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La casa del dolore (5)

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di Gino Usai

Quest’opera di colonizzazione sottile (ma non troppo) che Ponza sta subendo si legge nei volti di tanta gente strana che d’estate gira per l’isola. Tipologie umane che Franco De Luca, in “Considerazioni agostane” il 24 Agosto scorso su Ponza Racconta, ha definite “psicologiche” e magistralmente descritte nella maniera seguente: “(…) questi “tipi” (…) trattano noi Ponzesi con una certa sufficienza, come persone buone e amabili, capaci di districarsi fra le vicende paesane, ma inadatte  alla vita complessa delle città. Persone cioé fondamentalmente ignoranti, nel senso proprio che ignorano le intricate relazioni cittadine (…) questi tipi che ci parlano come ai bambini, semplificando il lessico per rendere più comprensibile lo scambio; che sorridono sempre come per non darci pensieri gravi. Hanno la presunzione di sentirsi abitanti di un mondo in cui noi, isolani, non sapremmo come comportarci perché manchiamo della bussola della conoscenza. Non abbiamo visto abbastanza il mondo e perciò non possiamo comprenderlo. Loro sì che lo possono, perché sono “uomini navigati””.

Questi colonizzatori per realizzare il loro programma hanno  bisogno di complicità in loco, ossia di persone accondiscendenti e indottrinate al verbo dell’economia turistica e alla cultura della città, persone operose, concrete e senza molti scrupoli. Questo nuovo “ponzese”, a tempo con i tempi, lo senti spesso esclamare: “Io chiammo papà a chi me da’ a mangia’!”  E con questa filosofia se ne va tranquillo, a se stesso e a lor signori amico. Anche questa tipologia umana Franco De Luca ha descritto in maniera perfetta:

“(…) ponzesi compiacenti che si adattano al ruolo di  “mezzano”. Loro si mettono “in mezzo” fra questi saccenti e il popolino, che siamo noi. Fanno da intermediari. Sono servizievoli, sono tuttofare (trovano la benzina quando manca, parlano al noleggiatore per lo sconto  ecc.), sono portatori del pensiero del “navigato”. E’ evidente che non parlano con la propria testa ma a loro va bene così, anzi, sono fieri di ripetere frasi di cui non valutano la gravità.

Questi “mezzani” di solito si reclutano in zona porto; sono faccendieri che trovano il tornaconto nell’insinuarsi in quanto può portare un utile. Di solito… ma sono rinvenibili un po’ dovunque.”

Rassicuro: sono pochi, sono identificabili, anche identificati. E schifati dai Ponzesi.

Questo va detto con forza: sono schifati dai compaesani. Che non sono sempliciotti, ignoranti paesanotti, incapaci. Sono persone degne”.

Tali soggetti hanno dunque il compito di istruirci e di insegnarci a vivere in maniera “civile”, e li senti dire: non si devono violare le leggi e i numerosissimi vincoli su Ponza; non bisogna ampliare e rovinare le preziose e umide case-grotta in assenza del PTPR; non si deve andare a caccia perché i giovani volontari della LAC non vogliono; bisogna pescare secondo i parametri imposti dall’UE e salvaguardare le specie rare; non si possono mettere le barche in mare in assenza del PUA; non si può andare nelle spiagge e nelle cale in presenza del PAI e in assenza del PEI; non si devono costruire case in mancanza di un nuovo PRG; non si deve  toccare la caratteristica macchia mediterranea perché siamo in ZPS e abbiamo anche l’onore di essere in SIC; ecc. ecc.

Professoroni d’ogni disciplina trascorrono piacevolmente le vacanze estive intrattenendosi/ci in “convegni” in cui una volta un sociologo ci parla della comunità isolana e della sua litigiosità; un’altra volta una psicologa ci spiega il delicato e complesso carattere degli isolani; la  volta successiva un ambientalista c’informa dei benefici della riserva marina e dell’inanellamento di tutti i volatili che passano nell’isola, con l’aggiunta di uomini e topi.

Quest’estate un’archeologa ci ha pubblicamente raccontato delle preziosità immense ancora nascoste nel nostro sottosuolo e non ha dimenticato di ricordarci di rispettare il territorio e di non gettare la carta in mare (sic!), tra scroscianti applausi di un pubblico illuminato e compiacente.

Infine tutti in coro a parlarci di legalità e di legalitarismo, di giustizia e giustizialismo, senza trascurare di richiamare l’impertinente comunità isolana ai suoi doveri e al rispetto dovuto ai Piani Regolatori, ai Piani Paesistici, al Piano di Utilizzo Arenili, al Piano di Assetto Idrogeologico, alle Zone a Protezione Speciale, ai Siti di Interesse Comunitario, ai vincoli paesistici, ai vincoli archeologici… Quanta abbondanza!

Noi ponzesi sappiamo benissimo che le leggi vanno rispettate, che chi non le osserva deve essere punito. Ma sappiamo anche che tante di queste leggi sono sbagliate e c’impediscono letteralmente di vivere e progredire; colpa di una politica che non sa produrre legislatori attenti ai bisogni delle comunità, soprattutto di quelle piccole entità fragili, particolari e preziosissime che sono le isole. Dicevano i latini: «Necessitas non habet legem, sed ipsa sibi facit legem » la necessità non conosce leggi, ma diventa essa stessa legge. Lo stesso Tito Livio sosteneva che “La necessità è l’arma ultima e maggiore”.

***

Nel film  i tentativi del dr. Moreau di trasformare gli animali in uomini non riescono bene  e finiscono per produrre degli ibridi mostruosi e subalterni alla sua volontà di padrone assoluto. Queste creature sono vincolate da alcune leggi da osservare scrupolosamente: “Non camminare sulle quattro zampe, non dare la caccia all’uomo, non mangiare carne, non versare sangue”. Chi infrange la legge imposta viene punito severamente e torna per punizione nella casa del dolore. C’è chi preferisce morire piuttosto che andare nella casa del dolore! Queste creature sono totalmente assoggettate al dottore e ne riconoscono la piena sovranità: “Sua è la mano che dà la vita, sua è la mano che colpisce, sua è la mano che guarisce, suo è il diritto di rinchiudere nella casa del dolore, sua è la casa del dolore.”

Questi ibridi mostruosi, fateci caso, somigliano tantissimo alla tipologia di mezzani delineata da Franco de Luca. A Ponza per fortuna non esistono solo mezzani, ma anche spiriti liberi e coscienti che non si rassegnano alla sudditanza, non accettano il ruolo di mezzani e non sopportano di essere ridotti al silenzio nella casa del dolore.

(Continua)

Gino Usai

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