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A proposito del P.A.I. (Piano Assetto Idrogeologico) di Ponza

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di Franco Ferraiuolo 

 

Riceviamo da Franco Ferraiuolo, e volentieri pubblichiamo, un intervento che contribuisce a fare chiarezza sul  discusso PAI dell’isola

La Redazione

 

A proposito del P.A.I. (Piano Assetto Idrogeologico), invio, in allegato, copia della nota che ieri ho inviato al Sindaco.

Tanti cordiali saluti.

Francesco Ferraiuolo

 Al Sig.  Sindaco del Comune di Ponza

 

OGGETTO: P.A.I. (Piano Assetto Idrogeologico) –  Proposta “Vertenza Ponza”

 

Il sottoscritto Consigliere Comunale Francesco Ferraiuolo, della lista “Ponza nel Cuore”, in riferimento all’argomento di cui all’oggetto, ritiene utile, in via preliminare, riportare alla sua attenzione, di seguito, quanto ebbe a rappresentare sul P.A.I. nella scorsa seduta del Consiglio Comunale del 28 giugno 2012:

(omissis) “Certo, vi è da dire che nel caso del P.A.I. (piano per l’assetto idrogeologico) il buon senso è stato ampiamente latitante; sicuramente in sede comunale dove gli amministratori dell’epoca (due o tre anni fa) non fecero colpevolmente nulla per contrastare le pesanti scelte regionali, che sono quindi state varate sulla testa degli ignari concittadini.

Ma anche mi domando: in sede regionale, quale buon senso ha guidato il legislatore a rendere il 97 per cento delle coste isolane inaccessibili? Com’è possibile che vi sia una così grande differenza tra la planimetria aggiornata al 13/07/2009 di appena un anno e mezzo prima di quella del P.A.I., aggiornato al 06/12/2010?

Quale scatenamento della natura dell’isola è intervenuto nelle more per giustificare un provvedimento di così grave portata?

E’ lecito pensare che deve aver pesato considerevolmente la funesta vicenda delle due studentesse morte a Ventotene sotto la frana il 20 aprile del 2010?

Ma si può chiudere un’intera isola a prescindere, senza probabilmente aver fatto tutti gli accurati rilievi, solo per pararsi dalle responsabilità?

Non vi è anche in questo un che di eccesso e di colpevole?

Ma si sono resi conto che con la scelta di quel P.A.I. hanno creato un danno potenziale all’isola pari a quasi quello di un terremoto?

Con la differenza, però, che al terremoto conseguono i benefici economici e gli interventi derivanti dalla dichiarazione della calamità naturale, mentre per noi, per il nostro terremoto indotto per via amministrativa, furono stanziati 5,7 milioni di euro, a mio parere nettamente insufficienti, che ancora oggi si studia come utilizzarli… ed è passato tempo prezioso… e se verranno utilizzati come a Chiaia di luna “hai voglia di stare freschi”, come si usa dire da noi.

Per la cronaca, con quell’accordo tra il Ministero dell’Ambiente e la Regione Lazio, a Ventotene, un sesto circa del nostro territorio, furono dati 6,4 milioni di euro, per la maggior parte, credo, già spesi.

Ma visto che la messa in sicurezza delle coste richiede somme considerevoli e tempi lunghi, non era giusto che la Regione, volendo comunque ammannirci quel P.A.I. e ammesso che fosse dimostrata la sua inevitabilità nella sua pesante e massiccia formulazione, prevedesse anche un risarcimento per tutte le attività economiche e turistiche danneggiate da tale evento, nelle more del compimento dei lavori di risanamento?

Certo, il progetto regionale dell’agricoltura biologica che ci è stato appena accordato non ci fa rallegrare, e non lo dico per sminuirne l’importanza, perché al di là degli eventuali buoni fini che si prefigge, paradossalmente, oggi, esso si carica di una amara simbologia: ponzesi, con il P.A.I. vi abbiamo chiuso le attività balneari e marittime, ora datevi all’agricoltura se volete sopravvivere!

