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I proverbi di Ponza (14)

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dal libro di ErnestoPrudente

“A Pànje”

 

 

JE ME CAPISCHE NCUÒRPE A ME
(io mi capisco dentro di me)
Si usa o quando non si riesce a spiegarsi bene oppure quando l’inter­locutore da una interpretazione diversa alle parole dette

JE ME SCUTELÉJE I PULECE
(io mi scrollo le pulci)
Non assumo responsabilità

JE SÒ UÒCCHJE I PESCE ADDÒ VÉCHE CRÉSCE
(io sono occhio di pesce dove vedo cresce)
Sono fortunato e di buon augurio

JÉTTE A FA U BATTÉSEME SÈNZA A CRIATURE
(andò a fare il battesimo senza il neonato)
Lo si dice quando ci si dimentica l’indispensabile per fare una deter­minata cosa

JÉTTECHE É PAZZE SE PIGLENE I RAZZE
(tisici e pazzi sono di razza)
La tubercolosi e la pazzia sono ritenute malattie ereditarie per cui era facile individuare i soggetti affetti da tali malanni

JÈTTE PE SE FA A CROCE È SE CECAJE L’UÒCCHJE
(andò per farsi la croce e si infilò un dito nell’occhio)
Il massimo della sfortuna. L’espressione viene anche usata quando un previsto facile investimento va male oppure quando succedeil con­trario di quanto previsto

JE VÈNGHE D’U MUÒRTE É TU DICE CHE È VIVE
(io vengo dal morto e tu dici che è vivo)
E’ un modo di dire per contestare chi vuol far passare per vero, con l’intenzione di ingannare, un fatto contrario alla realtà

I FATTE D’A PIGNATE I SAPE A CUCCHIARE
(i fatti della pentola li conosce la cucchiaia)
Ognuno conosce le proprie miserie. Le cose intime nessuno estraneo le può sapere

I FÉMMENE NU SANNE TENÉ TRÉ CICERE MMÒCCHE
(le donne non sanno tenere tre ceci in bocca)
Le donne non sanno mantenere il segreto

I FÉMMENE TÈNENE SÈTTE SPIRETE CÒMM’A JATTE
(le donne hanno selle spiriti come il gatto)
Le donne hanno una resistenza fisica superiore a quella degli uomini

I FIGLE SÒ A RICCHÉZZE D’A CASE
(i figli sono la ricchezza della casa)
“Ecco i miei gioielli”, disse Cornelia mostrando i figli. Spesso, però, l’oro è falso

I FIGLE SÒ CÒMME I CÒRNE: CHI I TÈNE MUSECHEJE, CHI NUN I TÈNE I VULESSE AVÉ
(ifigli sono come le corna: chi li ha borbotta e chi non li ha li vorrebbe avere)
I figli e le corna sono due simboli che inorgogliscono l’uomo. Essi rappresentano la propria virilità e la bellezza della propria moglie

I MALE GUVERNATURE i GUVÉRNE DDJE
(i pessimi governanti li governa Dio)
Espressione usata per gli squinternati a cui va sempre tutto dritto. Per coloro che non possono e non hanno c’è sempre Dio

I MAZZATE NCÒPPE A UNE CULE FANNE MALE
(le mazzate su un culo soltanto fanno male)
Sopportare da solo il peso di una intera famiglia è grave come è grave sopportare l’onere per una collettività

I MÈGLE PAROLE SÒ CHÉLLE CA NUN SE DICENE
(le migliori parole sono quelle che non si dicono)
Sono tali e tanti i casi e le circostanze della vita in cui conviene tacere. Cosa rispondi ad un deficiente ad un irragionevole, ad un illogico, ad un irrazionale, ad un prepotente?

I MUÒNECE NU FANNE NIÉNTE PE SENZA NIÉNTE
(i monaci non fanno niente per niente)
Ci vuole sempre la contropartita

JNNARE SICCHE, MASSARE RICCHE
(gennaio secco, massaia ricca)
Le pioggie autunnali, rendendo morbido il terreno, creano le condi¬zioni ideali per far germogliare il seme. Perché il raccolto sia poi ec¬cellente è necessario che durante la crescita della piantina, che avvie¬ne in gennaio, non vi siano altre piogge. Se si verificano queste condizioni il raccolto sarà senz’altro ottimo e la massaia felice

I NOTTE NU PARLA FORTE É I JUÒRNE UARDETE ATTUÒRNE
(di notte non parlare forte e di giorno guardati attorno)
E’ un saggio consiglio. Di notte parla a voce bassa perché il silenzio e il buio portano la tua voce lontano; di giorno, invece, prima di parlare guardati intorno perché ci potrebbe essere sempre qualcuno interessato ai tuoi discorsi

