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0013-013 2009-07-21_18-54-33 pa-01 cl-01 11 La tana dei re di triglie

Sotto il Monumento (2)

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di Franco De Luca

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Giù in piazza, vicino al Monumento c’è sempre qualcuno con cui interloquire. L’argomento fisso di ogni conversazione è il tempo meteorologico e le sue bizzarrìe, ma poi l’amabilità del colloquio consente divagazioni d’ogni genere.

Oggi parliamo dei giovani. Di coloro che, terminati gli studi, pensano di cimentarsi nel mondo del lavoro.

A Ponza di lavoro manuale ce n’è. Lo dimostra la comunità dei romeni, folta in inverno, foltissima in estate. Se permangono vuol dire che trovano come mettere a frutto il tempo. Manco a dirlo, in attività manuali: campagna e muratura, di solito. Le donne come badanti o lavoratrici domestiche.

Questo vuol dire che quei lavori sono disdegnati dai nostri giovani ? Non del tutto. C’è da considerare che la paga giornaliera di un romeno è inferiore a quella pretesa da un ponzese. Ciò non scagiona del tutto i nostri ragazzi dall’accusa di essere sfaticati perché nelle imprese edili devono stare in regola con i contratti e, nonostante ciò, i lavoratori esterni superano i ponzesi. I quali, da quanto si evince, non vogliono provarsi nei lavori manuali. Perché arrangiano in estate.

Ma il periodo estivo è contratto nel tempo e l’incasso relativo non può coprire le spese di tutto l’anno. Che devono trovare sostegno nel portafoglio dei parenti (nonni e genitori ).

La qual cosa salda il problema dell’occupazione giovanile col problema degli anziani e, in generale, con la questione della vivibilità sull’isola.

Tuttavia, se è bene avere il quadro di riferimento generale, è utile focalizzare la riflessione su aspetti particolari.

Ordunque mi appare assodato come ad una volontà imprenditoriale ponzese non faccia seguito una situazione tale per cui tutti i giovani ponzesi possano non fare i manovali, così come servirsi della manovalanza a nero o sottocosto non aiuta l’economia dell’isola che, dopo la fase pingue dell’estate si deprime in una fase di magra in inverno.

D’altronde non è pensabile che nel periodo chiuso al turismo ci possano essere occasioni di lavori abbondanti e diversificate. Per cui?

Occorre saldare il lavoro dei padre con quello dei figli, occorre coniugare il lavoro estivo con quello invernale. In che modo?

Promuovendo iniziative che, se lasciate al libero mercato danneggiano il tessuto sociale dell’isola perché incrementano la concorrenza sfrenata a danno dell’assennata solidarietà.

In concreto? In concreto e in pratica occorre associarsi in cooperative di servizi. In cui tutti si è padroni e tutti dipendenti, in cui ognuno trova la sua soddisfazione di competenza e l’attività estiva si aggancia a quella invernale. Con un tariffario che spazza ogni concorrenza e combatte l’esborso in nero (altra piaga nazionale e ponzese).

Come fare per immettere questi principi nella mentalità ponzese? Non imposizioni ma soltanto inviti. Meglio se provenienti dagli Uffici Amministrativi.

Il che è una bella impresa. Ma le Nuove Amministrazioni nelle “belle imprese” trovano gloria !

Sotto il Monumento si anticipano scenari di vita ponzese. Forse troveranno realtà. Intanto ci danno speranze, perciò sostiamo con piacere al frullìo dei passeri fra i lecci.

 

Francesco De Luca

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