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La casa del dolore (1)

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di Gino Usai

Devo ringraziare Silverio Tomeo per avermi dato l’opportunità  di conoscere il bel film di Taylor “L’isola del dr. Moreau” tratto dal romanzo omonimo di Herbert George Wells pubblicato su Ponza Racconta il 10 Settembre scorso. La visione di questa pregevole pellicola mi ha indotto a fare alcune riflessioni ad ampio raggio su letteratura, storia, società, scienza, etica e infine Ponza, intesa come terra di conquista. Mi auguro che da queste riflessioni possa scaturire un dibattito sereno e proficuo sugli argomenti trattati.

Letteratura e società

Quando  Wells pubblica a Londra “L’isola del dr. Moreau” (siamo nel 1896) sta per scadere un secolo in cui si sono affermate le potenze colonialiste europee su quasi tutto lo scacchiere internazionale. L’Inghilterra è in prima linea in questa politica aggressiva, tutta intenta a costruire il suo impero mondiale, il suo Commonwealth.

Ma la società borghese e positivista comincia a mostrare le prime crepe: la fiducia nella scienza e nelle “magnifiche sorti e progressive” sta per esaurirsi e sotto la spinta delle forze proletarie  si va affermando in Europa un nuovo tipo di società più avanzata e democratica. Il 28 settembre 1864,  a Londra, era nata l’Associazione Internazionale dei Lavoratori, e negli anni a seguire in tutta Europa si vanno a delineare le prime organizzazioni sindacali e i partiti operai, mentre la borghesia s’impone come classe dirigente in tutti i paesi avanzati.

Mettere le mani sulle materie prime e conquistare nuovi mercati erano le parole d’ordine del momento. Ma per coprire o giustificare  le nefandezze della conquista militare e dell’assoggettamento di popoli liberi, fu creato un illusorio manto ideologico e culturale.  La stessa scienza diede un grande contributo all’affermazione di teorie, come quella della superiorità razziale, tese a giustificare le conquiste coloniali. Con l’aiuto di una stampa già persuasiva e pervasiva,  asservita al potere borghese e capitalistico, si riuscì a far radicare nell’opinione pubblica la convinzione di una superiorità biologica della razza europea rispetto alle popolazioni tecnologicamente arretrate. Nel 1850 era possibile leggere  sui libri di geografia britannici cose di questo tipo: “È sentenza quasi universale dei fisiologi che gli uomini di razza nera hanno, per natura, breve l’intelletto! Ora, pur senza negare che anche i Negri possono incivilirsi, è comunque certo che quella civiltà sarà sempre inferiore alla nostra, perché inferiore è realmente la forza della mente di quelle genti […] Dobbiamo aiutare, istruire, assistere i Negri; siamo in dovere di farlo perché sono nostri fratelli.”

Menzogne. Ci penserà Joseph Conrad a smentire questa bardatura ideologica con “Cuore di tenebra” (1902), il romanzo con il quale denunciò l’orribile realtà del colonialismo europeo in Africa, basato su sfruttamento, schiavitù, sterminio, predazione delle risorse, senza alcun limite e alcun rispetto per gli indigeni.

Nel romanzo la sintesi perfetta dell’abominio e della degradazione cui può giungere la civiltà europea è Kurtz, uno spregiudicato trafficante d’avorio. Egli rappresenta il male e la menzogna e incarna  l’uomo che spinge la sua libertà d’azione oltre ogni limite, per coronare il grande sogno di sostituirsi a Dio; sogno che nella società odierna perdura tenacemente.

Anche Wells si oppone alla politica e alla cultura imperialista del “progresso”, alla “missione civilizzatrice” dei paesi ricchi, come è riscontrabile in gran parte della sua opera letteraria. Egli fu peraltro un forte assertore dell’idea di “Stato mondiale”, alla cui promozione dedicò l’ultima parte della propria vita, dopo aver vissuto la tragedia delle due guerre mondiali.

(Continua)

Gino Usai

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