnato in questa fantastica scoperta si dirà che sono un delinquente fuorilegge. Ma la vera Perla sulla torta di Ponza sono stati gli interventi di chi vive nell’ambiguità di difendere qualcuno cercando soprattutto di difendere se stesso. Chiuse le grotte venti e passa anni fa, e nessuno accusò il colpo, chiusa Chiaia di Luna da oltre un decennio, e a qualcuno ha fatto anche gioco, anche qua tutti zitti o comunque poca determinazione nelle proteste.
    E siamo ai nostri giorni.
    Firmare per chiudere, basta firmare, sei anche un benemerito, firmare per aprire, è necessario che qualcuno se ne assuma la responsabilità, conoscete qualche individuo che abbia ancora oggi questa mostruosa deformità? A Ponza serve un mostro. Ci si trincera dietro le carte, si prospettano possibili interventi milionari risolutivi ma molto futuribili, si citano le leggi e nel nome della legalità non si fa nulla, tranne difendere la propria poltrona. Ormai quasi tutta l’isola, nei suoi tratti di costa più fruibili turisticamente, è chiusa e i danni sono incalcolabili e praticamente irreversibili per le generazioni di operatori di oggi. Forse si punta a mettere sul mercato un’isola in ginocchio e in svendita. Se è così, presto l’isola rifiorirà. Basterà applicare le stesse leggi che permettono di tenere aperti tutti grandi complessi di impianti di risalita in montagna dove di incidenti ne accadono più che al mare, forse con le leggi che in poche settimane faranno riaprire l Ilva di una Taranto avvelenata e piangente i suoi lavoratori morti.
    I nostri fortunati eredi riapriranno anche Ponza. Ma quali saranno i nostri eredi?
    Tutto crolla in natura. Quando il territorio era gestito da chi lo viveva, di un imminente pericolo si avvertiva la sensazione, tutto ciò che poteva franare veniva fatto cadere senza aspettare che cadesse da solo. Oggi, soffocati dalle competenze di una miriade di enti, se tocchi un sasso vai in galera …ma solo se sei un povero cristo. Siamo tutti in attesa di qualcosa, ma se non saremo uniti dovremo tirare tutti i remi in barca.
    …E poi ci sono le grotte di Pilato…

    Ciao Franco ti abbraccio. Luigi Dies

    Il libro PONZA PERLA DI ROMA è stato ristampato ed è reperibile presso la “Cartoleria Tabacchi” di Genoveffa Datri.

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