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Le mandorle “della verità”. Lettura sotto l’ombrellone

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di Franco De Luca

 

È tempo di raccogliere le mandorle, altrimenti cadono e si disperdono nel terreno. L’ultima pioggia e poi il sole torrido cuociono il mallo verde che ricopre i frutti, lo raggrinzisce e lo spacca.

Dentro, il frutto legnoso è ancora invischiato con tenui filamenti al corpo verde. Al tatto infatti presenta un tenue appiccicume.

Liberi dall’involucro fibroso i frutti legnosi devono disporsi al sole per seccare, ovvero per permettere alla mandorla, racchiusa nel guscio, di acquistare consistenza.

Se poi la si vuole godere nella sua essenzialità occorre ancora epurarla di una sottile pellicina.

A Natale, quando l’Evento si manifesta, faranno da chiusa agli abbondanti pranzi.

Questo processo di successive mondature può ben figurare come metafora della verità.

Non è immediato il raggiungimento della verità. Occorre partire da lontano, dagli antefatti, dalle relazioni congiunturali  verificatesi in tempi precedenti. Ma quando viene l’ora, la verità dà segnali di insofferenza al chiuso, vuole uscire per palesarsi.

Il suo volto non è pulito. Lo ricoprono sovrastrutture non pertinenti. Vanno rimosse per vederne il viso mondo .

Netta, linda appare la verità allora, ma ancora c’è da attendere che si consolidi quanto è racchiuso come in uno scrigno. Coriaceo, quasi impenetrabile a chi vuole godere dei suoi benefici.

E infatti occorre fracassare la scorza dura e la verità appare nella sua fattezza. Ora può essere gustata.

Meglio se la circostanza è appropriata, se le condizioni ne esaltano la comparsa.

Se poi la si vuole godere nella sua essenzialità occorre ognora epurarla.

La verità, la sua essenza la dispiega gradualmente, perché c’è sempre qualche fattore da chiarire ancora.

Lascio ai lettori il piacere di sbizzarrirsi a contrappuntare la materialità della mandorla con l’immaterialità della verità.

Buon divertimento!

Francesco  De Luca

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