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2009-07-21_19-59-13 h-35 l-01 u-30 Cunicoli semisommersi nei pressi delle cosiddette grotte di Pilato Forme multicolore di spugne incrostanti

Teodora. Ascesa di una imperatrice

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recensione di Silverio Lamonica

 

Gent. Redazione

in concomitanza con la festa di San Silverio, allego la recensione di un saggio riguardante l’imperatrice Teodora, che ebbe un ruolo decisivo

nella triste vicenda del nostro Santo Protettore. Penso che la cosa susciterà

un certo interesse.

Silverio

 

Paolo Cesaretti, docente di Storia Bizantina all’Università Gabriele D’Annunzio di Chieti, nell’ottobre 2001 pubblicò un saggio storico su Teodora, l’imperatrice di Bisanzio. Il libro di 339 pagine, edito da Mondadori, costo € 11, è giunto ormai alla 10^ ristampa, ciò sta a significare l’interesse che suscita tra gli addetti ai lavori e non solo.

L’opera ha come fonti principali gli Anekdota e Storie Segrete di Procopio di Cesarea (fonti molto attendibili, perché Procopio fu consigliere di Belisario e quindi contemporaneo agli avvenimenti narrati). La narrazione è scandita in una introduzione, un epilogo e 18 capitoli  riferiti ciascuno ad uno o più anni: dal 503 quando la protagonista, all’età di circa tre anni, rimase orfana del padre Acacio, guardiano di orsi, assieme ad altre due sorelle: Comito e Anastasia e fino al 540, anno in cui  morì, probabilmente a causa di un tumore, data l’età non avanzata. E’ una sorta di diario su base annuale, molto stimolante.

La futura imperatrice apprende dalla madre, di cui purtroppo non si conosce il nome, come farsi largo nella vita. Così la giovanissima Teodora si cimenta presto nel mondo dello spettacolo, essenzialmente nella mimica e nella danza. Procopio descrive la carriera artistica di Teodora con particolari piccanti che ai giorni nostri figurerebbero degnamente nelle varie riviste patinate di gossip. La futura Basilissa viene descritta come somma creatrice di spudoratezza : un’artista mediocre che cerca di attirare l’attenzione su di sé esibendo le proprie nudità. Poi segue in Libia un certo Ecebolo, cui viene affidato il governo della Pentapoli. Ma il nuovo facoltoso compagno la manda via ed ella, attraverso un viaggio avventuroso, ritorna a Costantinopoli e qui avviene la svolta: durante il viaggio, ad Alessandria d’Egitto, conosce alcune autorità religiose: Severo e Timoteo che la aiutano. I due monaci erano seguaci della dottrina monofisita, per cui riconoscevano in Cristo la sola natura divina anziché due: quella divina e quella umana (diofisismo). Per i monofisiti il Cristo, con le sue sembianze umane, incarnava la perfezione: era un superuomo. Teodora abbracciò quel credo e questo aspetto sarà importante negli sviluppi futuri.

Grazie anche agli amici monaci, rientra a Costantinopoli dove conosce il console Giustiniano, si innamorano. Per legittimare la loro unione, viene varata una legge apposita: de nuptiis, in base alla quale anche le attrici potevano sposare persone di alto rango (una vera e propria legge ad personam !)

Nella nuova veste di imperatrice, Teodora cambiò radicalmente lo stile di vita; diventò un’acerrima moralista e più volte riprese l’amica Antonina, moglie del generale Belisario, che aveva relazioni extra coniugali con più amanti.

Ma Antonina ripagò pienamente l’amicizia di Teodora, quando costei volle vendicarsi dell’affronto subito da Papa Silverio, appena eletto al Soglio Pontificio, perché non aveva voluto riabilitare il vescovo eretico Antimo, seguace della dottrina monofisita. Antonina architettò una lettera apocrifa da cui risultava il tradimento del Papa a favore dei Goti che assediavano Roma e con tale calunnia il Pontefice fu esiliato, prima a Patara e poi a Ponza dove morì.

Quell’autentica efferatezza fu del tutto inutile, perché il successore di Silverio, Papa Vigilio, replicò il rifiuto di riabilitare Antimo.

Dalle altre vicende narrate nel libro, come l’aver sventato un tentativo di colpo di stato, rifiutandosi di abbandonare la città, o l’aver ispirato una legge in favore delle donne, scaturisce un profilo di  donna energica, estremamente legata al potere, in cui si identifica e che difende con ogni mezzo, lecito o illecito che sia. Eccetto la Chiesa di Roma, nulla resiste lei, nemmeno l’intrigante Antonina, la quale riesce ad impedire il matrimonio di una sua nipote con un giovane di modeste origini, imparentato con l’imperatrice, solo dopo la morte di quest’ultima.

Lo stesso imperatore Giustiniano appare come una figura del tutto secondaria, tanto che nelle estenuanti guerre contro i Vandali in Africa e i Goti in Italia, per allargare i confini dello Stato e nella magnificenza delle opere pubbliche, come l’imponente Basilica di Santa Sofia (poi trasformata in moschea), più che affermare la sua grandezza e quella dell’impero, sembra voler rendere un deferente omaggio alla maestà della sua indomita Basilissa.

Silverio Lamonica

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