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Voyage à l’île de Ré. L’île: ses villages et son patrimoine (2)

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par Sylvie Morra

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L’île de Ré è tra le più grandi isole della Francia metropolitana dopo la Corse, l’Île d’Oléron e Belle- Île.

È lunga 26 Km e ha una larghezza variabile da 5 a 70 Km. Dal 1988 è collegata al continente da un ponte lungo 3 km.

L’origine del nome. Un geografo chiamato “L’Anonyme de Ravenne” è il primo a far menzione dell’île de Ré sotto il nome latino di  “Ratis”, nel  VII secolo, nella sua cosmografia.

Si trova quindi il significato di ratis (leggere rătis avec la a breve) in antico gallico, che è quello di “fougère” – felce, citato nel De medicamentis Liber  da Marcellus de Bordeaux (anche conosciuto come Marcellus Empiricus: autore latino di opere mediche, originario della Galliafine IV, inizio V secolo).

Più recentemente J. M. Cassagne et M. Korsak confermano che l’île de Ré significa “l’île aux fougères” – l’isola delle felci  (Origine des noms de villes et villages de la Charente-Maritime, éditions Bordessoules, 2002)

E in effetti le felci sono molto diffuse negli incolti, in giro per l’isola.

 

L’isola è costituita da dieci comuni e abitata, fuori stagione, da circa 18.000 abitanti, da moltiplicare per dieci nella stagione estiva.

Il primo timore di incontrare difficoltà a circolare con la macchina viene cancellato quando vediamo molte, anzi tantissime persone (residenti e turisti) spostarsi in bicicletta, agevolati dalla presenza di un centinaio di Km di piste ciclabili.

Il fatto di essere pianeggiante (il punto più alto raggiunge i 19 metri!) rende l’isola accessibile a bambini, anziani o pigri. I suoi sentieri attraversano vigneti, saline, radure boscose, campi di fiori e spiagge dorate.

Piste ciclabili presso gli stagni di Loix all’ île de Ré

 

Le saline sono tra le principali attività commerciali dell’Île de Ré.

Le si incontra spesso, con il loro bianco abbacinante, nei percorsi costieri tra Couarde e Loix

Non ci stanchiamo di passeggiare e ammirare i villaggi con le loro viuzze, le case basse, quasi tutte bianche con persiane verdi (St. Martin de Ré) o blu (La Flotte) e le rose trémières lungo le facciate e porte d’ingresso.

Le costruzioni più antiche presenti nei centri storici dei villaggi potrebbero incuriosire gli italiani, non abituati  a tale tecnica costruttiva, molto diffusa invece nella Francia continentale, specie in Alsazia, e in tutta l’Europa del Nord (anche in Germania e in Inghilterra).

Si tratta della ‘costruzione a graticcio’, una tecnica costruttiva in cui la struttura portante è costituita da una serie di travi in legno disposte orizzontalmente, in verticale e in obliquo, che rimangono a vista sulla facciata dell’edificio quando la costruzione è stata completata. Gli spazi fra le travi sono generalmente riempiti da particolari composti di legno, argilla, pietre o laterizi.

 

Les roses trémières. Altro aspetto caratteristico, nella stagione della nostra visita, è la fioritura diffusa e ricorrente, delle rose althea, in francese roses trémières. Anche per esse si innesca una curiosità sull’origine del nome, perché ‘trémières’  non ha un significato autonomo, staccato da ‘rose’. Ci si informa e si apprende che il nome deriva dall’alterazione di rose d’outremer”, perché questi fiori sono stati importati nell’Europa continentale a partire dal 1500 circa, provenienti dall’Oriente (Giappone) [quelle che in Italia chiamano malvoni, o “rose di Spagna” – Fam. Malvaceae (N.d.R.)]

 

Altro simbolo emblematico dell’isola – come le saline e les roses trèmières è l’âne en culotte (l’asino in mutande)

Gli asini. In altri tempi gli animali erano utilizzati per i lavori agricoli, la raccolta del sale, il trasporto da un villaggio all’altro. Nelle paludi saline, zanzare e mosche abbondavano, e gli abitanti avevano preso l’abitudine di proteggere le loro bestie dalle punture con mutandoni a bretelle confezionati con stoffe rigate rosse o quadrati blu.

Oggi la tradizione viene mantenuta a scopo commerciale: gli asini vengono utilizzati per passeggiate con i bambini, e si vendono oggetti vari, collegati alla loro presenza, come i saponi a base di latte d’asina; ma soprattutto si è mantenuta una razza locale antica che minacciava di scomparire .

 

Ma siamo venuti anche per approfittare del mare, pur sapendo che la temperatura dell’acqua dissuaderebbe più d’uno!

Bisogna fare i conti con le maree e malgrado i consigli decidiamo di non consultare gli orari (ogni giorno variabili) e improvvisiamo. Con la marea bassa si  cammina per decine di metri sulla sabbia morbida con tante pozzanghere d’acqua tiepida prima di raggiungere il mare. Si può facilmente capire dove arriverà l’acqua quando verrà la marea, dall’aspetto della sabbia.

Le spiaggie sono ampie, per niente affollate come sulla Côte d’Azur, pulite e di accesso libero.

Dietro le spiaggie e le dune, foreste di pini e querce dove trovare riparo dal caldo che ci ha accompagnato durante tutto il nostro soggiorno.

 

Ma ci resta ancora l’appuntamento più ambito, avec le phare des Baleines e le sue storie…

 

Sylvie Morra

 

[Voyage à l’ île de Ré. L’ île: ses villages et son patrimoine (2) – Continua]

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