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La tematica antifascista ne “L’Isola delle Sirene”

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intervento di Silverio Lamonica alla presentazione del 13 luglio a Ponza 

 

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Riceviamo in Redazione e volentieri pubblichiamo il breve intervento di Silverio Lamonica alla presentazione del libro di Rita Bosso “L’Isola delle Sirene” avvenuta sotto il lanternino venerdì 13 u.s. La sede utilizzata e la scelta di Rita di presentare in sottofondo alcune scene dal film di Lizzani (v. sotto) girate proprio nello stesso luogo, hanno creato un effetto di “mise en abyme” – con le stesse immagini della realtà riprese in citazione sullo schermo – particolarmente suggestivo.

La Redazione 

 

Ho letto diverse pubblicazioni sul confino politico fascista ed ho notato che si tratta o di saggi, oppure di biografie.

 Le biografie sono state scritte  da antifascisti che hanno vissuto in prima persona quell’amara  esperienza come Carlo Levi con “Cristo di è fermato a Eboli” oppure Giorgio Amendola con “Un’ Isola” e ancora Mario Magri: “Una Vita per la Libertà”. I saggi, invece, sono stati scritti da studiosi che quell’esperienza, in genere, non l’hanno vissuta, ma i loro scritti si basano su documenti che riguardano quegli eventi e cito ad esempio Celso Ghini e Adriano Dal Pont con “Antifascisti al Confino”, oppure Silverio Corvisieri: “La villeggiatura di Mussolini” e altri ancora; come il recente saggio di Camilla Poesio (2011): “Il confino fascista – L’arma silenziosa del regime”, recensito su questo sito (leggi qui)

Il libro di Rita Bosso “L’Isola delle Sirene” non rientra in nessuno dei generi letterari di cui sopra, perché, come leggiamo sulla copertina, il libro è un “romanzo”. Confesso che, per quanto riguarda la letteratura sul confino politico, è il primo “romanzo” che mi capita tra le mani. Perché Rita ha scelto questo genere letterario nel trattare un argomento “storico”?

Una scena dal film “Un’Isola” di Carlo Lizzani (1986) tratto dal libro omonimo di Giorgio Amendola (1982); con Massimo Ghini ai suoi esordi, girato in parte a Ponza. Sembra di riconoscere tra le comparse Pierino Coppa e il ns. redattore Gino Usai (sul ‘lanternino’)

Evidentemente perché l’autrice ha voluto immedesimarsi nei sentimenti che hanno provato quei personaggi, una volta “immersi con la forza” in questa nuova realtà. E notiamo così il Duca che da vero gentiluomo si adatta subito al nuovo ambiente e col suo “savoir faire” carpisce ad Adalgiso i “segreti” delle colture ponzesi, scoprendo così la vocazione di “giardiniere” che, a guerra finita, lo porterà in  un’altra isola, ad Ischia, dove realizzerà uno stupendo orto botanico.

Ma come appare evidente, nella forma “romanzata”, il disappunto di Luisa, la cuoca fidata del Duca, eletta a protagonista della vicenda! Ella ha un impatto traumatico con questa nuova realtà: i ponzesi le sembrano dei selvaggi, privi perfino di una biblioteca… ma poi il contatto umano con loro e con le loro tragedie le farà mutare radicalmente atteggiamento. Logicamente, se Rita avesse scritto un saggio, riportando freddamente il contenuto dei documenti dell’epoca, non avremmo potuto apprezzare quella gamma di sentimenti, di sfumature che caratterizzano i vari personaggi dell’opera, i quali tuttavia appartengono alla realtà, tant’è vero che in appendice vengono riportate le biografie  dei protagonisti di quelle vicende: dal Duca Camerini all’Avv. Sandolo, al pescatore Giuantonio….

Ecco perché il libro, oltre ad essere istruttivo, riesce anche gradevole. E chissà che in  seguito a questa nuova esperienza letteraria del romanzo sul confino politico (nuova, almeno per me) altre ne seguiranno.

Silverio Lamonica

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