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Il Diario del Nonno (3)

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di Martina Carannante

Per le puntate precedenti, digitare: “Il Diario del Nonno” nel riquadro in basso a sin. del frontespizio: “CERCA NEL SITO”

 

Si osservano i manometri che scendono man mano l’elica gira segnala 75-60-55-50-45-40 fino a trenta metri di profondità. Cessa ogni rullio o cigolio di motori elettrici in moto o di altri apparecchi. Nuovamente sui timoni manovrati man mano si cerca di mantenere il più possibile l’equilibrio del battello tra gli abissi marini. La caccia su noi si accanisce da parte del nemico, ma riescono a scoprire la nostra vera posizione; essi ci hanno avvertiti ed avvertono ogni nostro movimento, ma poi con il nostro silenzio perdono ogni traccia. Qualche bomba si era sentita, ma molto lontano da noi, forse una manovra per stanarci e per sondare meglio la nostra posizione.

Uomini alla caccia dei loro simili con mezzi differenti, intelligenza contro intelligenza, astuzia contro astuzia, chi canterà vittoria?

Certo noi siamo cacciati e non ci possiamo muovere, siamo offesi e non possiamo offendere, cerchiamo di svignarcela solo con il silenzio e la nostra pazienza. Mentre essi hanno tutti i vantaggi, anche numericamente, e la caccia non desiste. Già parecchie volte è stata eseguita la stessa manovra di quota, ed ogni volta le bombe di profondità si son fatte sentire, tutte ad una certa distanza da noi.

L’idrofonista segnala sempre due caccia fermi in ascolto e due in movimento di esplorazione. Si dà un’occhiata all’orologio e ci si rende conto che son passate sei ore che è avvenuto il fatto: dalle ore 22:00 del 17 gennaio sono le 4:00 del mattino di giorno 18; siamo alla stessa ora che noi c’immergevamo per stare in agguato di giorno e fare la caccia di notte, ed ora da cacciatori siamo cacciati.

La posizione è cambiata e mi rendo conto del comportamento umano, ma spero che i cacciatori dopo essersi divertiti a bombardarci desisteranno e noi potremmo tornare in superficie!

Hum! …c’è da aspettare, questa volta ci toccano 23 ore di fondo, di aria viziata, poveri noi! Pertanto andiamo avanti così, non pensavamo al peggio che poteva venire. Le ore  passavano lentamente, le stesse manovre si ripetevano di tanto in tanto quando il battello ce lo richiedeva. Ogni volta che cerchiamo quota, il nemico ci ascolta. Viene incontro al nostro suono e ci saluta con due o tre esplosioni di certi ordigni antisommergibili, qualcuno di questi è scoppiato nelle nostre vicinanze facendoci fare qualche grado di oscillazione e leggeri sbalzi di quota.

La caccia continua più serrata su di noi, sul finir della giornata aumentò l’intensità, le bombe cadono a corona circolare, alcune vicine altre lontane. Anche noi cambiamo tattica: colpi di elica a sbalzi, e continue inversione di rotta, in rapporto a quelli dei quattro caccia con continui planamenti verso il fondo su timoni orizzontali, per trovarci al di fuori del raggio dei caccia e disorientarli sulla nostra posizione.

Il nemico si accanisce e butta giù ordigni a diverse riprese e profondità, di continuo. Il duello tra caccia e cacciato dura fino alle ore 15:00 con la stessa intensità; poi c’è una tregua nel lancio delle bombe, ma l’osservazione continua sempre intensa. Quale nuova sorpresa ci aspetterà ora? Quale consiglio diabolico essi stanno a fare su di noi?  Desisteranno? Noi siamo tutti sovraeccitati dalle continue esplosioni – alcuni scoppi proprio vicini – durante questi momenti pensavo di dare l’anima a Dio ma dopo questa tregua cosa ci accadrà?

Questa domanda occupa il mio cervello, il nemico continua nella sua caccia. Molti di noi sono nervosi (io lo sento in me e osservo i miei compagni), ma con la nostra volontà si riesce a sopraffare tutto. Bisogna essere calmi, uno scatto nervoso può farci commettere un’imprudenza e con essa saremmo perduti tutti; e per il bene di tutti noi bisogna essere tranquilli per trovare la strada della salvezza…

Quale salvezza?  Se questi signori, i nostri cacciatori, non ci lasciano tregua? Siamo tutti in attesa di qualche nuova ripresa, qualche bomba isolata si fa ancora sentire di tanto in tanto. Il caldo si fa opprimente, siamo tutti nudi, solo con le mutandine e il sudore cola come piccoli rivoletti sui nostri dorsi, che acquistano per effetto di questo una tale lucidità come se fossero pelli lucidate. La respirazione è già alquanto alterata, l’aria puzza maledettamente, si sente una puzza nauseante di aliti, di sudori, di putrefazione, di olii, di acidi degli accumulatori e altri miscugli. Siamo alle ore 16:00, i caccia nemici sono sempre su di noi, il sole sta per tramontare, nessuna speranza di desistere da parte del nemico. Anzi si accentua la probabilità di essere cacciati perché il nostro idrofonista ci segnala altre turbine… tre, poi quattro, della stessa potenza di macchina dirigersi verso di noi, provenienti da scirocco. I secondi caccia, ancora più spietati, freschi e spietati sono venuti a dare il cambio ai primi tempestando il mare con ogni specie di ordigni. Si sentono innumerevoli esplosioni in tutte le direzioni, alcuni vicinissime.

Ci crediamo perduti, il battello perde quota, sbanda come se fosse in superficie nel mare burrascoso, dopo diverse e accanite manovre riuscimmo a raddrizzarlo e ad arrivare a quota 90 m di profondità. Qui si mettono le macchine avanti e si scappa in direzione opposta al bombardamento mentre si sentono scoppi ininterrotti dietro la nostra poppa. Risaliamo a quota quaranta metri e intraprendiamo la stessa navigazione subacquea.

Come cessa il bombardamento il primo caccia si ferma; l’idrofonista segnala al comandante il quale fa subito fermare i motori. Il silenzio è assoluto. Ogni piccolo rumore è cessato; solo i timoni manovrati a mano danno qualche leggero stridio.

 

Quanto durò il bombardamento? Non saprei dirlo. E il numero delle bombe che cadevano su noi e dietro di noi neanche so dirlo di preciso, ma approssimativamente qualche centinaio. Noi uscimmo da una forte eccitazione nervosa e facendo valere tutta la nostra volontà riuscimmo a tornare calmi. Allora l’unica soddisfazione è quella di aver fregato il nemico e le nostre labbra sfiorate da un lieve sorriso come per dire: – “Questa volta l’abbiamo scampata bella!”.

Ma il sorriso scompaiono ben presto, il sudore e l’aria sono il continuo nostro tormento. Riprendiamo la nostra vecchia tattica, il nemico rimasto deluso dall’esito incomincia a spiarci passo passo. Le ore scorrono, l’aria è irrespirabile, sono trascorse 24 h siamo cacciati come belve …e non c’è tregua.

Ancora una scarica di bombe viene a turbinare intorno a noi in senso circolare; altre planature da parte nostra sui timoni orizzontali fino a 90 m di profondità, anche questa volta le bombe hanno scosso molto l’Iride, ma senza provocare alcun grosso danno; solo la radio non trasmette né riceve, l’antenna non recepisce più il segnale.

 

Recuperato e riproposto da Martina Carannante

[Il Diario del Nonno. (3) Continua]

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