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Mons. Luigi M. Dies. Luci ed ombre

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di Silverio Lamonica

Mons. Dies, senza ombra di dubbio, era una persona di elevata cultura. A mio avviso dopo di lui non ci sono stati altri parroci a Ponza che lo abbiano uguagliato nel campo del sapere, ma – probabilmente – nemmeno coloro che lo precedettero brillavano più di lui.
Non sono al corrente dei suoi rapporti con i vari membri della sua famiglia che, in verità, non interessano né credo sia elegante indagare nel privato.
La sua formazione spirituale e culturale, a causa degli stessi dati anagrafici, avvenne in una chiesa ancora legata alla tradizione ottocentesca e, quindi, dogmatica fino all’eccesso e ossequiante verso il concetto di “autorità” e nella relativa “infallibilità” di chi ne era investito, religiosi o laici che fossero, purché questi ultimi fossero ovviamente cattolici osservanti e praticanti. Il dialogo fra le varie confessioni religiose e i relativi incontri nella basilica del Frate Santo di Assisi, erano ancora di là da venire.
Mons. Dies attraversò il periodo fascista con la drammatica catastrofe della guerra, quando si prodigò per lenire le sofferenze materiali dei suoi parrocchiani. Poi ci fu l’avvento della repubblica e la “guerra fredda”, si immedesimò nell’anticomunismo e nella lotta spietata “ai senza Dio”. Tale atteggiamento non cambiò, o cambiò poco, con l’avvento del Concilio Vaticano II (di cui ora si celebra il cinquantenario). Perciò suo nipote Luca non deve meravigliarsi se il suo dotto zio suscitasse anche antipatie, non solo da parte dei comunisti militanti, ma anche da parte di alcuni cattolici praticanti; io stesso sono testimone di alcune critiche che gli rivolgeva il Dr Martinelli, allora medico curante anche della mia famiglia, nonché segretario della D.C. isolana, il quale criticava le “mortificazioni corporali” che monsignore si infliggeva con un cilicio, e lo invitava a praticare una dieta meno ricca di grassi e carboidrati. Per non parlare poi dell’appoggio che quel parroco diede al Dr Sandolo, allora sindaco, quando confluì nella D. C. e il Dr Martinelli, che lo avversava in maniera furibonda, si vide messo da parte: apriti cielo!
Luca e gli altri nipoti devono comprendere che tutti, non esclusi i beati alla San Francesco o San Silverio (il primo si attirò le ire paterne per la sua scelta di vita e il secondo l’odio di Teodora per non aver riabilitato un vescovo eretico) e i geni come Leonardo e Marconi, hanno suscitato e suscitano simpatie e antipatie (chi più chi meno) e questi sentimenti opposti si avvertono maggiormente nei confronti di personaggi importanti che, loro malgrado, si schierano da una parte o dall’altra.
Franco de Luca parla di un “fascino capzioso” che quel parroco possedeva, non ha tutti i torti. Il giorno dopo che ricevetti da lui la prima comunione, a metà giugno del 1952, per cui avevo undici anni, Mons. Dies – in un incontro riservato in chiesa ai neo-comunicati – annunciò che in occasione di un tale evento si manifestava una vocazione al sacerdozio. Quel giorno indicò me, come futuro predestinato. Bontà sua, vedeva in me un futuro pastore di anime. Ma quando riferii la cosa ai miei genitori, mia madre mi sconsigliò vivamente, mio padre, invece, fu più “possibilista” (sebbene fosse un comunista militante!). Fatto sta che non entrai in seminario, intrapresi un’altra strada, anche se un po’ affine, quella del maestro di scuola. Approdai poi al PCI per diventare successivamente segretario della sezione di Ponza negli anni ’80! (Monsignore, già da diversi anni non era più tra noi). Il tentativo di acquisire nuovi proseliti al sacerdozio era legittimo, come pure accrescere il numero degli aderenti all’azione cattolica. E lo ricordo ancora alla testa di un corteo di ragazzini percorrere le strade di Ponza e invitare i giovanissimi alla “dottrina” al suono di un campanello. Quegli atteggiamenti, ai giorni d’oggi, sarebbero considerati quanto meno invadenti e “capziosi” e Silverio Corvisieri nella sua opera “All’Isola di Ponza”, mette in gran risalto questi comportamenti “da crociata” di Don Luigi. Ma i tempi erano quelli che erano.
Però Mons. Dies con le sue ricerche ed i suoi preziosi scritti, ha rivalutato la nostra isola, solo il Tricoli e il Mattej, prima di lui, avevano illustrato le isole ponziane nella loro globalità. I vari studiosi, specie inglesi e francesi, avevano effettuato studi specifici che il nostro erudito sacerdote aveva approfondito e poi ne aveva trasfuso gli elementi essenziali nella sua famosa guida “Ponza perla di Roma”, nulla a che vedere con certe “guide turistiche” moderne che invogliano il visitatore al “mordi e fuggi”. E poi il suo libro su San Silverio: “Un faro di luce nel Mar Tirreno” tratto dai testi del Duchesne, Procopio di Cesarea e altri, pone nel giusto risalto la grandezza del Papa Martire.
L’Avv. Sandolo che parallelamente effettuava in quel periodo ricerche su Ponza, il Maestro Ernesto, e altri isolani hanno seguito – in questo campo – le sue orme e spero vivamente che altri ancora, in futuro, lo faranno.
A ciò va ad aggiungersi l’ampliamento della chiesa e la sua stupenda decorazione interna con il prezioso mosaico dedicato alla Santissima Trinità( e qui rimando a quanto ha già scritto Gino Usai su questo sito). E poi il Santuario della Civita…
In Dies molti ravvisano solo le luci, altri scorgono anche le ombre ma, a conti fatti, considerando il notevole patrimonio culturale che ci ha lasciato, possiamo affermare che le prime prevalgono sulle seconde e di gran lunga.