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San Silverio è alle porte

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di Franco De Luca

 

San Silverio è arrivato, ovvero la ricorrenza del 20 giugno, per l’anno 2012, è qui.

Come appare evidente nella quotidianità isolana la data promuove una vasta gamma di attività di varia natura: economico-turistica, culturale, sentimentale, religiosa.

La ricorrenza del 20 giugno va letta da diverse angolazioni: vengono i compaesani dall’estero, si aprono le case all’affitto turistico, riprendono vigore sentimenti inculcati nell’infanzia, si rinnovano speranze di guadagno, si rinsaldano credi religiosi. San Silverio è tutto questo.

In una precedente riflessione ho sezionato la festività in due tronconi: quello religioso e quello popolare. Ma una distinzione più accurata evidenzierebbe come l’aspetto religioso è frammisto a forme che troverebbero spiegazione appropriate nelle tradizioni: come ad esempio la preparazione delle ghirlande della mortella (mirtus communis) o l’abbellimento del barchino sul quale la statua viene portata in processione.

In modo speculare si potrebbe dire che il troncone popolare si nutre del sentimento del  “ritorno nostalgico all’isola madre” nell’arrivo dei ponzesi elbani il 18 sera.

E come considerare l’orgogliosa gara fra i pescatori ad ospitare sulla propria barca la statua del Santo per la processione a mare? Tanto più che quel “giretto” in barca costa al pescatore circa 1000 euro ?

Cos’è? Devozione, rispetto, tradizione? …Cosa ?

Tutto questo per ribadire che i festeggiamenti per san Silverio hanno preso una dimensione economica organizzativa, di impegno e di aspettativa sociale che non può tradursi soltanto in un accaparramento di denaro (questua, sponsor, donazioni). Voglio dire, per essere chiari, che tutti e due gli aspetti (religioso e popolare) alla fin fine si identificano nel chiedere soldi alla gente per finalità che non si qualificano sotto l’aspetto caritatevole – del tutto assente sono iniziative di carità verso i bisognosi, i malati, i poveri della comunità  – e alimentano una pratica di intrattenimento al di fuori della legalità, pagata in nero, con contratti da burla.

Il popolo sorregge una organizzazione dei festeggiamenti senza conoscerne le destinazioni ultime, senza esserne consapevole !

Come è possibile pareggiare i piatti della bilancia ?

Così come sono strutturate le cose non è possibile. Se è soltanto l’autorità religiosa a valutare e decidere tutte le fasi dei festeggiamenti allora la dimensione religiosa si insozza con la consuetudine popolare del divertimento e questa non riesce a stare al passo con la richiesta di rigore religioso.

I due aspetti (religioso e popolare) vanno distinti per il bene di entrambi.

La devozione deve trovare le sue espressioni nell’autenticità delle sue richieste; l’intrattenimento deve trovare nell’indipendenza i suoi modi di esprimersi.

 

Francesco  De Luca

 

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