Voci di Ieri

Lontano da Ponza. Trova tutti gli articoli nel menù: “Storia”

Immagini

ambrosino-01 k2-20 ponza-cala-feola-sottocampo-maria-avellino-moglie-di-emiliano-sandolo-e-nonna-di-raffaele-sandolo-1952 71 sl372208 Colonie di Astroides calycularis

Bianco di Ponza. ‘A caucia viva

Condividi questo articolo

di Assunta Scarpati

 

Ogni estate, a metà luglio, faccio sempre ribiancheggiare i muretti, le aiuole e tutto ciò che è bianco, perchè non mi piace vedere pedate, striature o altro… Quest’anno, guardando Nino che lo faceva, ho riaperto la finestra dei ricordi….

 

– Cicci’… Ciccillooooo… so’ Gino! Agge purtate ‘a caucia viva!  (la calce viva) – la voce di Gino ‘i sigaretta’ che chiamava mio nonno in un bel pomeriggio di maggio…

– Trase, trase Gino… mò ce bevimme ’nu bicchier’ ‘i vine frische e po’ ’a mettimme dint’ ’u casarielle!

’U casarielle era la baracchetta fuori al giardino che quasi tutte le case ponzesi avevano: era il ricovero degli attrezzi, il posto dove si mettevano le sementi, lo zolfo, il verderame, e tutto ciò che serviva alla manutenzione della casa, comprese le pietre di calce viva…

Oggi siamo abituati a comprare i sacchetti di grassello di calce… prima si faceva in altro modo.

Fuori a ’u casariello c’era un grosso bidone di ferro, capiente ed alto in cui si mettevano le pietre di calce e poi l’acqua. Il tutto doveva avvenire con molta cautela perchè era pericoloso in quanto le pietre, a contatto con l’acqua, cominciano a bollire (per questo veniva chiamata viva) per poi dar origine alla massa di calce.

Il tutto era svolto da mio nonno: a me era permesso sedermi lontano, sulle scale a guardare ed aspettare che mi impartisse il ‘via’ per aprire il tubo dell’acqua che era stato steso fino al bidone…

La calce ‘viva’ veniva messa metà nel bidone e metà in un grosso contenitore nella baracchetta, accuratamente ricoperto da una vecchia incerata, che serviva per altri impieghi…

– Assunta… arape ’a vose!

‘Vose’ era l’italianizzato di ‘hawse’ che in inglese è il tubo dell’acqua…

Nonno riempiva fino a un certo livello con l’acqua e poi si allontanava subito: di lì a poco il bidone cominciava a borbottare, a gorgogliare  e il liquido unito alle pietre cominciava a bollire con un rumore sordo e pesante… blublublublu… Come un vulcano in eruzione si cominciavano a vedere, poi, dei grossi schizzi bianchi che ricadevano pigramente e mollemente nel fusto…

L’odore era dolciastro, somigliante ad un misto di vaniglia e terra bagnata….

Man mano il bollore diminuiva e il nonno con un lungo e consistente bastone, cominciava a girare tutto l’intruglio finché non si “posava” tutto sul fondo.

Quando tutta l’operazione era finita si metteva un grosso coperchio di legno a coprire fermato da un’enorme pietra: ‘a caucia viva sarebbe servita fino all’anno dopo per biancheggiare e tenere linda e bianca tutta la casa…

Le pietre che erano conservate servivano per disinfettare l’acqua delle piscine ovvero i pozzi di riserva dell’acqua… a Capobianco non arrivava l’allaccio del Comune…

Un paio di grosse pietre venivano messe in un secchio tutto bucherellato che veniva coperto da una rete metallica: legato con una corda veniva calato nel pozzo, fatto ‘cale e izze’ un paio di volte e poi lasciato all’interno: la calce cominciava a bollire e ‘disinfettava’ il tutto.

Per una settimana quell’acqua non veniva bevuta, né usata per cucinare o per lavare perchè la calce doveva posarsi sul fondo… e poi sarebbe toccato all’altro pozzo….

La polvere di calce che rimaneva nel contenitore prima dell’estate sarebbe servita per spargerla tutt’intorno casa e nella cuccia del cane, per allontanare formiche, pulci ed altri insetti sgraditi…

Grazie Nino!

 

Assunta Scarpati

 

Nota (a cura della Redazione)

La calce è un materiale da costruzione (ma anche per altri utilizzi), noto fin dall’antichità, che viene ottenuta per cottura a temperatura elevata del calcare, una roccia molto diffusa in natura costituita fondamentalmente da carbonato di calcio.

Il materiale di partenza sono quindi le pietre ‘calcaree’ che vengono ‘calcinate’ in forni artigianali scavati in terra.

Per effetto della ‘cottura’ il calcare o carbonato di calcio (CaCO3) si trasforma in ‘pietre’ di calce viva o ossido di calcio (CaO) sviluppando anidride carbonica secondo la reazione: CaCO3 – CO2 = CaO

Le pietre, dopo la cottura, venivano selezionate e quindi conservate in recipienti al riparo dell’aria per evitarne la carbonatazione, che avrebbe tolto alla calce le sue proprietà leganti

In seguito le pietre di calce ‘viva’ era ‘spente’ immergendole in una quantità d’acqua pari alla metà del loro peso

L’idratazione provoca la disintegrazione rapida delle pietre e produce una forte emissione di calore

L’idratazione che consiste nell’aggiunta di acqua avviene secondo la reazione CaO + H2O = Ca(OH)2 è fortemente esotermica (produce violentemente calore) e sviluppa idrossido di calcio

La polvere – o la massa semifluida, a seconda della quantità di acqua aggiunta – che si ottiene, è la calce spenta, idrossido di calcio Ca(OH)2

Condividi questo articolo

Devi essere collegato per poter inserire un commento.