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paolo-17 e-08 m2-21 44 49 Una giovane cernia bruna: Epinephelus marginatus

Figli di un’unica terra

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di Assunta Scarpati

 

L’estate, tra fischi e pernacchi, è cominciata…

La spesa, gli ordini, la cucina, l’attesa del lavoro…

La preoccupazione di non farcela, di un amaro futuro…

La corsa del fine settimana, il riposo per gli altri giorni…..

L’ansia di un inverno senza sicurezze e la sicura volontà di non abbandonare la nostra isola…

E, nel frattempo, tutti i disastri che stanno capitando, le emergenze, le divisioni…

 

Sono proprio le divisioni quello che più fa male e quello che ci lacera come comunità…

Gli avvenimenti di questi giorni stanno creando ulteriori divisioni e spaccature nel nostro paese, nel nostro tessuto sociale così fragile…

La chiusura di Cala Feola, il pericolo che la frazione delle Forna subisca danni ad un economia già precaria e debole, fanno spavento…

Non voglio entrare in merito a leggi, permessi, decreti, demanio ed altro… No!

Perchè quello che davvero mi fa paura è che la nostra isola si spacchi a metà, che il dissenso, il disaccordo si trasformino in contrasto… e questo non deve accadere, più di quanto non sia accaduto finora.

Come individui possediamo il senso di appartenenza… è un sentimento che ci permette di sentirci parte attiva e coadiuvante di una parte significativa di azioni e interrelazioni tra soggetti, coltivando rapporti, azioni e bisogni che vanno dal lavoro ai rapporti umani, alla condivisione degli interessi… tutto ciò per identificarsi nella comunità e nella collettività. Quando perdiamo questa percezione si arriva al disimpegno, alla divisione, alla dispersione di forze.

I bisogni di una parte dell’isola devono diventare della collettività: gli obiettivi saranno raggiunti solo con l’unione e con l’impegno di tutti al fine di alimentare e raggiungere quello che è giusto e bene per tutti.

Dalla Punta della Madonna a Punta Incenso siamo un unico popolo: Aiutiamoci…

Solo così saremo comunità …E “padroni” della nostra terra.

 

Assunta Scarpati

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1 commento per Figli di un’unica terra

  • polina ambrosino

    Cara Assunta, purtroppo a Ponza la parola unione è davvero un nome astratto, poichè non è mai stato messo in pratica, non è mai esistito, se non come paravento talvolta utilizzato per scopi non propriamente limpidi, se non in rare eccezioni che però confermano la regola. L’unione di intenti, di forze, al fine di raggiungere un bene sociale è qualcosa veramente alieno, estraneo al ponzese. E’ triste ma è cosi, ed è cosi dalla notte dei tempi. E lo si vede anche nel piccolo, in un territorio cosi striminzito, in cui ognuno è il limite – confine dell’altro, la volontà di distinguersi, di erigersi, di mostrarsi migliore. Migliore di chi e di che?? ma cosi vanno le cose. E la secolare separazione fra “abbasci’ù puort” e “‘ncoppe ì forne”, ha resistito a tutto, all’Unità d’Italia, alla nascita del Comune di Ponza, al boom economico degli anno 60… Nulla ha fatto si che le due popolazioni si sentissero una. Anche nelle votazioni, nel 90% dei casi i seggi del porto votano liste diverse dai seggi di Le Forna. Qualcosa vorrà pur dire. Forse in tempi migliori, quando la popolazione stabile residente era di 4.500 anime (negli anni 80), e in Italia c’era la politica del decentramento, si poteva fare un discorso serio riguardo il territorio di Le Forna che poteva diventare Comune. Come Comune avrebbe avuto autogestione, avrebbe fatto testo. A Ischia il Comune di Sant’Angelo, il più piccolo dell’isola, non arriva a 700 abitanti e la sua conformazione fisica è scomoda e difficile, eppure è il più ricco dell’isola. Dunque, se ai tempi si fosse agito in questo senso, l’identità fornese, che comunque esiste, ha radici a Torre del Greco e ha tradizioni marinare più antiche e radicate dei ponzesi, sarebbe stata tutelata e forse a quest’ora avremmo due comunità diverse, autonome, ma non in conflitto, nessuno criticherebbe l’altro, poichè suo pari politico e amministrativo. Invece nessuno ha pensato a dare al territorio di Le Forna e alla sua gente il giusto peso politico-sociale, nemmeno i vari sindaci fornesi che si sono susseguiti e che sono stati al potere piu a lungo degli stessi sindaci del porto, e oggi siamo ancora a sentire discorsi assurdi come “voi del porto potete fare tutto,”, “voi del porto…”… beh, nel 2012 è davvero un discorso senza senso. Il porto, proprio come zona dedita alle attività portuali, può avere determinate caratteristiche e concessioni che altre zone non hanno. Come non sono mai esistiti barcaioli a chiaia di luna,o al core, cosi (forse) non dovevano esistere nemmeno in altre località poichè non fornite di porto. Il porto a Le Forna andava fatto come priorità assoluta, andavano investite le forze affinchè appunto le attività nel frattempo nate con la spada di Damocle sulla testa dell’inadeguatezza dei luoghi e delle agibilità della roccia, fossero tutelate dalla presenza del porto. Ma nemmeno il porto è stato fatto eppure di tempo ce n’è stato!! Quindi, oggi come oggi, in cui tutti i nodi vengono al pettine, in cui le leggi sulla sicurezza tagliano le gambe, in cui l’attenzione all’ambiente è diventata una priorità, ecco che scopriamo l’acqua calda e siamo privi di tutto. Certo, i barcaioli del porto hanno appunto il porto, ma l’isola e gli isolani sono circondati dai divieti, le rocce sono pericolanti, le spiagge a rischio frane, le aree demaniali sono sulle posidonie, e noi siamo circondati da una babele di divieti impressionante. L’estate scorsa feci un giro dell’isola e non ho potuto fare il bagno da nessuna parte, anche questo è un disagio enorme per chi prende una barca a noleggio e non si può fermare da nessuna parte!!Che fare??? forse siamo giunti all’epoca in cui muore Sansone con tutti i Filistei. Forse siamo a un punto di non ritorno. Non credo che si vogliano impedire le attività per sfizio, non credo che nessuna amministrazione si diverta a farsi odiare dai suoi cittadini. Semplicemente credo che non ci si poteva aspettare altro. L’unica cosa da fare credo, adesso, è imparare la lezione e durante l’inverno, invece di VEGETARE O DI ANDARE A SVERNARE ALTROVE SENZA VALIDI MOTIVI, SI IMPARI A GUARDARE IN FACCIA AI PROBLEMI, SENZA ASPETTARSI PROROGHE PROVVISORIE O DECRETI DI URGENZA, CHE NON RISOLVONO NIENTE E PROVOCANO GUAI A CHI LI EMANA ( come il 17 settembre insegna).Auguriamoci di imparare dagli errori, perchè errare è umano, ma noi per troppo tempo abbiamo perseverato!!

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