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Informazioni di base sulle droghe d’abuso (15). Cannabinoidi (1)

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di Sandro Russo

Per l’articolo precedente (14. Extasy), leggi qui

Per la ricerca di tutti gli articoli precedenti sul tema, digitare:  droghe – nel riquadro in basso a sin. del frontespizio: “CERCA NEL SITO”

 

I derivati della cannabis  sono usati dall’alba dei tempi per fini inebrianti e di piacere.

In tempi più vicini a noi (Raphael Mechoulam, 1964)) è stato identificato il principio attivo della pianta – il delta-9 tetra-idro-cannabinolo, in sigla THC – ad effetto inebriante e socializzante (empatogeno) a basse dosi, con effetti allucinogeni alle dosi più alte. Ancora più recentemente, da parte dello stesso Autore è avvenuta l’identificazione del ‘sistema endocannabinoide’ (endogeno; v. in seguito)

Sull’esatta classificazione della Cannabis (Fam. Cannabaceae) vi sono opinioni diverse. Alcuni studiosi riconoscono solo una specie, Cannabis sativa L. (L. sta per Linnei), con due sottospecie, e quattro varietà. Altri suddividono invece il genere in tre specie: Cannabis sativa (sativa = utile; volgarmente ‘canapa’); Cannabis indica (indica = indiana; cosiddetta canapa indiana o indica); Cannabis ruderalis (ruderalis = ruderale; canapa russa o dei ruderi o americana)

La canapa è originaria dell’Asia centrale. Pianta sacra per la popolazione hindu, è indicata in sanscrito con i termini bhanga, vijaya; in hindi, ganja. È generalmente accettata l’ipotesi secondo cui la canapa sia giunta nelle Americhe dopo Colombo (aa. 1492 e segg.)

L’uso voluttuario della Cannabis, nei termini in cui attualmente lo intendiamo, si diffuse in Europa nell’Ottocento, soprattutto in Francia, al ritorno in patria dei soldati di Napoleone dopo le campagne nord-africane. Divenne presto di moda tra i giovani parigini pre-romantici e nei circoli degli artisti. Il ‘Club des Haschischins’ fu forse il più noto fra questi, per la partecipazione di letterati ed artisti dell’epoca, tra cui Gérard de Nerval, Théophile Gautier, Honoré de Balzac, Charles Baudelaire. Contemporaneamente si affermava un interesse scientifico per gli effetti della cannabis; nel saggio “Du haschisch et de l’aliénation” del 1845, il medico Jacques Moreau de Tours ipotizza la possibilità di esplorare i meandri delle patologie mentali attraverso il suo uso da parte del paziente e del curante. Idea poi riproposta, molti anni dopo, anche per l’uso ‘terapeutico’ dell’LSD.

Foglie e infiorescenze femminili della pianta di Cannabis. La pianta è diffusa in tutto il mondo, anche se nelle regioni calde la concentrazione del principio attivo è maggiore.

 

Nell’immagine di sin. infiorescenze della pianta femmina adulta, ricoperte di resina. A  dx in alto,  fiore maschile; in basso, particolare del fiore  femminile

Ancora un’immagine di foglie e  infiorescenze femminili della pianta di cannabis, ricche di resina. La Cannabis è una tipica pianta dioica. A differenza delle piante monoiche, in cui lo stesso esemplare porta i fiori maschili e quelli femminili (quasi tutte le piante), nelle piante dioiche i fiori sono portati da due piante distinte – (come il kiwi, per esempio). Il polline del fiore maschile deve venire in contatto con il fiore femminile (con varie modalità), affinché la pianta possa produrre  frutti e poi semi

Cannabis: infiorescenze della pianta maschio

 È  importante fare chiarezza sulla nomenclatura delle preparazioni di cannabis presenti sul mercato, perchè specie i più giovani – tra i quali la pratica di “farsi le canne” ha una diffusione altissima – spesso incorrono in errori grossolani, che possono essere molto pericolosi.

 Spiegazioni nel testo

Il principio attivo è contenuto in concentrazioni diseguali nelle diverse parti della pianta, ma l’attività psicotropa dipende sempre dalla concentrazione di principio attivo (il Δ9 -tetraidrocannabinolo – THC) in esse presente.

Per definire una scala relativa di potenza, se attribuiamo convenzionalmente il valore di 1 al composto di foglie secche sbriciolate, l’attività degli altri preparati può essere valutata in relazione ad esso.

In particolare:

– Ne contengono quantità minime le radici e lo stelo (frammenti essiccati dello stelo costituiscono il bhang);

– quantità medie le foglie (le foglie essiccate e sbriciolate sono denominate marijuana o ‘erba’); ad esse abbiamo dato il valore di unità di misura (= 1)

– concentrazioni ancora maggiori di principio attivo possiedono le infiorescenze, soprattutto quelle della pianta femmina, che trasudano una sostanza resinosa. La ganja dell’India è una miscela fatta di foglie e di infiorescenze fiorite, il tutto essiccato e sbriciolato; la sua potenza è almeno tre volte maggiore rispetto al trinciato di foglie.

