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La casa del dolore (6)

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di Gino Usai

Su “Repubblica” del  12 Settembre 2012è apparsa la notizia che  Beigan, isola dell’arcipelago di Matsu, prospiciente Taiwan, “ancora incontaminata dalla “civiltà” e dal turismo di massa,  verrà trasformata dalla costruzione di un casinò, con annesso megaresort, e conseguente ampliamento del piccolo aeroporto. A costruirlo, sarà un uomo d’affari americano, Bill Weidner (…) Particolare non irrilevante, Weidner, per raggiungere il suo obiettivo, ha promesso a tutti i 5mila abitanti dell’arcipelago uno “stipendio” di circa 2.200 euro mensili per i cinque anni successivi all’apertura del complesso. E’ seguito un referendum con pressoché ovvio esito positivo.  (…) Il progetto di Weidner, ex direttore del Las Vegas Sands, prevede alberghi di lusso, centri sportivi e sale congressi con un investimento di 2 miliardi di dollari. Ma a far propendere per il sì gli abitanti (…) è stata la promessa di realizzare infrastrutture fra cui un ponte per collegare le due principali isole dell’arcipelago, l’ampliamento dell’aeroporto, un’università (…) Ma non tutti sono d’accordo: l’idea fa aggrottare le ciglia al fronte dei contrari, che temono rischi per l’ambiente e per la cultura locale, convinti che il gioco porti non solo turisti e soldi, ma anche droga e criminalità, cambiando così per sempre l’isola e snaturandone il carattere.”

***

Il danno più grave e più evidente che il dr. Moreau ha fatto su Ponza certamente è di tipo culturale, con devastanti ricadute sulla politica, sulla società, sulla morale, sulla famiglia. L’omologazione alla “civiltà”, alla cultura cittadina imposta dal disordinato flusso turistico ha messo la pietra tombale sulla preziosa unicità di Ponza.

La nostra comunità si è così disgregata e la litigiosità tra ponzesi è diventata proverbiale. Scriveva a tal proposito il compianto Ernesto Prudente in “L’ombra”: “La colpa è del denaro che da alcuni decenni scorre a rivoli.

Il mutamento della fonte di lavoro, dalla agricoltura-pesca al turismo, ha prodotto un benessere inaspettato che, pur avendo consentito un netto ed elevato miglioramento delle condizioni sociali, ha spinto maggiormente l’uno contro l’altro. Ha dato il marchio ad un individualismo spietato.

Ha dato il via ad un accaparramento feroce.

Ha messo in vetrina il malanimo, l’antagonismo, il disfattismo che la povertà ci costringeva a reprimere.

La solidarietà è figlia del dolore.

Ognuno pensa a se stesso e agisce in modo tale che prevalga il proprio io o che prevalgano gli interessi del suo io contrastando gli interessi degli altri anche quando non collimano con i suoi.

Per ottenere ciò è capace di scatenare qualunque guerra, di brandire qualunque arma, anche quella della calunnia e della diffamazione.

Chi conosce a fondo il mondo ponziano sa di quanta animosità, dovuta all’invidia, sia colmo l’animo dell’isolano.

Manca il senso della collettività e della comunità che spesso ha fatto svanire traguardi che avrebbero dato al paese un volto nuovo e diverso.”

Persino peggio dell’isola di Moreau!

Ma sia chiaro: Ponza ha un gran bisogno di turismo per la sua crescita economica e culturale, ma di un turismo diverso e controllato, rispettoso dell’ambiente, della natura e della nostra cultura.

***

Al termine del film quando gli uomini bestia si accorgono che lo stesso padrone ha violato le leggi lo uccidono e dopo di loro anche gli animali rinchiusi in gabbia si ribellano e fanno strage di mostri. La natura selvaggia si ribella e trionfa, ripristinando il giusto equilibrio e imponendo le sue leggi sull’uomo e i suoi artifici, figli dei lumi, della ragione e della scienza lontana da Dio.

Prendick riesce a mettersi in fuga da quell’universo mostruoso e guadagna il largo su una lancia, mentre all’orizzonte – siamo alla scena finale – appare una nave salvifica, simbolo della società civile che sa fondere scienza, tecnologia, umanità e costruire il vero progresso dell’uomo.

Io spero che anche Ponza sappia liberarsi del suo Moreau e dei suoi mostri, con una rivolta morale e civile e respinga quell’insano modello di sviluppo imposto da altri; che sappia riprendere quel giusto cammino verso un futuro di vero progresso.

Io voglio che Ponza torni ad essere amata e rispettata per come madre natura l’ha fatta e  venga riconosciuta e garantita la nostra più autentica, originale, intangibile e sana ponzesità.

Gino Usai

FINE

 

 

 

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