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Ali nell’azzurro (2)

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di Tina Mazzella

 Per la puntata precedente, leggi qui

II

Quando arrivava la festa, indossava l’abito più nuovo che aveva contribuito a confezionare con le proprie mani, tingeva lievemente le labbra e speranzosa si ritrovava con gli altri.

Le occhiate dei giovanotti la rendevano un po’ timida ed impacciata e le provocavano un diffuso rossore sulle guance. Le piaceva ballare e, agile e graziosa, si muoveva con  eleganza. Come d’incanto  quelle ore spensierate le cancellavano dalla mente i gravosi impegni di donna cresciuta anzitempo e scivolavano rapide e leggere.

Tuttavia un giorno qualcosa interruppe improvvisamente le vaghe fantasticherie di adolescente e, suo malgrado, la pose di fronte ad una realtà più amara.

Ciò accadde quando Pietro, un militare trentenne con la divisa fiammante adorna di stellette, la chiese in sposa ai genitori. Questi, giudicando ottima la proposta, acconsentirono immediatamente: un’insperata fortuna aveva arriso alla loro vita ed uno splendido avvenire avrebbe reso felice la loro figlia. Paola avrebbe sposato un uomo importante, tutte le compagne l’avrebbero invidiata, perché sarebbe diventata una vera signora. Si sarebbe trasferita in una grande città; l’avrebbe ospitata una splendida casa con mobili di legno massiccio ed avrebbe avuto al suo servizio una cameriera per svolgere i compiti più gravosi.

Per i genitori non esisteva alcun dubbio circa l’opportunità di quel  matrimonio e tutto contribuiva ad alimentare le loro certezze. Guardarono con meraviglia ed entusiasmo l’anello d’oro, in cui era incastonato un rilucente brillante, che il militare aveva portato in dono alla fidanzata.

Dal canto suo, la giovane taceva e sembrava assistere inerme e confusa a ciò che gli altri stavano decidendo per lei, mentre gli occhi le si incupivano ed il sorriso le diveniva più triste.

Domande insidiose ed inquietanti, a cui non sapeva ancora dare una risposta precisa, le si insinuavano nella mente. Lei aveva sempre obbedito ed era sempre stata a servizio degli altri, ma sino a che punto sarebbe stato giusto obbedire e servire ancora?

La sua infanzia era stata interamente sacrificata alla casa ed alla famiglia: in nome di che cosa avrebbe dovuto dedicare  loro anche la giovinezza?

Quale diritto avrebbero avuto i grandi, sia pure i genitori, di determinare il suo destino?

Inoltre, ripensando a Pietro, provava una rivolta interiore difficile da controllare: nulla le piaceva di lui. Il corpo non molto alto e “rotondetto”  gli conferiva l’aspetto di un signore  ormai attempato ed i capelli un po’ radi ne ingrigivano ancor più la figura. Il viso serio ed inquisitore la spaventava, quando con occhiate severe disapprovava i suoi atteggiamenti ancora gai e fanciulleschi.

Paola sapeva con certezza che non avrebbe mai potuto amarlo.

Se lo avesse sposato, sarebbe passata da padroni bruschi, ma a loro modo affettuosi, ad un padrone forse più raffinato, ma freddo ed incapace di comprenderla. Così l’allegria e la giovinezza sarebbero svanite nella grande casa di città dai pavimenti lucidi e dai morbidi tappeti.

Allora promise a se stessa che ciò non sarebbe accaduto: lei non avrebbe sposato Pietro; si sarebbe ribellata e non avrebbe permesso ad alcuno di perpetrare ai propri  danni quest’altra imperdonabile violenza.

Questo spirito di rivolta la sorprese e soprattutto la lasciò sgomenta l’insana idea che in quei giorni stava prendendo consistenza nella sua testa: il matrimonio non l’avrebbe mai appagata completamente.

Spesso si chiedeva se davvero avrebbe amato legarsi ad un uomo per vivere con lui per sempre.

Le sembrava che la vita di coppia riducesse ogni slancio ad una quotidianità grigia e banale, in cui lentamente gli uomini appassivano e con essi le loro speranze. Si trascinavano così fino alla morte disattenti e svogliati per una  esistenza affannosa e sbiadita.

Anche i genitori le apparivano irrimediabilmente invecchiati. Forse progetti di una  vita  molto  diversa dall’inesorabile presente avevano un tempo illuminato la loro giovinezza. Li trovava rassegnati e delusi, già stanchi di lottare: sua madre, piccola e magra, era distrutta dal faticoso lavoro e, a causa delle numerose gravidanze, il corpo le si era appesantito. Precocemente le si erano imbiancati i capelli e profonde rughe ne solcavano il viso ossuto.

Anche il padre obbediva  passivo ai propri  obblighi familiari e, senza entusiasmo e senza gioia, subiva ciò che la vita giorno dopo giorno gli riservava.

E la libertà? E i sogni? E i pensieri?

Tutto sarebbe stato assurdamente annullato dalla monotonia e dal grigiore dell’esistenza quotidiana: i giorni sarebbero stati tutti uguali, così le settimane, i mesi e gli anni, in una scansione senza fine.

Paola si impose di non accettare questo destino.

Di certo lei avrebbe interrotto quell’assurda catena di sofferenze.

 

Tina Mazzella

[Ali nell’azzurro. (2) – Continua]

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