I NOTTE PIGLE U CAZZE PE PALLÒTTE
(di notte prendi il cazzo per palline)
Espressione marinaresca usata quando infuria un temporale. Bisogna sistemare le cose alla luce del sole perché con le tenebre tutto si rende più difficile ed è facile commettere errori

I PANNE SPUÒRCHE SE LAVENE NFAMIGLJE
(i panni sporchi si lavano in famiglia)
Non bisogna mettere in piazza i propri problemi

I PARIÉNTE SÒ C’OMM’I STIVALE: CHIC SO STRITTE É CHIC FANNE MALE
(i parenti sono come gli stivali. più sono stretti e più fanno male)
Nessun commento a questa comune esperienza di vita

I PECCATE CA SE FANNE É CA SE CHIAGNENE
(i peccati qui si fanno e qui si piangono)
C’è sempre un alto e un basso nella parabola della vita per cui c’è sempre tempo per il periodo negativo

I PETTARÈLLE SE MANGENE L’ÉSCHE
(i pesciolini si mangiano l’esca)
I pesciolini quasi sempre si mangiano l’esca lasciando il pescatore a mani vuote, lo stesso abbattimento lo si prova quando persone rite-nute incapaci ottengono risultati previsti per gli abili

I PORTE CA PALE É I GHIÉTTE CU CUÒFENE
(li porta con la pala e li getta con la corba)
E’ un modo di dire per mettere in risalto due aspetti di una stessa per¬sona che possiede grandi capacità nel guadagnare moltissimo ma con-temporaneamente sciupa tutto senza il minimo controllo

I PUNZISE TÈNENE U SANGUE I RUTUNNE
(i ponzesi hanno il sangue dello zero)
Espressione prettamente paesana con la quale si vuole mettere in ri¬salto la mancanza delle capacità combattive del ponzese

I PUÒRCHE SE PIGLENE I RAZZE
(i maiali si comprano secondo la razza)
Proverbio riferito generalmente al matrimonio. E’ necessario cono¬scere bene la famiglia dell’altro coniuge per non andare incontro a situazioni imprevedibili

IRE PIRE É NU FACIVE PÉRE, MÒ SI SANTE É NU FAJE MIRACULE
(eri pero e non facevi pere, ora sei santo e non fai miracoli)
Ognuno si comporta per quello che ha dentro, cioè secondo le proprie facoltà morali e intellettuali. Qualsiasi mutamento esteriore non produrrà cambiamento e non modificherà la sua indole, il suo temperamento, la sua tendenza. Una leggenda racconta di un contadino che aveva un albero di pero che non dava mai frutti. Dopo diversi anni il contadino tagliò l’albero e cedette il fusto a uno scultore che ne ri-cavò una statua di S. Cosimo. Tutti gli abitanti del paese andavano in chiesa a chiedere grazie al santo tranne il contadino che diceva: ti conosco da pero e non facevi pere figurati ora che sei santo se puoi fare miracoli. Morale: conosco la tua discendenza e non mi meravi¬glio del tuo comportamento.

I SANTE REPASSATE PURE MPARAVISE VANNE
(i santi ripassati pure in paradiso vanno)
Lo si dice per quelle persone non ritenute capaci di raggiungere i livelli che hanno toccato

I SFIZJE SE PAVENE
(gli sfizi si pagano)
Dove c’è gusto non c’è perdita. I piaceri e le soddisfazioni costano sempre molto e, molto spesso, sono causa di sacrifici che si affrontano volentieri

I SORDE D’I MARENARE NUN SE PÒNNE FA MANCHE LLEMMÒSENE
(i soldi dei marinai non si possono dare neanche per elemosina)
Era tale il sacrificio che essi facevano per guadagnarseli che non potevano essere consumati al di fuori dell’ambito della famiglia anche se il fine era nobile

I SORDE S’O COMME I DELURE I PANZE: VANNE É VENENE
(i soldi sono come i dolori di pancia. vanno e vengono)
Era usata come espressione di incitamento per chi attraversava un momento brutto

I SORDE TENENE I SCÉLLE
(i soldi hanno le ali)
Il denaro vola facilmente per cui bisogna essere parsimoniosi nello spendere senza farsi prendere dalla voluttà di possedere cose inutili e costose

I STRUNZE VANNE SÈMPE A GALLE
(gli stronzi vanno sempre a galla)
Purtroppo si assiste sovente di vedere gli inetti occupare posti di pre-stigio

JURNATE PASSETÉNNE È PAVE VIÉNETÉNNE
(giornata scappa e paga arrivi)
E’ l’espressione dello scansafatiche che si auspica il volo delle ore di lavoro così da intascare la paga senza troppi sacrifici

I VVITE SÉCCHENE ‘E I PAPARACCHJE FANNE LL’UVE
(le viti seccano e i pampini fanno l’uva)
I capaci stanno da parte e gli inetti operano

(continua)

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