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La scarpetta dei defunti, il mio modo per commemorarli…

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di Martina Carannante

 

“Ogn’anno, il due novembre, c’é l’usanza
per i defunti andare al Cimitero.
Ognuno ll’adda fà chesta crianza;
ognuno adda tené chistu penziero.”

( Totò, Antonio De Curtis in ’A Livella)

 

Ogni anno la sera del primo novembre una bambina sceglieva le scarpe più belle e capienti da mettere sotto il letto.

Per antica tradizione, la notte tra il primo e il due novembre, i cari defunti scendono sulla terra a riempire le scarpe con dolciumi e caramelle per i bambini che si sono comportati bene; mentre se la condotta non è stata ottimale,“i zampitt” si trovano pieni di cipolle, patate e altri ortaggi.

La scelta della scarpa, a casa mia, era un’impresa ardua. Cercavo le scarpe più grandi e più belle del mio papà e le nascondevo sotto al letto; poi scendevo giù dai nonni, prendevo gli stivaloni di nonno Aldo e li mettevo in salotto. Dopo tutta quest’organizzazione andavo a dormire. La mattina successiva, il primo pensiero era andare a controllare se i doni tanto attesi fossero arrivati. La risposta non tardava mai ad arrivare. Le scarpe e gli stivali erano pieni di dolciumi e se qualche volta c’erano anche patate e cipolle, voleva dire che i nostri cari da lassù avevano pensato anche al pranzo per il giorno successivo; allora correvo in cucina da nonna a portarle il suo regalo. Per ringraziamento, quando nel pomeriggio tornavo sul cimitero, portavo un mio giochino a quelle anime care che avevano avuto un pensiero buono per me e recitavo per loro una preghiera.

“Ogn’anno, puntualmente, in questo giorno,
di questa triste e mesta ricorrenza,
anch’io ci vado, e con dei fiori adorno
il loculo marmoreo ‘e zi’ Vicenza”

(Totò, Antonio De Curtis in ’A Livella)

Ogni anno, nei giorni precedenti all’inizio di novembre, sul cimitero avviene una cosa strana. Tutte le cappelle chiuse e segregate per un anno intero vengono aperte: sono pulite e sistemate, i centrini lavati e i candelabri lucidati, in un trionfo di fiori e colori. Tutto è pulito e sistemato per la ricorrenza dei defunti, ma non per la commemorazione; questo perché essi si devono ricordare sempre, tutti i giorni, a casa, in cappella o su una tomba nuda e spoglia. L’importante è il ricordo e il pensiero per i nostri cari che non ci sono più, non tutto “l’apparecchiamento” per la bella figura.

Quante cose sono cambiate con il passare degli anni, le scarpette sotto al letto non le posso più mettere, ma regalo lo stesso ai miei cari lassù qualche preghiera; neanche i bimbi di oggi, però, conoscono questa vecchia usanza. La maggior parte conoscono Halloween, festa anglosassone importata con il consumismo americano; si va casa per casa travestiti da mostri a dire: “dolcetto o scherzetto?”, ma non si mettono più scarponi la sera prima e pian piano queste usanze si vanno dimenticando.

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2 commenti per La scarpetta dei defunti, il mio modo per commemorarli…

  • francesca iacono

    Credo anch’io che i nostri cari che non ci sono più bisogna ricordarli ogni giorno….portare dei fiori sulle tombe va anche bene ma bisogna fare in modo che non vengano mai dimenticati…..
    Anche io da bambina mettevo la scarpa per ricevere i doni ed il giorno dopo andavo a ringraziare…..

  • Pasquale

    Le scarpe , le più capienti, le mettevo sotto il letto matrimoniale in tutte le case degli zii che abitavano vicino casa mia e poi il giorno dopo,di buon mattino, facevo la…. questua – ciao Pasquale

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