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La S.A.M.I.P. nella storia. I parte

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di Bruno Pianigiani

 Ogni attività umana produce allo stesso tempo benessere e danno, l’importante è limitare il danno e spendere una buona parte delle proprie energie per ripararlo, sempre che ce ne sia data la facoltà.
Avendo taciuto per oltre trentacinque anni, pensando di non dover rinnovellare antichi dolori, leggendo ed ascoltando opinioni faziose all’inverosimile, dovute ad una appartenenza ed ad una mancata conoscenza dei fatti e della loro cronologia, mi sento in dovere d’inviarvi questo mio scritto per difendere la memoria d’un galantuomo, che mi ha dato  i natali e che spese gran parte della sua vita lavorativa in quel che reputò essere una sua creatura.

 

Premessa

Il compito dello storico è quello di analizzare i fatti e le cronache del periodo in esame oggettivandole nel contesto dei tempi in cui si verificano: condizioni sociali, economiche, culturali, ambientali, relative agli equilibri mondiali, continentali, nazionali, regionali, famigliari e di costume.

Il tutto avulso, il più possibile, da faziosità ideologiche, politiche e nazionalistiche, quindi cercando di avere una visione d’insieme, più oggettiva, per andare al particolare.

La storia la fanno gli uomini con i loro moti intellettuali, le loro azioni ed il loro sentire.

 

La S.A.M.I.P. (Società Mineraria Isole Pontine) nella storia

La S.A.M.I.P. è stata inaugurata nel 1937 ( XV anno dell’era fascista ) “con il massimo interesse di S.E. il Capo del Governo (Mussolini), che seguiva personalmente lo sviluppo del settore minerario italiano”.

A quei tempi l’economia italiana, a soltanto settantasei  anni dalla proclamazione del regno d’Italia (1861-1937), tendeva a rincorrere un’economia industriale in evoluzione già dal XVIII secolo in Gran Bretagna ed in Germania.

Il Giardino d’Europa era handicappato dalla mancanza di materie prime e quindi ogni piccola risorsa mineraria andava sfruttata al massimo, per quei tempi.

Le risorse economiche erano allo stremo dopo le guerre coloniali e la prima guerra mondiale.

L’espansione coloniale italiana, fonte di probabili materie prime, era osteggiata dalle Grandi Potenze che, pur avendo favorito in qualche modo, per i loro equilibri, l’Unità d’Italia, non intendevano avere concorrenti al centro del Mediterraneo.

Le stesse Nazioni fornivano le armi ai patrioti delle colonie e sanzionavano l’Italia.

Eravamo in un periodo storico dove il nazionalismo era imperante e si erano creati degli equilibri fra le Grandi Nazioni dopo “la Restaurazione”: Congresso di Vienna (ott. 1814 – giu. 1815), Santa Alleanza (26 sett.1815  Russia, Prussia, Austria), Quadruplice Alleanza (20 nov. 1815 Russia, Prussia, Austria, Inghilterra), Quintuplice Alleanza( nov. 1818 Russia, Prussia, Austria, Inghilterra,reingresso ufficioso della Francia)  e per finire, dopo vari altri congressi, il congresso di Verona (14 ott.1822) che sancì il reingresso della Francia fra le Grandi Potenze.

La povera Italia contadina e plebea, anche se con fare fanfaronesco, cercava una sua identità unitaria nella indiscussa civiltà romana; che ne era alle origini.

Dal 1918 al 1938, in solo vent’anni, si creano infrastrutture (ferrovie, strade, porti, aeroporti), si ridisegnano le città, si bonificano le zone paludose, si creano insediamenti industriali, si riforma la scuola (Riforma G. Gentile), il Codice Penale (1930 Guardasigilli A. Rocco) ancor oggi in vigore con le modifiche della Corte Costituzionale, nascono le assicurazioni sociali e previdenziali ( I.N.P.S., I.N.A.I.L., I.N.A.), non dimentichiamo poi il Codice Civile (1942 Guardasigilli D. Grandi), tuttora in vigore, che nella sua originalità disciplina sia il diritto civile che quello commerciale.

Poi la guerra e la catastrofe che segue inesorabilmente alle dittature ed alle oligarchie.

Con la Repubblica, all’inizio degli anni cinquanta, arriva il boom economico, tutto si muove in fretta, anche l’industria mineraria, il Ministero dell’Industria ed i Distretti Minerari.

La S.A.M.I.P. aumenta la sua produzione, più si è grandi e produttivi più si sopravvive ai tempi, si ottimizzano gli impianti con l’automatizzazione e, con nuovi mezzi che arrivano dall’America (Caterpillar) e con quelli che in seguito vengono prodotti in Italia (FIAT-ALLIS, ASTRA…), si riducono sensibilmente i costi di produzione aprendo cave a cielo aperto (ove il minerale non giace a grandi profondità), dando agio ai propri dipendenti di non lavorare come talpe al buio delle gallerie, con grossi rischi per la propria incolumità.

Intanto nascono le confederazioni sindacali, le norme sul lavoro, i contratti collettivi di lavoro, le coperture per i dipendenti in malattia; coperture che spesso vengono utilizzate sull’Isola, illegalmente, per vendemmiare con il bene placido dei medici locali (visione tutt’altro che bucolica).

Contrariamente a quello che faziosamente si narra per sentito dire, senza curarsi di andare a vedere i documenti ufficiali, gli stipendi rispettavano i contratti collettivi di lavoro e gli straordinari notturni e festivi (frequenti e generalizzati per i carichi) venivano pagati, permettendo una vita dignitosa.

A scadenze predeterminate gli operai venivano sottoposti a visite di controllo ed esami radiografici (Dottor A, De Angelis radiologo della clinica Villa del Rosario di Roma), gli stessi venivano equipaggiati ( dall’addetto al magazzeno Gennarino Aprea) di tute, scarponi, elmetti e maschere protettive, che spesso non usavano,  infine veniva loro fornita un razione di latte giornaliera; che spesso, preferendo il vino, utilizzavano per far crescere i loro figlioli (ingenua e commovente confessione fattami da uno di loro).

Certamente il lavoro in cava è un lavoro usurante, come quello degli stradini, ma infinitamente meno di quello in galleria (sfido chiunque ad entrare per una mezzora in galleria operando con un martello pneumatico a centinaia di metri, con temperature inumane ed alla luce di lampade all’acetilene).

Bruno Pianigiani

(continua)

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