Loro, i regionali, si sono messi al riparo ed hanno lasciato il cerino acceso nelle nostre mani; se volessimo anche noi seguire il loro modo sbrigativo di fare, si dovrebbero evacuare esercizi, case, strutture pubbliche, chiudere strade, spiagge, …anche noi non potremmo stare qui in questo momento (nella sala del Consiglio Comunale) perché, forse, siamo in zona P.A.I.

Ma vi pare questo un operare da paese civile?

Va da sé che in un paese civile, di fronte ad un provvedimento repentino e così fortemente penalizzante, che sconvolge la vita della comunità, che si aggiunge a tutti i divieti ambientali, urbanistici, paesistici, e chi più ne ha più ne metta, di cui “gode” Ponza, si sarebbero dovuti preventivamente concordare ed adottare tutti gli accorgimenti di natura tecnica, economica, sociale atti a limitare al massimo il disagio e gli inconvenienti, di così grave portata, alla popolazione locale.

Questo non è stato fatto ed è proprio per questa omissione che noi dobbiamo reagire: dobbiamo impostare con la Regione una “vertenza Ponza”, come io avevo proposto nel mio programma elettorale!

Nominiamo degli esperti di chiarissima fama che sappiano, attraverso le più accurate indagini, dimostrare che la costa di Ponza presenta veri elementi di pericolosità solo in alcuni punti; che l’isola non è tutta da chiudere perché presenta le stesse caratteristiche di tutte le altre isole italiane, di tante costiere celebri (penso alla costiera amalfitana) o di strade e luoghi rinomati di montagna che, pertanto, non sono stati ritenuti pericolosi ed interdetti.

Ripeto, bisognerà, con forza e cordiale fermezza, impostare in particolare con la Regione Lazio una “vertenza Ponza” per la soluzione delle problematiche dianzi prospettate, anche perché la Regione dovrà assumersi la responsabilità delle sue scelte calate su di noi, con la consapevolezza che l’isola non può essere lasciata sola, anzi rappresenta un importante e peculiare punto qualificante l’offerta turistica nel circuito regionale”. (omissis)

 

Ciò premesso, poiché come Consigliere Comunale rappresento l’intera comunità alla quale costantemente rispondo, stante l’evidenza che l’argomento in parola è di vitale importanza per la nostra Isola e che non può essere tollerato, ormai, un benché minimo ritardo per intervenire su questo drammatico problema affinché siano trovate le più opportune ed eque soluzioni, ritengo cosa giusta riproporle formalmente di voler far sua la presente proposta e portarla avanti per i superiori interessi della nostra cittadinanza.

Si faccia presto, quindi, anche perché all’orizzonte è rispuntata formalmente la decisione del Ministero dell’Ambiente d’istituire nelle isole ponziane le aree marine protette (vedi articolo su “Latina Oggi”, pag. 37, del 1° luglio 2012) e aggiungere sconsideratamente ulteriori divieti ai divieti attuali (nei quali è compresa l’inaccessibilità del 97% delle coste derivante dal P.A.I) potrebbe dar luogo ad una situazione d’insostenibilità proprio dal punto di vista vitale.

E’ vero che, data l’economia dell’Isola di Ponza basata prevalentemente sul turismo, molta considerazione dovrà essere tenuta per la risorsa ambientale (in questo caso strategica), ma è altrettanto vero che le esigenze vitali della popolazione non possono in alcun modo soccombere a quelle della tutela dell’ambiente tout court.

Occorre un giusto equilibrio che solo le scelte ponderate locali possono assicurare, nell’attenta valutazione, in primis, dei bisogni essenziali della comunità residente.

Tanto, a conferma dello spirito di “opposizione costruttiva” che contraddistingue il mio operato e del movimento che mi sostiene, come ho avuto modo di preannunciare nella seduta inaugurale e d’insediamento del corrente Consiglio Comunale.

 

Tanti cordiali saluti.

 

Francesco Ferraiuolo

Ponza, li 09 luglio 2012

***

Nota della Redazione.

Alleghiamo in file .pdf  l’ordinanza del Sindaco che fornisce indicazioni attuative del piano in oggetto:

Ordinanza del Sindaco n° 64 del 06 luglio 2012 a tutela della pubblica e privata incolumità applicazione riferimento codice P.A.I.

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