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La serata del 10 agosto. Cenni sulla vegetazione del Faro della Guardia (19)

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Presentazione di Sandro Russo; sintesi e proposizione a cura della Redazione

 

Abbiamo sempre detto che Ponza – con Zannone e Palmarola – è un museo all’aria aperta della flora mediterranea. Come un ‘Museo’ è suddiviso in tante sezioni o ‘areali’, di cui in altri tempi abbiamo già scritto: dal bosco di lecci (leggi qui), ad un ‘ginestreto’ ricco di numerose specie (leggi qui), alle piante ‘di frontiera’, capaci di colonizzare terre (e rocce) inospitali (leggi qui) e (qui).

Il Faraglione della Guardia e la stradina che si percorre per arrivarci, sono una delle ‘stanze’ di questo grande Museo, alla cui ricchezza e unicità non dovremmo far l’abitudine per il solo fatto di viverci dentro…

Ripercorriamo quindi un itinerario per immagini per riportarlo alla memoria, seguendo due percorsi, per via terra e dal mare, in due stagioni diverse: primavera e fine estate (*).

Se scendiamo verso il Faro per la stradina che parte dagli ‘Scotti’, appena si cambia versante, ci si apre davanti uno spettacolo grandioso, meglio descritto per immagini che a parole…

Alla nostra sinistra, il mare:

Dall’altra parte il monte:

Versante di monte. Nella terra riarsa di fine estate spiccano come macchie ‘sempreverdi’ il ginepro fenicio, l’olivastro e il lentisco; i cespugli globulari di colore rossastro (in questa stagione) sono di Euphorbia dendroides (‘u cecauocchie).

Cambiamento di panorama (e anche di stagione); il colore prevalente verde della vegetazione denuncia la stagione (primavera) cui si riferiscono alcune delle foto successive.

In questo caso si sbarca qui:

E’ proprio primavera! Qui, all’estrema destra, in basso nella foto, la macchia rosata di una viola di Pasqua: Matthiola incanus

Una viola di Pasqua, a fianco ad una Cineraria dalle foglie grigio verde, e crucifere dai fiori gialli anche sull’altro versante, della ‘Scarrupata di fuori’

Una vecchia bitta arrugginita sopravvissuta ad ancoraggi d’altri tempi, dietro cui si espande una macchia di finocchio selvatico (Crithmum maritimum); poco più in là inizia la scalinata che porta al Faraglione. Di qui, uno sguardo in alto ci mostra macchie di vegetazione in ogni anfratto tra le rocce, dovunque si sia potuta raccogliere un po’ di terra e abbiano potuto allignare i semi.

I cespugli globulari gialli prevalenti su questa parete e in questa stagione, sono Euphorbia dendroides

E non solo nomi latini, o italiani …ma nomi come ‘a prùdeca, ‘u cecauocchie, ‘a nèpeta, all’erva ‘i San Silverie…

E ancora… focalizzando lo sguardo, dalla dimensione dei grandi paesaggi al ‘particulare’ delle singole piante, c’è tutto un altro mondo, di conoscenza e di bellezza. Nella foto qui in alto e da sin. verso dx: crucifere in seme (quelle dai fiori gialli delle foto primaverili); statice reticolata, con i piccoli fiori glauchi; contro di essi i piumini leggeri di Lagurus ovatusHelichrysum italicum, l’elicriso grigioverde all’estrema destra.

Infine una palma nana (Chamaerops humilis), recente insediamento tra le rocce del Faro, certo venuta da Palmarola come seme nell’intestino di un uccello. Sullo sfondo la punta del Fieno.

 

(*) Foto primaverili di Biagio Vitiello; foto estive di Sandro Russo. Per far apparire la didascalia portare il cursore sulla foto stessa

 

 [La serata del 10 agosto. Cenni botanici sulla vegetazione del Faro della Guardia (19) – Continua]

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