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Sognavamo le stelle…

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di Gabriella Nardacci

 

La nostra collaboratrice Gabriella è  originaria di Maenza. La cittadina – parte della Comunità dei Monti Lepini – è l’ultimo comune della provincia di Latina, situato ai confini con la Ciociaria e la provincia di Roma; si trova su una collina a 359 metri sul livello del mare.

Dal paese, quando il cielo è chiaro, è possibile vedere le isole Ponziane: Ponza, Palmarola e Zannone (Cfr. il suo racconto pubblicato a puntate sul sito: “A malapena si vede, Ponza…”)

Il territorio di Maenza  – con le frazioni di Farneto e di Monte Acuto – è molto vario. Vi sono i monti alle spalle del paese, un paesaggio collinare che scende verso valle, e una zona pianeggiante verso i confini con il Comune di Priverno. La zona collinare è ricca di oliveti, disposti su “balconi” costituiti da muri a secco per rendere il terreno coltivabile, e vigneti.

Volentieri pubblichiamo questo ricordo giovanile di Gabriella Nardacci, relativo alla notte di San Lorenzo e alle stelle cadenti.

La Redazione

 

Eravamo un gruppo di adolescenti, quando decidemmo di andarcene su monte Acuto a vedere le stelle cadenti.

Preparammo dei panini e delle copertine di lana e ci incamminammo già dalle 17 del 9 agosto per arrivare in tempo a predisporre ogni cosa e organizzarci per quell’evento, che fino all’anno prima pensavamo fosse destinato solo ‘ai grandi’.

Eravamo giovani e spensierati, con poche conoscenze scientifiche relative alle stelle. Quello che era importante, per noi, a quel tempo, era che le stelle potessero ascoltare i nostri desideri e che si sbrigassero  a realizzarli nel più breve tempo possibile.

Sdraiati su quei prati, eravamo estasiati dalla bellezza della volta stellata. Qualche amico, meno romantico di noi ragazze e più informato, ci indicava le stelle e tentava di spiegarci la loro storia. A dir la verità, spesso, le sue spiegazioni si perdevano dentro altri discorsi… Mi sembra di averla vista una stella cadente! – diceva qualcuno – Io l’ho vista! Diceva un altro…

Non riuscii a vederne una di stella, quella notte, anche perché ero distratta da tanti rumori e fruscii tra l’erba e le foglie, e avevo una paura maledetta che qualche serpentello o altro animale potessero comparirmi davanti all’improvviso.

Quella notte di San Lorenzo terminò prima di mezzanotte. Qualcuno dei genitori venne a riprenderci e ce ne andammo a dormire: chi deluso, chi speranzoso e chi scettico e sempre più convinto che l’unica cosa certa fosse quella  di confidare nelle proprie capacità.

Finita la maturità, l’appuntamento si  ripropose, stavolta al mare. Il luogo era Sabaudia e noi eravamo diversi: più grandi e informati, visto che la geografia astronomica era una materia che avevamo studiato perché faceva parte del programma scolastico.

Più disincantati, ma pur sempre con la speranza che qualche stella cadente raccogliesse un nostro sogno o bisogno inespresso agli altri, realizzandolo.

Anche lo scenario era diverso, questa volta. Non la montagna ma il mare.

Il primo falò, il mangiadischi e noi, ‘figli dei fiori e delle stelle’, ad aspettar la notte di San Lorenzo in quel teatro naturale dove la luna con tutta la volta stellata si riflettevano nel mare e dove, qualora la mia stella cadente, carica dei miei sogni e bisogni, fosse caduta per il troppo peso, non si sarebbe di certo fatta male cadendo in acqua… dicevo tra il serio e il faceto.

Grazia mi ricordava che le stelle non cadono… sono scie luminose che si formano dall’attrito di comete che si scontrano con la nostra atmosfera…

Certo, con quella atmosfera magica, essere distolta dal lato romantico e magico della cosa con le ragioni della scienza, un po’ mi disturbava… Riuscivo a far finta di niente e a ritornare nella magia di prima perché lo spettacolo era talmente suggestivo che era difficile pensare a sperimentazioni, verifiche, e strumenti scientifici.

Il falò era bello e invitava a cantare e a danzarci intorno, al suono delle canzoni e di una chitarra scordata che Emanuele cercava volonterosamente  di suonare lo stesso; eravamo tentati di scordare le stelle, in quella notte di San Lorenzo al mare di Sabaudia, ma per fortuna c’era qualcuno più giudizioso che ci ricordava lo scopo di quella gita notturna.

Leonardo aveva portato il telescopio da dove verificammo la posizione degli astri mentre lui denominava le stelle con il loro nome… Alcyone, Atlas, Electra, Maia, Merope, Taygeta, Pleione, Celaenoe, Asterope…

– Le vedete? – diceva – si vedono anche ad occhio nudo… sono le più numerose!

