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Passeggiando sul porto di Marina di Campo

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di Raffaele Sandolo

 

Con i mesi di luglio e agosto si vivono momenti piacevoli e interessanti, passeggiando lungo le banchine sul porto di Marina di Campo.

Emozioni del presente con ricordi e sensazioni del passato.

In questi mesi nel porto, situato nella costa a sud dell’Isola d’Elba, si vedono molte barche da pesca.

Soprattutto nei pomeriggi, dalle quattro alle sette, le banchine campesi prendono nuova vita. Arrivano le barche con il pesce pescato da poco, chiuso nelle ghiacciaie. In questi particolari cassoni contenenti cassette con il pesce ben disposto, ci sono i pesci più vari,  come naselli, dentici, pesci sciabola, murene, gronchi, tonni, scorfani, capponi, triglie, palamite. Il pesce viene pescato usualmente nel triangolo di mare fra  l’Elba, Montecristo e Pianosa, usando le reti, i palamiti e le nasse.

Marina di Campo. Barche da pesca e nassa sul porto

Marina di Campo. Mazzella Pompeo ripara le reti

Dopo l’attracco le cassette vengono sbarcate sulla banchina per poterle pesare e consegnare alla Cooperativa ACLI pesca del paese o ai grossisti in attesa. Gli operatori della pesca vengono circondati da molti visitatori, attenti alle fasi operative di scarico-pesatura del pesce e al successivo carico sui mezzi da trasporto. Si notano spesso dei turisti molto interessati, che raramente vedono il pesce fresco nei mercati delle loro città. Rimangono sbigottiti davanti a grossi pesce spada, a squali, ad aragoste e a granseole chiamate anche “margherite” dai pescatori. Inoltre sugli yacht ancorati nelle vicinanze,  ci sono frequentemente delle persone che fanno foto e chiedono informazioni.

Marina di Campo. Benedetto di Meglio con le margherite pescate. Aprile 2011

Marina di Campo. Pescatori scaricano il pesce spada

Marina di Campo. Claudio Feola sulla sua barca da pesca

Marina di Campo. Tonno pescato da Silverio Avellino

Marina di Campo. Salvatore Di Meglio sbarca un grosso tonno dalla sua barca

Marina di Campo. Silverietto Avellino scarica il pesce sulla banchina. Di spalle la madre Vittoria

Seguono, nel bar del porto, incontri con i pescatori e si finisce con allegre bevute. Si sente che ci sono pochi pescatori toscani prevalendo il dialetto ponzese, simile al dialetto napoletano. I toni sono talvolta  anche accesi, soprattutto quando si fa riferimento alla sfortuna per i danni subiti in mare. Fra loro ci sono i Feola, i Vitiello, i Sandolo, i Romano, i Mazzella e i di Meglio.

Successivamente, dopo la consegna del pesce ed alle trattative per la vendita, i visitatori si spostano verso altre barche, da poco attraccate, e ricominciano le usuali attenzioni. Alcune ore dopo, all’imbrunire, pochi sono i visitatori lungo le banchine. Rimangono solo alcuni pescatori  che terminano le pulizie delle barche con qualche scambio di parole fra barca e barca nel ricordo delle esperienze di pesca dei loro padri.

 

Nel passato, dal 1946 al 1969, nelle ore del dopo tramonto, si vivevano sul porto di Marina di Campo i momenti più piacevoli e interessanti.

Si era nel dopoguerra e il turismo doveva ancora arrivare per diffondersi anni dopo. I quel tempo i contadini dell’Elba abbandonavano la campagna per emigrare in terre lontane e continuava il trasporto marittimo del granito prelevato soprattutto dalle cave a sud dell’isola. Prevaleva la pesca con pescatori immigrati dal sud, per la maggior parte di origine ponzese. I ponzesi erano già presenti nel mare dell’Arcipelago Toscano sin dai primi anni del 1900, provenienti da Le Forna.

Marina di Campo. Barca da pesca tradizionale ponzese

Nel dopoguerra, sul porto di Marina di Campo, la vita era semplice e i rapporti sovente amichevoli. C’erano ormeggiate poche barche da pesca fra cui “I tre fratelli” di Stefano Sandolo (Stefano ‘i pizze ‘i pistola) e Giovanni Sandolo (Giovannino ‘i pizze ‘i pistola) e il “Sant’Emiliano” di Silverio Sandolo (‘a tramontana) e Aniello Sandolo (Aniello ‘u mago) e Aniello Vitiello (Aniello-Aniello).

Terminato il lavoro giornaliero, all’imbrunire, sulle barche c’era ancora vita e i pescatori erano impegnati a cucinare. I visitatori, lungo le  banchine, si fermavano a parlare con i cuochi. Iniziavano amichevoli conversazioni mentre dalle barche si diffondeva un profumo di zuppa di pesce fatta prevalentemente con scorfani, naselli, tonni cotti con cipolla e prezzemolo con aggiunta di pomodori maturi. Frequentemente i turisti venivano invitati a salire sulle barche e a sedersi, per poter fare compagnia ai pescatori e mangiare tutti insieme. Altre  volte si mangiavano sardine, castardelle e zeri, arrostiti fra gli scogli del porto. Spesso il pesce si mangiava prendendolo con le mani e i pescatori, parlando in dialetto ponzese, si dilungavano nel racconto delle loro avventure sul mare, fatte di fatiche e di soddisfazioni. Non mancava mai qualche accenno ai loro giorni giovanili allorquando pescavano nel mare delle isole ponziane.

I piacevoli incontri, illuminati dalle lampade  a petrolio, terminavano quando era già buio. Le amicizie si rafforzavano attraverso questi momenti conviviali e le frequenti bevute di buon vino elbano.

Ora tutto questo è  praticamente finito. Rimangono i piacevoli ricordi della tradizione passata e permane il fascino dei pomeriggi campesi sul porto, all’arrivo delle barche da pesca.

 

Raffaele Sandolo

Marina di Campo, 22 luglio 2012

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