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La Marinella dei Morti

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di Dante Taddia

 Per il precedente articolo della stessa serie, leggi qui

E’ una caletta molto riparata e racchiude un angolo di mare fra pareti a picco invase da fichi d’India e rose marine, nel grande bacino del porto, e prosegue nelle grotte di Santa Maria.

Un angolo di paradiso, che metteva al riparo dai raggi cocenti del solleone le pelli più delicate dei bambini e anche degli adulti diafani e di carnagione chiarissima… come mio suocero.

Lui ci andava, ma coperto come se dovesse affrontare le fiamme di una fucina: anche sotto l’ombrellone e sotto l’asciugamano che metteva saggiamente a protezione delle sue spalle, ebbene riusciva lo stesso a scottarsi, e allora di pomeriggio la Marinella era il suo regno.

Quando ancora il sole indorava dardeggiando l’isola, la Marinella era tutta in ombra e l’abbraccio confortevole e privo di pericolo scottature lo accoglieva fino a quando l’ultimo guizzo del sole che tramontava anche sul resto dell’isola spegneva l’ardore della giornata.

Era lì che si beava del suo mare, della sua isola e dei suoi profumi.

Era lì che perdeva il suo sguardo ceruleo nello smeraldo liquido che lo circondava, sognando forse… di potersi un giorno mettere in pieno sole ad abbronzarsi ma senza scottarsi.

Povero Francesco… riusciva qualche volta a scottarsi anche lì e diventava rosso come ‘nu peparuole arrustuto e si spellava pure…

Però, che nome funereo è stato dato a un incantevole angolo dell’isola!

La colpa è della guerra che aveva avuto in serbo un triste spettacolo per quella caletta.

Anche se i segni che ha lasciato nell’isola sono stati sbiaditi dal tempo e dagli avvenimenti, è stata proprio la guerra a lasciare la triste eredità del nome.

Una notte, dopo un bombardamento più violento del solito che aveva fatto colare a picco non so bene quale nave al largo, la Marinella si ricoprì di… morti. Poveri ragazzi che il dovere aveva chiamato a servire la patria in guerra e che la pazzia degli adulti aveva coinvolto irrevocabilmente chiedendo loro il prezzo della vita.

Erano gonfi, sporchi d’olio, anneriti e mezzo bruciacchiati ma la pietà celeste “ch’ha sì gran braccia” aveva preparato loro un approdo al lungo peregrinare dei corpi nelle acque del mare.

E quelle rocce adorne di fiori selvatici li avevano abbracciati per l’ultima volta, prima di riconsegnarli “alle autorità competenti per le necessarie pratiche da disbrigare e riportarli nelle loro terre”. Riportare i miseri resti a madri, fidanzate e sorelle in lacrime.

Un’immagine d’eroi d’altri tempi.

Eroi come quelli greci o romani, che avevano trovato nelle calme acque della Marinella il loro fiume Lete che li avrebbe portati per sempre nei campi Elisi.

Ed è rimasta così “la Marinella dei Morti”.

Pochi i turisti, pochissime le presenze.

Per rispetto, timore, forse per una tacita sacralità del luogo la Marinella è rimasta così intatta fino ad oggi.

Dante Taddia

[Dal libro di prossima pubblicazione “Andavamo alla caletta”. (2) – Continua]

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