Voci di Ieri

Lontano da Ponza. Trova tutti gli articoli nel menù: “Storia”

Immagini

2009-07-15_19-22-39 0025-025 i-21-h-21 k2-25 lamonica-01 v4-8

La casa del dolore (4)

Condividi questo articolo

di Gino Usai

Ponza, terra di conquista

Infine Ponza. Io credo che Ponza sia assimilabile all’isola di Moreau. Negli ultimi decenni la nostra isola è diventata oggetto di mire e di attenzioni esterne da cui è bene guardarsi. Interessi economici, politici e “culturali” si sono riversati su una popolazione alquanto ignara. Un fenomeno che si è andato accentuando sempre più nel corso degli anni.

A Ponza il turismo ai suoi albori apparve timidamente ed elegantemente, come qualcosa di bello e miracoloso. L’incontro tra villeggianti (allora venivano chiamati così) e ponzesi era un proficuo scambio di culture che avveniva alla pari. Sì, c’era la soggezione verso i “Signori” ma quei villeggianti erano veramente dei signori e avevano nei confronti dell’isola un rispetto che potremmo definire sacro. I ponzesi accoglievano i villeggianti nelle loro case umili ma linde e pinte, assolate e silenziose. Agli ospiti venivano offerti, come in una mitica xenìa, i pesci freschi pescati con le reti, i frutti dell’orto e il vino dei palmenti. L’estate si tramutava in un prezioso scambio culturale e in un arricchimento spirituale, civile e morale, prima ancora che economico dell’isola.

Elio Battistini su “Il Giornale d’Italia” del12 Settembre 1958 descrive Ponza nella seguente maniera:

“(…) non è ricca, non è estremamente confortevole, non ha pretese mondane: ma è semplice, silenziosa, gentile e ospitalissima.

 (…) Oggi Ponza, così com’è, è una terra ancora innocente, e perciò benefica (…) Domani, quando vi fossero approdati a colonie i “ parvenus” gli “snobs” e i sofisticati queste taumaturgiche virtù (…) si trasformerebbero in un ricordo che niente e nessuno sarebbero in grado di resuscitare.”

Ponza era come l’Africa incontaminata: poi arriva l’uomo bianco, il colonizzatore, il dr. Moreau. E comincia la sopraffazione e la fine di ogni innocenza.

***

Col passare degli anni, in un crescendo impetuoso, orde di “vitaioli” si riversano sull’isola impossessandosene materialmente. Una pioggia di danaro affluisce nelle tasche degli increduli ponzesi. La febbre aumenta. Natanti di tutte le dimensioni e da ogni dove si precipitano a Ponza e danno l’assalto al porto, nascono come funghi i pontili. L’estate è attesa come manna dal cielo. Ma gli effetti collaterali si cominciano a vedere e sono devastanti: i prezzi impennano, il valore degli immobili cresce a dismisura, sorgono attività turistiche in ogni dove, si occupano abusivamente spazi pubblici a terra e a mare, aumentano il caos e l’inquinamento, le leggi vengono travolte, i rapporti umani si deteriorano, le famiglie si smembrano in lite per la proprietà. I villeggianti a loro volta si tramutano in turisti d’assalto, i “signori” si trasformano in “pariolini”. La politica, ridotta ormai a nulla, è costretta a  seguire questo corso, trascinata per forza d’inerzia dall’economia turistica liberista e truffaldina, dannandosi. Oggi  l’isola è allo sbando, senza più un’identità… senza più dignità!

***

Per questo io vedo forti analogie tra Ponza e l’isola di Moreau. Ricordate cosa disse il dottore all’esterrefatto Prendick? Disse:“Perché una cellula deve essere legata a una forma e a un destino che non può essere modificato? O possiamo modificarlo?!”

Oggi quella cellula è Ponza, nelle mani di un impersonale e collettivo Moreau. Un Moreau che non saprei meglio identificare, ma certamente composto da forze esterne all’isola provenienti dalla politica, dall’ambientalismo, dall’economia, dalla magistratura, dalla stampa, dall’opinione pubblica; insomma una grande forza di pressione che come Moreau deve aver detto a se stessa: “Perché il destino di Ponza non può essere modificato?” E ha cominciato a manipolare, mettendo in moto un subdolo meccanismo, che col tempo, lentamente, ma inesorabilmente, ha portato Ponza su nuove posizioni, più consone alle esigenze dei tempi nuovi.

Quale il suo piano? Far diventare Ponza il suo giardino di casa e trasformare l’isolano in “Homo civicus”, ossia in “Homo turisticus”. E – perché no? – sottrarre fette di mercato ai ponzesi, magari mettendo le mani sulle attività più redditizie.

(Continua)

Gino Usai

 

Condividi questo articolo

1 commento per La casa del dolore (4)

  • Pasquale

    Caro Gino
    Riprendo testualmente quanto giustamente dici “Ma gli effetti collaterali si cominciano a vedere e sono devastanti: i prezzi impennano, il valore degli immobili cresce a dismisura, sorgono attività turistiche in ogni dove, si occupano abusivamente spazi pubblici a terra e a mare, aumentano il caos e l’inquinamento, le leggi vengono travolte, i rapporti umani si deteriorano, le famiglie si smembrano in lite per la proprietà. I villeggianti a loro volta si tramutano in turisti d’assalto, i “signori” si trasformano in “pariolini”. Se mi permetti, aggiungo: e il mare è sempre in burrasca. Sì, perché, mentre ai tempi della fanciullezza, le “levantate” e i “maltiempi” con le onde che sbattevano sulla costa erano un fatto naturale e durante l’anno non accadevano di sovente, ora “ u’ maltiempo”, per effetto di milioni di natanti che, durante l’estate, vanno e vengono senza tregua,velocemente in prossimità della costa non lascia tregua. Così durante l’inverno la natura fa il suo corso e, durante l’estate, sono gli uomini che fanno la loro “ corsa”. Povera costa: quanta sofferenza! Lei pensa: quando avrò un attimo di tregua?, quando riposerò un pochino? Altrove, che io sappia, qualche loro rara bellezza, cercano di salvaguardarla: lì si può entrare solo a gruppi, là, solo una persona è autorizzata ad entrare, lì ci sono porte stagne, ecc.. Forse Ponza è un po’ l’ emblema dell’Italia: possiede così tante bellezze che è impossibile salvaguardarle tutte. Sarà vero?
    Una volta, lo sai, quando si andava a fare il bagno a Frontone, il mare era ed è cristallino; ma, oggi che ci fanno lì tante barche alla fonda? Forse che qualcuno vigila se queste inquinano o meno? E così dicasi in altre parti dell’Isola.
    Forse che, d’estate, riesci a mettere la barca nell’incavo delle piscine delle Grotte di Pilato? Non è possibile, il mare è sempre agitato. Domando: Tutto questo sbattere continuo di onde e di risacca non influisce sulla roccia già di per se friabile? Già penso al commento di qualcuno: e allora “ ch’ facimm’, vulimm’ vietà alle barche di venì a Ponza”. Passando da un eccesso all’altro…… caramente ti saluto – Pasquale

Devi essere collegato per poter inserire un commento.