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Aspettando la Festa. Il mio allarme

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di Lino Catello Pagano

 

Per informazioni complete sulla Chiesa, in 9 puntate, digitare “Chiesa della SS. Trinità” nella sezione CERCA SUL SITO, sulla colonna di sin. del frontespizio, in basso

 

Ci siamo un po’ tranquillizzati, le elezioni sono passate, abbiamo il Sindaco …stamm’ cu’ll’uocchie apierte, comme i cistariell’, pronti a vedere chi commette imprudenze …e con l’arrivo dell’estate dobbiamo anche pensare a come riempire ’u carusiell’.

Si avvicina la festa grande, San Silverio, la nostra festa patronale. Prepariamoci ancora una volta a festeggiare… finché reggono i muri della Chiesa. I muri, probabilmente, reggeranno, ma è dentro che c’è il tesoro; e pian piano l’interno si sta sgretolando.

Parlo degli affreschi, dipinti da coloro che, confinati a scontare una pena sulla nostra isola, con devozione  e talento fecero sì che la chiesa divenisse bella come, sino a qualche tempo fa, è stata; parlo anche del maestro Valiante, che impegnava  tutto il suo tempo libero per regalarci quel piccolo scrigno che è la nostra chiesa. E anche di Raffaele Sandolo, autore dell’affresco del bastimento nella tempesta (in posizione centrale, in alto, alla base della cupola).

Quelli che spesero fatiche, da lassù piangono per la nostra noncuranza nel mantenere un patrimonio così grande, ricco e bello. Per le superfici esterne basta un colpo di pennello con la calce ed è tutto a posto, invece la manutenzione dell’interno non è così semplice. Ponza sta buttando via il suo patrimonio storico, con indifferenza.

Io vorrei che questo scritto arrivasse al nostro sindaco dottor Vigorelli; gli chiedo di prendere in mano la situazione con le Belle Arti.

Abbiamo un parroco estraneo alle tradizioni isolane, figlio di una cultura differente dalla nostra; non so se può comprendere appieno quello che la devozione a San Silverio rappresenta per gli isolani. Temo che la prossima sarà una Festa sottotono, e smentitemi se non sarà così. Gli amici che ritornano a Ponza appena possono, in speciale modo quando ci sono feste come San Silverio a Le Forna, o San Giuseppe, lamentano… ce steve poca gente, appriess’ a prucissiòne..! Poca partecipazione della popolazione significa che, in breve, queste nostre usanze saranno dimenticate e addirittura abbandonate. Fate che questo non avvenga mai!

Auspico che il Comitato di San Silverio svolga la sua funzione; ci vuole un buon Comitato per organizzare la Festa. Vorrei che si ritornasse come era una volta: la festa si sentiva nell’aria a partire dalla fine di maggio, si aspettava il 9 giugno per l’apertura alla festa vera e propria; ’a trasuta d’u Sante era qualcosa di magico, un’atmosfera che i nostri genitori hanno trasferito a noi.

E noi… ci siamo riusciti a tramandarla ai nostri figli, a far sì che i loro figli portino avanti la tradizione? Ci siamo riusciti?

Mi piacerebbe che qualche giovane leggesse questo mio scritto e si mettesse a capo di una petizione per la nostra Chiesa; vorrei che si riuscisse a fare un piccolo miracolo e recuperare il patrimonio perduto. Conosciamo tutti la storia dell’aragosta d’oro, che i pescatori dovevano sempre portare al Santo, e non si decidevano; il giorno stabilito per la consegna rimandarono ancora una volta. Quel giorno una scossa di terremoto fece tremare l’isola; allora i pescatori e tutti gli isolani accorsero tutti, con il dono per il Santo.

Perciò mi sento di fare questo appello, che viene dal cuore:

Facciamo in modo che la casa di Silverio sia sempre più bella, che la sua festa si celebri ancora nei secoli!

Facciamo di un’isola di pescatori il sogno del Mediterraneo!

Facciamo in modo che torni ad essere l’isola più bella al mondo!

 

Nota – Nelle foto che seguono – portare la freccetta del mouse sull’immagine per visualizzare la didascalia – quando è stato possibile sono segnate con tratti rossi le aree più danneggiate. Siccome le foto non sono recentissime e il danno è progredito, la situazione attuale è ancora più grave!

 

Lino Catello Pagano

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