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u-24 s-06 109 giuseppe-vitiello Cunicoli semisommersi nei pressi delle cosiddette grotte di Pilato Una cintura di cistoseria a pelo d'acqua

S. Francesco d’Assisi

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Statua di S. Francesco a Cagliari

di Gino Usai

Prendo da internet:

“”Dio questo sconosciuto. Dialogo tra credenti e non credenti” è il tema del Cortile di Francesco evento che si terrà il 5 e 6 ottobre ad Assisi e realizzato dal Pontificio Consiglio per la Cultura, dal Sacro Convento di Assisi e dall’Associazione Oicos Riflessioni, all’interno del progetto “Il Cortile dei Gentili”. 

Una due giorni di confronto tra esponenti di culture diverse che trovano nel dialogo il collante ideale per promuovere reciproca conoscenza, confronti di idee e rispetto reciproco; un incontro favorito dall’insegnamento di San Francesco d’Assisi. 

Un programma ricco di eventi, ben nove incontri sparsi nella città di Assisi e 40 relatori che affronteranno diversi temi: fede, lavoro, dialogo, giovani e arte per citarne alcuni. Ad aprire i lavori saranno il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, e il Presidente del Pontificio Consiglio della Cultura, Card. Gianfranco Ravasi, mentre chiuderà questa due giorni il Ministro Corrado Passera. Parteciperanno in qualità di relatori grandissimi esponenti della cultura, della società e dell’economia del panorama italiano ed internazionale fra i quali: Umberto Veronesi, Ermanno Olmi, Susanna Camusso, Umberto Galimberti, Moni Ovadia, Enzo Bianchi, Massimiliano Fuksas. Modereranno gli incontri le più grandi firme del giornalismo italiano fra i quali: Ferruccio De Bortoli, Massimo Giannini, Lucia Annunziata e Mario Orfeo”.

***

Oggi è la festa di S. Francesco, patrono d’Italia e colgo l’occasione per inviare un augurio a tutti i nostri lettori di nome Francesco.

La figura di S. Francesco, la figura del poverello d’Assisi, è di grande attualità in questo mondo di sprechi e di consumi. Io credo che oggi un invito francescano alla sobrietà farebbe molto bene a tutti. Soprattutto se pensiamo alle vicende politiche e giudiziarie di questi giorni in cui uomini di potere usano i soldi pubblici per feste e festicciole a base di ostriche e champagne, senza ritegno e senza morale, noncuranti dei grossi problemi economici che incombono su tante famiglie.

La figura morigerata di Francesco è certo poco di moda, e in pochi oggi lo sceglierebbero come modello da seguire. Eppure l’invito alla povertà mantiene inesorabilmente un messaggio rivoluzionario, che troviamo nelle parole  di Cristo – che Francesco fa sue –  quando rivolto ai suoi discepoli li invitò a non portare con sé nella loro predicazione né oro né argento, né borsa, né pane, né bastone lungo il cammino, né scarpe e neppure due tuniche.

Quanto farebbe bene alla politica questo messaggio di alta moralità!

Nel 1977 Enrico Berlinguer, segretario nazionale del PCI, teorizzò l’austerità come rimedio per uscire dalla crisi economica e politica in cui versava l’Italia con queste parole:

“(…) abbandonare l’illusione che sia possibile perpetuare un tipo di sviluppo fondato su quella artificiosa espansione dei consumi individuali che è fonte di sprechi, di parassitismi, di privilegi, di dissipazione delle risorse, di dissesto finanziario.

Ecco perché una politica di austerità, di rigore, di guerra allo spreco è divenuta una necessità irrecusabile da parte di tutti ed è, al tempo stesso, la leva su cui premere per far avanzare la battaglia per trasformare la società nelle sue strutture e nelle sue idee di base. Una politica di austerità non è una politica di tendenziale livellamento verso l’indigenza, né deve essere perseguita con lo scopo di garantire la semplice sopravvivenza di un sistema economico e sociale entrato in crisi. Una politica di austerità, invece, deve avere come scopo (…) quello di instaurare giustizia, efficienza, ordine, e, aggiungo, una moralità nuova. Concepita in questo modo, una politica di austerità, anche se comporta (…) certe rinunce e certi sacrifici, acquista al tempo stesso significato rinnovatore e diviene, in effetti, un atto liberatorio per grandi masse, soggette a vecchie sudditanze e a intollerabili emarginazioni, crea nuove solidarietà, e potendo così ricevere consensi crescenti diventa un ampio moto democratico, al servizio di un’opera di trasformazione sociale.”

Lo presero per matto e i suoi denigratori per dileggiarlo lo chiamarono “francescano”.

Eppure il suo messaggio mi sembra di straordinaria attualità e la figura di Francesco e ciò che egli rappresenta non possono essere dileggiati.

Una volta a Ponza S. Francesco era festeggiato e portato in processione insieme alla Madonna di Pompei, e ricordo che da bambino – con mia grande gioia – vi aggiunsero anche i santi Cosma e Damiano. Altri tempi!

Voglio concludere questa nota con un ammonimento del santo:

“Dove si trovano la carità e la saggezza, là non  v’è né timore né ignoranza. Dove si trovano la pazienza e l’umiltà, là non vi sono né ira né turbamento. Dove si trova la povertà con la letizia, là non vi è cupidigia.”

Gino Usai

 

 

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