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Appena Henry James…

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In occasione di una recente escursione al Faro della Guardia, si parlava con amici della quantità e qualità della luce presente tutt’intorno e delle sue particolarità in alcune ore del giorno; all’alba, al tramonto…

Di associazione in associazione, abbiamo ricordato questo breve scritto da un libro recente di Pietro Citati

La Redazione  


Appena Henry James si affacciava sull’orlo delle Alpi e intravedeva là in fondo, ai piedi delle montagne, il grande corpo rosa dell’Italia che gli tendeva le braccia, in quel momento avvertiva un’altra qualità della luce: “gialla, liquida, liberamente fluente, come se i vasi celesti si fossero riversati sulla prediletta Italia”. La luce liquida del cielo italiano, ‘la più grande di tutti gli artisti’, trasformava tutte le cose – mattoni, massi consunti, rovine, mucillagini, stracci, sporcizia, decomposizione – e ne traeva ogni volta una visione di bellezza.

Caspar David Friedrich. Viaggiatore al di sopra del mare delle nuvole (1818)

La luce disfaceva e scioglieva gli oggetti: questa luce che non cessava mai, che colmava anche l’inverno, che riempiva anche la notte, che si poteva bere e ascoltare, e forse aveva trovato la propria conchiglia dorata e squillante nel palazzo ducale di Venezia.

Ma è giusto parlare di luce? Subito dopo Henry James ricordava Chateaubriand. C’era, nella luce italiana, qualcosa che avvolgeva e ne era avvolto: il vapore, il misterioso vapore. Non era nebbia. Era meglio  definirlo con una parola pittorica che Proust amava:  fondu, ciò che lui chiamava il tocco dei Maestri.

Diffuso nella lontananza, il vapore arrotondava le cose, dissimulava tutto ciò che potevano avere di duro e discordante, velava i rilievi, insinuava un barlume o un ricordo di luce nelle masse oscure delle rocce e del fogliame, sino a fondere la terra, il cielo e le acque, in una armonia che era voce definitiva del tempo.

Dimentico la cosa essenziale.

Quel vapore impediva che il viaggiatore cogliesse il segreto. Perchè il paesaggio italiano consisteva essenzialmente in un segreto, e a nessun costo doveva essere scoperto.

Chateaubriand e James lo corteggiavano e alla fine alzavano le braccia: il segreto doveva restare indescrivibile.

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[Ripreso da Pietro Citati: Elogio del pomodoro (Mondadori, Saggi; 2011; p. 22)]

A cura della Redazione

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