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Ricordo d’estate

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di Franco De Luca

 

L’età porta a dare valore ai ricordi. Non soltanto a quelli che provengono dalle esperienze lontane ma anche a quelli che ameremmo rievocare negli anni futuri.

Per ottenere ciò occorre lavorare di fino sulle esperienze che la stagione presenta: attenderne la comparsa, sceglierne i segmenti giusti, carpirne le suggestioni, immagazzinarle.

Così avviene che il brivido tonificante che attraversa l’epidermide allorquando ci si immerge nelle acque di una caletta ponzese, dopo aver lasciato al sole l’agio di raggrinzire la pelle e prosciugarla, quella sensazione non va trascurata, non posta accanto alle tante altre simili, e dimenticata. Quella, va sistemata in un luogo ben evidenziato.

L’acqua toglie subito il pizzicore della pelle arsa, la distende, e l’immersione del capo rischiara ogni immagine, influenza quasi il pensiero, e lo rasserena.

La temperatura è quella che piace a te, gli scogli  intorno sembrano aspettarti perché tu ne veda i colori e la pulsante vitalità delle forme intorno.

Anche le rocce a picco, gialle e bianche e marroni, che ora perizie tecniche giudicano franose, ti guardano  dall’alto e fanno paratìe al calore che dal mare sale e ristagna nell’anfiteatro.

Questa sensazione, proprio questa, invece, va posta in un piano tale che nel prossimo inverno, quando il plumbeo acqua-cielo sprofonda la mente nella desolazione, va ripresa a conforto, a sollievo, a cura.

Rimetterà equilibrio fra l’isolano e la sua terra, fra l’uomo imbozzolato in un involucro di mare oscuro e l’universo, fra un pensiero stretto nella morsa del sé e la grandiosità dell’umanità accanto.

 

Francesco  De Luca

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