– la resina concentrata è chiamata charas (India, Afganisthan, Pakisthan), hashish (Turchia, sud-America), o kif (in Marocco), con differenze anche di rilievo riguardo la purezza, le metodiche di preparazione, le sostanze aggiunte (a volte del miele). I diversi preparati sono conosciuti dai consumatori con denominazioni di fantasia, spesso in relazione al paese di produzione: Pakistano nero, Acapulco gold, Panama red

Hashish e charas, costituiti da materiale resinoso essiccato in forma di panetti solidi, hanno potenza da cinque a otto volte superiore al trinciato di foglie

– L’olio di hashish infine, che deriva dalla trasudazione oleosa delle estremità fiorali della pianta, ha una concentrazione elevatissima di principio attivo e una potenza di cinquanta-ottanta volte superiore alla marijuana.

Lo skunk è una varietà di Cannabis creata negli anni ’80 ibridando alcune varietà già al tempo esistenti. La skunk è incrocio C. sativa/C. indica. È attualmente una delle varietà più diffuse al mondo, la sua produzione di THC è media (10-12%) e possiede un odore molto pungente.La parola ‘skunk’ in inglese vuole appunto dire ‘puzzola’.

***

A differenza di quanto comunemente si pensa, l’India possiede una legislazione fortemente repressiva riguardo l’uso della cannabis, anche se il commercio illegale è molto diffuso. Bisogna usare però molta cautela perché gli spacciatori che avvicinano gruppi di turisti possono essere loro stessi informatori della polizia. Dal momento che – come in Italia del resto – la punibilità dipende dalla quantità di principio attivo presente nella sostanza consumata, un thè fatto con gli steli e la parti semi-legnose  della pianta è consentito ed esistono dei “Bhang shops” legali, per la degustazione della bevanda (…troppo dolce, comunque!).

Uno degli esempi più emblematici di come l’uomo possa fare di ogni sua attività paradiso e inferno  [“Paradiso e Inferno” è anche il titolo del saggio di Aldous Huxley  (1956) già citato – leggi qui] è legata a un ricordo dell’Autore dell’India del Nord (Rajasthan). Da quelle parti la cannabis viene coltivata estensivamente, in pieno campo, a filari. Interi villaggi vivono di questa coltura, sebbene anche lì l’uso della droga sia illegale. Vengono selezionate le piante femmine, per la loro più alta produzione di resina. Le piante, alte fino a tre metri, a maturazione completa appaiono come pennacchi piumosi biancastri, appiccicosi al tatto per la resina che ne trasuda. Al momento giusto per la raccolta, vengono tesi dei grandi teli verticali, fatti di fibre di canapa tessute, su degli alti pali, al centro e parallelamente tra filari contigui. Il vento del pomeriggio agita le piante, le cui sommità fiorite sbattono contro i teli, che si impregnano così della sostanza resinosa. La lavorazione successiva avviene quando scende la notte. Al villaggio, tra grandi fuochi e suoni di tamburi, con i bambini e cani che corrono in un’atmosfera gioiosa di festa, i teli vengono strizzati dalle donne dai lunghi sari colorati e gli occhi neri ridenti, mentre gli uomini fumano in disparte.

Quello che si raccoglie, in grandi bacinelle di metallo, è l’olio di hashish, il derivato della cannabis a maggior contenuto di THC, la cui concentrazione a parità di peso è, come si è detto, da 50 a 80 volte maggiore del trinciato di foglie.

Cannabis coltivata a pieno campo. Le piante raggiungono un’altezza superiore ai tre metri

Si diceva dei rischi e delle insidie del mercato, collegati all’uso della cannabis e alla cattiva conoscenza dei vari preparati della ‘droga’. Oltre ai sintomi da sovradosaggio e alle conseguenze derivanti da una alterata percezione del pericolo, è diffusa nei giovani la tendenza a considerare poco pericolose le sostanze che si fumano: errore a volte fatale, perché anche la cocaina (crack) e l’eroina (kobrett) si fumano e le conseguenze possono essere ben più devastanti.

 

Sandro Russo

[Informazioni di base sulle droghe d’abuso (15). Cannabinoidi (1) – Continua]

 

Nota – L’autore è medico tossicologo; fino al 2009 in servizio attivo, Aiuto Dirigente del Centro Antiveleni del Policlinico Umberto 1°; Università degli Studi di Roma “La Sapienza”.

Questi articoli costituiscono la trasposizione – ampliata e  in forma scritta – degli incontri avuti dall’Autore con i giovani della scuola, il 2-3 aprile u.s., presso l’ITC di Ponza Le Forna.

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