Mentre Matteo, il letterato della comitiva citava  Ovidio:

“…o perché sei di esse vennero all’amplesso con gli Dei

(si dice infatti che Sterope abbia giaciuto con Marte,

Alcione e te, bella Celeno, con Nettuno,

Maia ed Elettra e Taigete con Giove) e invece la settima,

Merope, si sia congiunta con te, o Sisifo, un mortale,

e ne provò pentimento, e sola per pudore di ciò si nasconde:

oppure perché Elettra non sopportò la vista

della rovina di Troia e si coprì gli occhi con le mani…”

[da ‘I Fasti’, I° secolo a. C.]

Mi ricordo che lo acciuffammo sulla sabbia per fargli il solletico mentre lui rideva a crepapelle e lo rimproverammo perché di tutte le cose dove si accennava al sesso, non dimenticava una parola.

Allora lui chiese tregua e si fece perdonare e guardandoci negli occhi una alla volta recitò:

“…dici amore, che non viene scosso il cielo e immobili son le stelle?

Là! Hai visto quella scintilla volare su di noi?

Le stelle in ciel neanche son sicure

E di me, che sarà, amore di me?…”

La conoscevo bene quella poesia e la continuammo insieme:

“…cosa sarà, amore, se presto

La tua stella fosse lanciata sopra un’onda?

Sembrerebbero le tenebre un sepolcro?

Svaniresti tu amore? Svaniresti?”

[‘In barca’ – D.H. Lawrence  (1885–1930)]

Leonardo disse che occorreva non distrarsi troppo. Diceva – Svaniscono subito, come dice la poesia… Sono meteore!

Occorreva non distrarsi troppo e di nuovo ritornavamo a sederci sulla sabbia con lo sguardo rivolto al cielo. Qualcuno chiese uno scialle. Si cominciava a sentire l’umidità della notte e l’aria fresca gelava le braccia.

Leonardo coglieva al volo qualsiasi cosa e ne faceva stimolo per eventuali chiarificazioni e informazioni più precise nella materia che lo appassionava e in cui si riteneva preparato.

– Voi non immaginate come fa freddo nelle notti di gennaio! Peccato che il cielo sia quasi sempre nuvoloso perché proprio in quel periodo c’è la massima attività delle stelle cadenti! Si chiamano le Quadrantidi, mentre quelle di aprile e di giugno Liridi e poi ci sono le Eta Aquaridi e le Capricornidi, le Dragonidi e Orionidi di ottobre, le Geminidi di dicembre…

Il resto della comitiva era preparata solo su quelle di agosto…

– Le Perseidi! Chiamate così perchè irradiate dalla costellazione di Perseo… – aggiunge contenta di partecipare Adele; mentre Leonardo precisa: – Sembra siano irradiate dalla costellazione di Perseo… sembra!

Marta avrebbe voluto fermarsi nell’istituto dopo la maturità per farsi suora. Il padre si oppose e le disse di aspettare. In quel periodo faceva una “prova di ragazza come noi” e solo in seguito avrebbe deciso. Ma lei era infervorata dalla vita dei santi e dalla teologia e di nascosto continuava ad interessarsi a questi argomenti.

Perciò non ci meravigliammo quando tirò fuori la storia di San Lorenzo e delle sue lacrime versate durante il supplizio e vaganti nel cielo.

– Occorre ricordare il dolore di Lorenzo – ci diceva – così i desideri vengono esauditi!

– Ma non sono le scintille della graticola dove il santo fu arso vivo? – chiese Enzo…

A me risulta che San Lorenzo venne decapitato… dissi io.

Giovanna  grida: – Ne ho vista una, Leonardo! Sì, l’ho vista davvero, ma non ho fatto in tempo a esprimere il desiderio!

“…Quale per li seren tranquilli e puri

Discorre ad ora ad or subito foco

Movendo li occhi che stavan sicuri

E pare stella che tramuti loco,

se non che dalla parte onde s’accende

nulla sen perde ed essa dura poco…”

[Dante Alighieri ‘Paradiso’; Le stelle comete]

Non ce la facemmo ad aspettare l’alba. Stanchi e assonnati rimandammo all’anno dopo l’appuntamento del 10 agosto.

Risalimmo, trascinando i nostri bagagli sulle dune e ammassati dentro una Diane e due Seicento, ce ne andammo a dormire.

Un po’ di brace del falò ancora era accesa, così le stelle e la luna, mentre il mare rumoreggiava piano.

Qualcuno mise un disco nel mangiadischi.

– Emozioni…  – cantava Lucio Battisti.

 

Gabriella Nardacci

 

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